Lavoro, la Svizzera mette i paletti ai cittadini UE

Possesso delle qualifiche professionali elvetiche: è quanto dovrà dimostrare di avere un cittadino UE che intenda lavorare in Svizzera, se la sua attività ricade tra quelle regolamentate.

In linea di principio, i cittadini UE non domiciliati in Svizzera possono fornire i propri servizi in Svizzera per un periodo massimo di 90 giorni all’anno. D’ora in poi, qualora vogliano esercitare una professione regolamentata in questo Paese dovranno rispettare un obbligo preventivo di notifica.

La normativa fa parte di un disegno di legge che il Consiglio federale ha trasmesso al Parlamento. Tramite una procedura semplificata s’intende garantire che i prestatori di servizi provenienti dall’UE possiedano le necessarie qualifiche professionali.

Il disegno di legge prevede che la notifica sia fatta all’Ufficio federale della formazione professionale e della tecnologia (UFFT). Dopo la notifica vengono esaminate le qualifiche professionali dei prestatori di servizi. Qualora queste ultime non soddisfino gli standard svizzeri, i richiedenti dovranno sostenere una prova attitudinale. La prova è organizzata dall’ufficio competente per il riconoscimento delle qualifiche professionali in collaborazione con la relativa associazione di categoria.

Il nuovo obbligo di notifica è parte integrante dell’aggiornamento dell’allegato III dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone fra Svizzera e UE. Dal 1° novembre 2011 una parte di tale aggiornamento è applicata provvisoriamente. Una volta emanata la nuova legge federale, l’intero allegato III entrerà in vigore definitivamente. Le altre novità riguardano il recepimento della direttiva europea 2005/36/CE sul riconoscimento delle qualifiche professionali, l’estensione del riconoscimento dei diplomi a Bulgaria e Romania e l’inclusione di nuovi titoli di formazione svizzeri nella lista dei titoli reciprocamente riconosciuti.

Né regione, né Cantone

Per una Lombardia indipendente: fuori dall’Italia, lontana da Brussels

Non solo Roma, non solo Berna: all’orizzonte di una Lombardia indipendente, c’è un’altra opzione che si presenta come occasione per recuperare i valori storici, culturali, politici, sociali ed economici della Lombardia e staccarci da quella sorta di buco nero che è il Mezzogiorno, che in tanti, troppi decenni di Regno d’Italia, prima, e di Repubblica Italiana, dopo, ha ingoiato oceani di risorse dando in cambio solo mafia, camorra, ‘ndrangheta, Sacra Corona Unita, e una cultura dove corruzione e malaffare hanno un chiaro predominio su correttezza ed etica. A tutti i livelli. In ogni settore.

Il dibattito sul futuro di una Lombardia non più ‘assoggettata’ al regime italiano si è focalizzato sulla fattibilità di un’annessione alla Confederazione Elvetica quale ventisettesimo Cantone. Dibattito originato proprio da un mio articolo sul quotidiano comasco Corriere di Como, in cui riportavo alcune frasi pronunciate da Ueli Maurer, Direttore del Dipartimento della Difesa elvetico. Parole che sembravano disegnare una sorta di Grande Svizzera, che includesse oltra alla Lombardia anche i Laender tedeschi Baviera e Baden Wuerttemberg.

Per quanto l’ipotesi di una Lombardia ‘svizzera’ possa essere affascinante – soprattutto per noi Insubri, ovvero per gli abitanti ‘indigeni’ delle attuali province di Como, Lecco, Milano, Sondrio e Varese, legati al Cantone Ticino da vincoli storici, culturali e di sangue -  si tratta in realtà di una possibilità a dir poco remota, se non del tutto irrealizzabile.  Per motivi interni all’attuale Confederazione e per motivi di assetto politico internazionale.  

Per la prima questione – gli assetti interni – la componente francofona della Confederazione si troverebbe in una situazione del tutto inedita, e di certo poco gradita: minoranza assoluta, di fronte ai 10 milioni di italofoni e agli altrettanti germanofoni. Una situazione sanabile in un solo modo: attirare nella nuova Svizzera anche le vicine regioni francesi, il Jura francese, la Savoia, Nizza. Ci troveremmo dunque di fronte ad una Grande Svizzera, molto superiore, come estensione geografica e come valore economico, perfino a quella che avremmo potuto vedere se Milano e la Francia non avessero fermato l’avanzata delle picche confederate a Marignano nel 1517.

