Media e nucleare, la lezione di Fukushima

L’incidente di Fukushima ha messo in evidenza quanto siano cambiati, rispetto a venticinque anni fa, i meccanismi dell’informazione. L’avvento di internet, del web e dei social media in genere ha tolto ‘potere’ ai gruppi che tradizionalmente controllavano giornali, televisioni e radio, e reso possibile la diffusione di informazioni in maniera indipendente. Questo è ben evidente nel caso dell’incidente nucleare in Giappone.

Fukushima è stato – ed ancora è, anche se in misura inferiore – quanto di peggio potesse succedere per i sostenitori dell’energia nucleare: una centrale con diversi reattori colpita da uno dei peggiori terremoti della storia (classificato 9 nella scala Richter), una linea di costa soggetta a subsidenza e un’onda di tsunami dell’incredibile altezza di 15 metri e forse più che si abbatte con tutta la sua forza su diverse centinaia di chilometri di costa, distruggendo infrastrutture di trasporto, comunicazione ed elettriche.

Media e nucleare, la lezione di Fukushima.

Le batterie del futuro

Migliori per capacità di immagazzinaggio dell’energia, più rispettose dell’ambiente: le batterie al litio risultano essere l’opzione migliore per lo sviluppo delle batterie che alimentano i veicoli elettrici.

È il risultato di un test eseguito da ricercatori norvegesi sull’impatto del ciclo di vita delle diverse batterie che alimentano le automobili elettriche.

Una delle questioni più importanti che ingegneri e progettisti di veicoli elettrici si trovano ad affrontare riguarda la scelta delle batterie. I ricercatori della Università della Scienza norvegese hanno usato una procedura di analisi del ciclo di vita per determinare quale, tra tre diversi tipi, sia la batteria migliore per alimentare un’automobile e, allo stesso tempo, contenere al minimo i danni ambientali durante la sua produzione.

Pubblicati sull’ultima edizione della rivista scientifica Environmental Science and Technology, i risultati dimostrano che, dal punto di vista di capacità di storage, le batterie ibride al nickel (NiMH) hanno l’impatto ambientale di maggiore dimensione, seguite da quelle agli ioni di litio con nickel e cobalto (NCM) e quelle agli ioni di litio con fosfato di ferro (LFP), per tutte le categorie di impatto prese in considerazione – undici in tutto – con la sola eccezione del potenziale di abbattimento. Il team norvegese ha rilevato anche delle emissioni di gas serra, durante il ciclo di vita, superiori a quanto si ritenesse in precedenza.

I ricercatori hanno attribuito le migliori prestazioni delle batterie al litio rispetto a quelle ibride al nickel alla maggiore efficienza di fase delle batterie Li-ion, capaci di immagazzinare due o tre volte la quantità di energia per unità di peso.

Il consumo energetico durante il processo di produzione è il fattore di maggior peso nel calcolo delle emissioni di gas serra. In particolare, il politetrafluoroetilene risulta essere responsabile di oltre il 97% del potenziale di distruzione dell’ozono. Le due batterie al litio, inoltre, causano anche emissioni di metano alogenato.

Trasporto e imballaggio pesano relativamente poco sull’impronta ecologica totale, meno del 10%.

SPINSTARS: the first polluters of the Universe?

Astrophysicists find imprints of fast rotating massive stars in the bulge of our galaxy.

Analysing  the chemical composition of some of the oldest stars in our Galaxy, an international team of astronomers led by Cristina Chiappini from the Leibniz-Institut für Astrophysik Potsdam (AIP) and the Instituto Nazionale di Astrofisica (INAF) have found new clues on the nature of the first stellar generations in our Universe. It is now believed the first generations of massive stars were very fast rotators – that’s why the team has named them spinstars.

Massive stars live fast and furious, and hence the first generations of massive stars in the Universe are already dead. However, their chemical imprints, like fingerprints, can still be found today in the oldest stars in our Galaxy. These fossil records are thus the witnesses of the nature of the first stellar generations to pollute our Universe.

“It is like if we tried to reveal the character of a cook from the taste of his dishes”, says Prof. Georges Meynet, from the Geneva University.

How were these first stars? Were they different from the stars we observe today? Soon after the Big Bang, the composition of the Universe was much simpler than at present as it was made of essentially only hydrogen and helium. The chemical enrichment of the Universe with other elements had to wait around 300 million years until the fireworks started with the death of the first generations of massive stars, polluting the primordial gas with new chemical elements, which were later incorporated in the next generations of stars.

Using data from ESO’s Very Large Telescope (VLT), the astronomers reanalyzed spectra of a group of very old stars in the Galactic Bulge. These stars are so old that only very massive, short-living stars with masses larger than around ten times the mass of our Sun should have had time to die and to pollute the gas from which these fossil records then formed.

As expected, the chemical composition of the observed stars showed elements typical for enrichment by massive stars. However, the new analysis unexpectedly also revealed elements usually thought to be produced only by stars of smaller masses. Fast-rotating massive stars on the other hand would succeed in manufacturing these elements themselves.

“Alternative scenarios cannot yet be discarded – but – we show that if the first generations of massive stars were spinstars, this would offer a very elegant explanation to this puzzle”, says Cristina Chiappini.

Team member Urs Frischknecht, a PhD student at the Basel University, is already working on extending the stellar simulations in order to further test the proposed scenario.

The impact of having had an early generation of spinstars in the Universe is manifold. Fast rotation also affects other properties of a star, such as its colour, its lifetime and its luminosity. Spinstars would therefore also have strongly influenced the properties and appearance of the first galaxies which were formed in the Universe. The existence of spinstars is now also supported by recent hydrodynamic simulations of the formation of the first stars of the universe by an independent research group.

Ribellarsi alle ‘alternative’, per fermare il declino dell’Europa

L’Europa non può più permettersi di “sostenere” le industrie di energia rinnovabile, pena un declino economico e sociale inarrestabile. E la ribellione alla dittatura del rinnovabile è ormai nell’aria.

E’ quanto sostiene il Commissario Europeo all’energia, Guenther Oettinger, secondo quanto riporta nucleareblog.it, il blog italiano dedicato all’energia nucleare, nel suo articolo Ribellarsi alle ‘alternative’.

Torna a pungere il freddo – i due inverni passati sono stati caratterizzati da temperature tra le più basse degli ultimi quattrocento anni – e l’insistenza a puntare sulle energie rinnovabili quale unica fonte di energia entro il 2050 potrebbe costringere le industrie europee a trasferirsi in Asia. Ecco, in sostanza, cosa si sostiene nell’articolo.

Ain e Fare Ambiente, uniti per il nucleare

Un’associazione per sostenere e diffondere le ragioni di una politica energetica nazionale che non escluda il ricorso alla fonte nucleare e, allo stesso tempo, opporsi ad un eventuale referendum abrogativo.

Ain e Fare Ambiente, uniti per il nucleare.

L’Europa non è una truffa

L’ondata di immigrazione dall’Africa settentrionale ha aperto uno scontro tra Italia e Francia sulle norme per l’immigrazione ed il passaggio dei confini interni all’Unione Europea che ha finito per coinvolgere l’intera UE. Non solo, ma ha anche portato benzina a quanti, in Italia, non sono contenti dell’UE e vorrebbero abbandonarla.

Pproponiamo l’articolo che Matteo Fornara, Direttore della Rappresentanza di Milano della Commissione Europea, ha scritto in risposta a quello del Direttore di Libero, Maurizio Belpietro, “L’Europa è una truffa” del 19 aprile 2011. Pubblichiamo anche la risposta di Belpietro, apparsa sempre su Libero.

Caro Direttore,

il tuo articolo sull’Unione europea è interessante. Secondo me il titolo è sbagliato. Io – se fossi nei tuoi panni, permettimi il gioco – avrei messo “L’Europa non funziona”.