Veniamo ora alle questioni di politica internazionale. L’ambiente politico internazionale è pronto per accettare una Svizzera quattro volte più grande, dal punto di vista geografico, e, soprattutto, potente dal punto di vista economico (e conseguentemente, politico)? Una Svizzera che comprendesse anche Lombardia, Baviera e Baden Wuerttemberg si trasformerebbe in una vera e propria potenza economica e politica, in grado di rivoluzionare gli equilibri attuali del vecchio Continente – e non solo quelli. Quale sarebbe, in uno scenario del genere, la reazione della Russia, per esempio?

Tutte queste considerazioni portano senza dubbio a concludere che l’ipotesi più plausibile – a parte il mantenimento dello status quo, eventualità deprecabile per chi non ha più alcuna fiducia nello Stato italiano – sia quella di una Lombardia dotata di completa sovranità politica. Il che significa anche fuori dall’Unione Europea e dalla zona Euro.

Uscire dall’Unione Europea – e da quella mostruosità della moneta unica, mostruosità non come idea ma come realizzazione – è un passo obbligato, una necessità a cui non possiamo sottrarci. A meno che non si voglia rendere vano, senza senso, fin dall’inizio ogni sforzo.

Via da Roma. Lontani da Brussels. Perché? Da soli non possiamo stare. Dobbiamo costruire una rete di alleanze, su cui appoggiare le basi della nostra nuova identità nazionale.  E’ a questo punto che torna in gioco la Svizzera. Non per annetterci come Cantone, bensì come alleato politico ed economico. E per aiutarci ad entrare nell’EFTA, la Associazione Europea per il Libero Scambio.

Nato come antagonista e concorrente del Mercato Unico Europeo, l’EFTA nel tempo non si è trasformato nel mostro politico che è l’Unione Europa. Non ha tentato di integrare sistemi politici ed economici, standardizzare culture ed economie: nell’EFTA, ognuno degli Stati membri (quattro: Svizzera, Liechtenstein, Norvegia e Islanda) conserva la propria autonomia, il proprio sistema politico ed economico. Non c’è, nell’EFTA, una Commissione eletta al di fuori di ogni meccanismo democratico; un Parlamento che decide sulle dimensioni e la forma di banane e cetrioli, o la formula del cioccolato; o una Corte di Giustizia che attacca il senso religioso di un Popolo su questioni come il Crocifisso nei luoghi pubblici. L’Unione Europea è un coacervo di obblighi; l’EFTA è libero mercato in un mondo fatto di libere scelte.

Solo vantaggi politici? Assolutamente no. Se esaminiamo la prestazione economica dei quattro Paesi EFTA, impallidiamo quali membri dell’Unione Europea. Il GDP per capita di Svizzera, Liechtenstein, Islanda e Norvegia combinate è di €36.650. Superiore perfino a quello USA (€36.000). Quello UE è lontanissimo: €24.400, un terzo in meno. E questo nonostante il tracollo dell’Islanda, che nel 2008 e 2009 ha vissuto il fallimento delle sue principali banche sotto l’effetto malefico dei meccanismi della grande finanza globalizzata e degli strumenti finanziari da catena di Sant’Antonio che gli istituti finanziari britannici ed olandesi avevano impiantato nel paese artico. Nonostante il tracollo, il GDP islandese rimane ancora superiore a quello UE (€26.900 contro €24.400).

Ancora, il tasso di disoccupazione UE è a due cifre (10,8%), quello EFTA è intorno al 5%. Anche qui, potrebbe essere più basso, se l’Islanda (al 7,5%) non soffrisse delle conseguenze del fallimento bancario. si tratta comunque di numeri ancora più bassi di quelli UE, a dimostrazione della maggiore solidità intrinseca e profonda del sistema politico ed economico di questi quattro Paesi, se paragonati ai 27 UE – e anche alla maggior parte dei paesi del resto del mondo.

Abbandonare l’euro? Certo. Non potremmo rimanere nella moneta unica dopo aver rifiutato il sistema-UE. Per una moneta nostra? Possibile, Purché agganciata al franco svizzero. Meglio ancora se questa moneta fosse il franco svizzero stesso. Il che darebbe solidità alle nostre industrie e ai suoi prodotti.

Ecco quindi che l’emergere di una Lombardia indipendente a fianco dei quattro paesi EFTA aiuterebbe noi a riguadagnare la nostra identità.

E’ quella la strada da percorrere. E se insieme a noi venissero anche gli amici piemontesi e veneti, meglio ancora. Insieme potremmo veramente costituire un nuovo asse per l’intera Europa.

“Affamare la bestia”

Tassazione degli immobili all’estero: il Parlamento europeo contro Monti?

Rimuovere tutti gli ostacoli fiscali, ed in particolare tutti i casi di doppia imposizione, all’interno dell’Unione Europea che ricadono ingiustamente sui cittadini UE, impedendo la formazione di un Mercato unico e il miglioramento del livello di competitività delle aziende europee. La rimozione della doppia imposizione viene vista anche come misura atta a migliorare la trasparenza del sistema fiscale, e quindi il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.

È quanto ha deciso la Commissione per gli affari monetari ed economici del Parlamento europeo, approvando un documento presentato dal deputato svedese Olle Schmidt, del gruppo dei Liberali e Democratici.

Una presa di posizione che sembra andare direttamente contro l’imposizione degli immobili detenuti all’estero da parte dei cittadini italiani prevista dal governo di Mario Monti nel suo piano definito – alquanto pomposamente – “Decreto salva-Italia”.

Il documento di Schmidt affronta tutti i casi di problemi che i cittadini UE incontrano nell’effettuare investimenti in paesi membri dell’Unione diversi da quello di cui sono residenti. Pur riconoscendo che, al momento, la politica fiscale è appannaggio degli Stati membri e non è una competenza UE, con questa decisione la Commissione affari monetari ed economici manda un chiaro segnale alla Commissione UE ed ai 27 Stati membri: la convergenza fiscale di cui si parla tanto in queste settimane parte dalla necessità di una maggiore trasparenza a favore dei cittadini e questo significa imposizione fiscale unica ed univoca e non sovrapposizione di politiche di prelievo che finiscono con l’impoverire i cittadini e le imprese.

Alla luce di quanto approvato dalla Commissione parlamentare, appare chiaro che il prelievo deciso dal governo italiano sulle proprietà immobiliari negli altri paesi UE è destinato ad essere cassato da parte dell’Unione europea, in quanto non rispondente ai criteri fissati nel documento. Situazione paradossale, se consideriamo che Mario Monti è da anni osannato come ex Commissario UE ed è portato come esempio dell’autorevolezza italiana nell’Unione. C’è da chiedersi come facesse a non sapere che il Parlamento europeo stava lavorando ad un documento che contraddice un punto così importante del piano politico del suo governo.

È sempre più probabile, a questo punto, che nel corso del 2012 Monti sarà costretto a rivedere anche questo punto del suo programma di azione. Si può facilmente immaginare su chi ricadranno le conseguenze della revisione: sulle classi medie e basse, con nuove tasse e imposizioni di vario genere sui beni e sui servizi essenziali – scuole, casa, automobile, benzina.

Trasporti terrestri: proposta elvetica all’UE per favorire il rinnovo del parco autoveicoli

 

Ridurre l’ammontare della Tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni (TTPCP) – ovvero all’efficienza nel trattamento delle emissioni di particolato dei motori – per quanto riguarda i veicoli inseriti nella categoria Euro VI.

E’ la proposta che il Consiglio federale svizzero ha voluto che la delegazione elvetica presso il Comitato misto CH-UE per i trasporti terrestri presentasse nel corso della riunione a Bruxelles.

La riduzione ventilata dai delegati svizzeri dovrebbe essere del 10%, e si propone di favorire il rinnovo del parco-autoveicoli come misura per combattere l’inquinamento da polveri fini. Dal 1° gennaio 2012 i veicoli delle categorie di emissione Euro II e Euro III dotati di filtro antiparticolato beneficeranno di una riduzione del 10 per cento della tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni (TTPCP). Il Consiglio federale ha approvato lo scorso mese di novembre la relativa modifica dell’ordinanza che disciplina la TTPCP.