Diciamo allora, come hai scritto tu, che su certe cose, alcune di queste molto serie come l’immigrazione, l’Europa non funziona. Chi dice queste cose, dal mio punto di vista, non è né idiota, né passatista, né tantomeno rischia il vilipendio o la denuncia. Anzi, lo faccio anch’io, ma a due condizioni. Una, che si spieghi anche cosa funziona, dell’UE. Due, che si dica perché ci sono alcune cose che non funzionano, e cosa si potrebbe eventualmente fare per migliorare la situazione.

Punto primo: cosa ha funzionato. Dire che l’UE è stata la soluzione di secoli di guerre tra i Paesi europei e ha contribuito a garantire il più lungo periodo di pace sul continente, è la verità. Altrimenti non ci sarebbe stata la fila per entrare (da 6 ai 27 Paesi membri attuali), né questa prospettiva piacerebbe ad altri Paesi che a questo ambiscono. Lo stesso va detto in riferimento all’altro grande obiettivo storico della costruzione europea, quello della prosperità economica. Siamo sicuri che senza euro e senza la politica monetaria rigorosa della BCE l’Italia sarebbe messa meglio? Magari a colpi di svalutazioni competitive e di un debito fuori controllo? E sarebbero contente le nostre imprese di trovare norme diverse sul mercato europeo, controlli e file al Brennero o al Bianco?

Molti giovani italiani hanno fatto (o fanno) l’Erasmus – oggi lo possono fare anche i giovani imprenditori, volano sui low cost e attraversano le frontiere senza controlli. L’Europa favorisce la mobilità, il riconoscimento delle qualifiche professionali. Quello che esiste sulla tutela dell’ambiente si deve alla normativa comunitaria. Per le piccole e medie imprese, cito l’adozione della Direttiva contro i ritardi dei pagamenti, che obbligherà a pagare le fatture entro 30 giorni, rimettendo così in circolo circa 180 miliardi (un terzo in Italia) per la crescita delle imprese.

Una domanda alla fine del primo punto: vale la pena dire queste cose, soprattutto al 62% di italiani che vogliono uscire dall’Europa? Secondo me, sì.

Punto secondo: cosa non funziona. L’hai già detto bene tu: ad esempio le politiche sull’immigrazione. Sull’euro, invece, c’è da sperare che i forti strumenti di coordinamento messi in campo funzioneranno. Allora torniamo sull’immigrazione: una politica comune non c’è. Perché? Risposta facile: gli Stati membri dell’UE (per ora) non l’hanno voluta. Gli strumenti esistenti (da Schengen a Frontex alle diverse normative) hanno molte falle che permettono ai singoli Paesi di fare gli egoisti. Sugli episodi di Ventimiglia, la Commissione europea, il cui ruolo istituzionale è quello di vegliare sulla corretta applicazione del Trattato, ha svolto il suo ruolo dicendo che una norma di Schengen permetteva alla Francia di prendere misure per ragioni di ordine pubblico. L’interpretazione restrittiva della norma da parte della Francia è arrivata al blocco dei treni. Cosa ci possiamo fare? Niente. Un’osservazione sull’Italia: ma se uscissimo dall’Unione, dove li manderemmo gli immigrati? Che permessi faremmo? Dovremmo sparare alle barche in mare?

La Commissione non attende altro che, magari su iniziativa dell’Italia e degli altri Paesi più esposti, i Paesi dell’UE decidano di fare proposte concrete e destinare ad esse le risorse per risolvere insieme i problemi. Allora la Commissione farà rispettare le regole decise insieme, so che non dubiti su questa capacità (lo fa già sui cetrioli, sull’euro, sul mercato unico, sulle PMI, sui diritti fondamentali, eccetera eccetera).

Lavoriamo insieme per rinforzarla, quest’Europa, che è di noi tutti e siamo noi cittadini a decidere cosa farne, inclusi quelli che tu chiami ottusi che ottusi non sono. Anzi, quando riflettono e capiscono che su sfide epocali occorrono risposte comuni, hanno molte cose buone da dire e da suggerire all’Europa.

Matteo Fornara

Direttore della Rappresentanza a Milano

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Caro Fornara,

premesso che le guerre l’Europa ha smesso di farle in casa da prima che nascesse l’UE, preferendo esportarle altrove, vedi la Libia, nella tua lettera tu riconosci che quel che ho scritto è vero e cioè che su una serie di questioni cruciali l’Unione non ha una linea unitaria.

Se c’è da fare fronte comune all’immigrazione si divide, ma quando si tratta di soldi si accorda. A Bruxelles non si occupano solo di cetrioli, ma anche di rimborsi (voglio vedere quando i creditori italiani riusciranno ad incassare dallo Stato il loro denaro in 30 giorni, ma questa è un’altra questione).

Bene, mi fa piacere. Ma su tutto il resto che fa? Non basta volare low cost e organizzare scambi di scuola per fare un Paese.

Nonostante gli sforzi degli euro burocrati rimaniamo 27 Stati, uniti sulla carta ma separati dai propri interessi e dalle molte convenienze.

Maurizio Belpietro

Direttore di “Libero”

IBM e Orto Botanico di Brera insieme per l’efficienza energetica

L’Orto Botanico di Brera, una delle realtà più prestigiose del nostro Paese, vero e proprio museo “vivo” dell’Università degli Studi di Milano, nello storico Palazzo Brera, potrà avviare una serie di attività per rendersi autonomo da un punto di vista energetico. I progetti in tal senso saranno possibili grazie alla collaborazione con IBM.

La casa americana è da anni impegnata in progetti ‘Green’ abbinati al successo dei sistemi IBM zEnterprise e IBM z10, che rappresentano la punta di diamante delle tecnologie IBM anche in termini di efficienza e consumi energetici. Quest’anno la IBM legherà i successi di vendita dei sistemi mainframe a un progetto per la tutela dell’Ambiente dell’orto Botanico di Brera. In una prima fase l’obiettivo è l’efficientamento dei consumi energetici, ma in prospettiva l’Orto Botanico si propone un bilancio energetico positivo.

E’ in fase di completamento uno studio di fattibilità, in collaborazione con il Politecnico di Milano. Il progetto si pone l’obiettivo di raggiungere, per mezzo del solare termico e fotovoltaico, una completa autonomia energetica. Particolare attenzione sarà posta alla progettazione anche estetica, affinché l’inserimento sia compatibile con la natura di giardino storico dell’Orto botanico di Brera. Lo studio prevede anche la possibilità di utilizzare l’energia geotermica per le sole necessità di riscaldamento/raffreddamento.

La prima fase operativa prevede la riduzione degli sprechi e delle dispersioni attraverso l’isolamento dei vetri di tutti gli immobili presenti in orto botanico: aula didattica, ufficio attiguo, sala ricovero attrezzi, 2 bagni e gli uffici di pertinenza dell’orto botanico in Palazzo Brera.

L’obiettivo di autonomia energetica dal punto di vista idrico sarà ottenuto con un sistema di riciclo dell’acqua delle vasche del giardino, tramite l’uso di una pompa, favorito dal parziale impiego dell’energia prodotta tramite pannelli solari/fotovoltaici utili anche per il funzionamento dell’impianto di irrigazione.

E’ in fase di studio per verificarne la fattibilità l’opportunità di impiegare la falda acquifera per un impianto geotermico acqua-acqua e la possibilità di riciclare le acque piovane per gli scarichi dei servizi igienici e per l’acqua di irrigazione.

L’Orto Botanico di Brera nel mese di novembre 2011 si propone di organizzare una giornata di studi per diffondere la tipologia e le nuove tecniche del settore e in quell’occasione si farà anche un bilancio di questo progetto di autonomia energetica realizzato con il contributo di IBM.

Quest’anno la IBM legherà  i successi di vendita dei sistemi mainframe a un progetto  per la tutela dell’Ambiente dedicato all’Orto Botanico di Brera, una delle realtà più prestigiose del nostro Paese (http://www.brera.unimi.it/museo/orto/index.html), museo “vivo” dell’Università degli Studi di Milano, nello storico Palazzo Brera.

L’idea di far partire un progetto Green all’insegna del mainframe nasce nel 2008, quando la IBM Italia ha deciso di dare un piccolo contributo al patrimonio ambientale del Paese, abbinandolo al successo dei sistemi IBM zEnterprise e IBM z10, che rappresentano la punta di diamante delle tecnologie IBM anche in termini di efficienza e consumi energetici.

Grazie alla collaborazione con IBM, uno degli Orti Botanici più antichi d’Italia potrà avviare una serie di attività per rendersi autonomo da un punto di vista energetico.  In una prima fase l’obiettivo è l’efficientamento dei consumi energetici, ma in prospettiva l’Orto Botanico si propone un bilancio energetico positivo.

Negli anni passati la IBM aveva  aiutato alcuni Parchi e Giardini della Provincia di Modena donando  numerosi alberi, “zTrees“, un progetto realizzato in collaborazione con LifeGate che ha coinvolto clienti e autorità locali.

I dettagli del progetto

  • Riscaldamento ed illuminazione

E’ in fase di completamento uno studio di fattibilità, in collaborazione con il Politecnico di Milano,
con l’obiettivo di raggiungere, per mezzo del solare termico e fotovoltaico, una completa autonomia energetica. Particolare attenzione sarà posta alla progettazione anche estetica, affinché l’inserimento sia compatibile con la natura di giardino storico dell’Orto botanico di Brera. Lo studio prevede anche la possibilità di utilizzare l’energia geotermica per le sole necessità di riscaldamento/raffreddamento.
La prima fase operativa prevede la riduzione degli sprechi e delle dispersioni attraverso l’isolamento dei vetri di tutti gli immobili presenti in orto botanico: aula didattica, ufficio attiguo, sala ricovero attrezzi, 2 bagni e gli uffici di pertinenza dell’orto botanico in Palazzo Brera.

  • Irrigazione e recupero acque

L’obiettivo di autonomia energetica dal punto di vista idrico sarà ottenuto con un sistema di riciclo dell’acqua delle vasche del giardino, tramite l’uso di una pompa, favorito dal parziale impiego dell’energia prodotta tramite pannelli solari/fotovoltaici utili anche per il funzionamento dell’impianto di irrigazione.
E’ in fase di studio per verificarne la fattibilità l’opportunità di impiegare la falda acquifera per un impianto geotermico acqua-acqua e la possibilità di riciclare le acque piovane per gli scarichi dei servizi igienici e per l’acqua di irrigazione.

L’Orto Botanico di Brera nel mese di novembre 2011 si propone di organizzare una giornata di studi per diffondere la tipologia e le nuove tecniche del settore e in quell’occasione si farà anche un bilancio  di questo progetto di autonomia energetica realizzato con il contributo di IBM.

USA, scontro Stato-Autorità federali: chi decide sugli impianti nucleari?

Impedire ai legislatori dello stato americano del Vermont, nell’estremo nord-est degli USA, di deliberare in merito alla chiusura della centrale nucleare di Vermont Yankee.
È la richiesta che Entergy Nuclear Vermont Yankee e Entergy Nuclear Operations, proprietarie dell’impianto, hanno presentato al tribunale federale americano.

Continua:

USA, scontro Stato-Autorità federali: chi decide sugli impianti nucleari?.

Nucleare, addio o solo arrivederci?

Il Governo ha deciso: stop ai piani di costruzione di nuove centrali nucleari. Un addio, definitivo, alle possibilità di sviluppo in quel campo, o solo un arrivederci in attesa di tempi migliori?…

(Continua: Nucleare, addio o solo arrivederci?.)

Una prospettiva pragmatica

Intervento di Tim Probert, conference director al Nuclear Power Europe 2011*, sull’impatto che i recenti avvenimenti in Giappone avanno sulle sfide a lungo termine…(Continua: Una prospettiva pragmatica.)

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