Nella stessa occasione il Consiglio federale ha deciso di proporre all’UE che anche i veicoli Euro VI possano profittare di una tale riduzione, in modo da favorire la lotta contro le polveri fini attraverso il rinnovo del parco veicoli. Conformemente all’obiettivo del Consiglio federale, le Delegazioni hanno convenuto di adoperarsi affinché tale riduzione entri in vigore nel corso del secondo trimestre del 2012; solo a quel momento sarà introdotto anche l’adeguamento della TTPCP al rincaro, originariamente previsto per il 1° gennaio 2012.

Svizzera, il Consiglio federale concretizza l’orientamento della strategia energetica 2050

 

Incremento del livello di efficienza energetica, anche attraverso l’ampliamento e il rinnovamento delle reti di distribuzione, sviluppo della produzione da fonti rinnovabili, continuazione nella politica di contenimento delle emissioni di CO2 da parte delle centrali alimentate a carburanti fossili. E poi, ancora, impulso alla ricerca scientifica.

sono le linee guida che il Consiglio federale elvetico ha definito nel quadro dell’azione per riorganizzare l’approvvigionamento energetico nel paese alpino, con obiettivo temporale il 2050.

Sulla base di queste direttive, il Dipartimento dell’energia (DATEC) di Berna provvederà ad elaborare i dettagli della strategia energetica e, entro la primavera del prossimo anno, presenterà al Governo un rapporto sulle relative misure, costi, effetti e possibilità di finanziamento. Successivamente il DATEC elaborerà entro la metà del 2012 un progetto di modifica delle leggi e ordinanze pertinenti da porre in consultazione.

Il 25 maggio scorso il Consiglio federale ha deciso la disattivazione delle attuali centrali nucleari che, al termine del loro ciclo di vita, non saranno sostituite. Nel corso della sessione estiva e autunnale, il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati hanno aderito alla decisione di principio del Governo. Negli ultimi mesi, in collaborazione con gli altri Dipartimenti competenti nonché in gruppi di lavoro composti di rappresentanti di Cantoni, Comuni, cerchie economiche, scientifiche, sindacati e organizzazioni ambientali, il DATEC ha preparato le prime proposte in merito a obiettivi, strumenti e misure della nuova strategia energetica 2050.

A garanzia della sicurezza dell’approvvigionamento energetico, il Consiglio federale punta su misure nell’ambito dell’efficienza energetica, energie rinnovabili, centrali elettriche a combustibili fossili, reti e ricerca, che saranno ulteriormente precisate dal DATEC.

Efficienza energetica
Edifici, apparecchi elettrici, industria, servizi e mobilità: tutti questi settori presentano un forte potenziale di risparmio. Tra gli strumenti per raggiungere un migliore livello di efficienza, e quindi risparmiare energia, il Consiglio federale ha indicato accordi sugli obiettivi, incentivi di mercato (bonus di efficienza), bandi di gara concorrenziali, modelli tariffari innovativi, progressi tecnici, prescrizioni più severe e ulteriori sforzi nella formazione, perfezionamento professionale e ricerca.

In particolare, Berna pensa di far ricadere sulle aziende di distribuzione dell’energia elettrica, mediante obiettivi quantificabili, l’obbligo di istruire ed incentivare la loro clientela al risparmio di elettricità tramite la composizione delle tariffe (ad esempio abolendo la tariffa di base per l’utilizzazione della rete o introducendo una tariffa di risparmio della corrente elettrica).

Nei piano che verrà dettagliato in seguito saranno sicuramente presenti una serie di passi già decisi:

  • Edifici: potenziale di risparmio di 13 TWh entro il 2020 e di 28 TWh entro il 2035 per quanto riguarda il riscaldamento nonché di 2 TWh entro il 2020 e di 7 TWh entro il 2035 per quanto riguarda l’elettricità => direttive tecniche, promozione del risanamento energetico degli edifici, formazione e perfezionamento professionale degli specialisti del settore edilizio, consulenze ai committenti.
  • Apparecchi elettrici: potenziale di risparmio di 0,5 TWh entro il 2020 e di un 1 TWh entro il 2035 => prescrizioni sull’efficienza, promozione delle smart technologies.
  • Industria e servizi: potenziale di risparmio di 16 TWh entro il 2020 e di 33 TWh entro il 2035. L’obiettivo di riduzione del consumo di elettricità è di circa 5 TWh entro il 2020 e di circa 13 TWh entro il 203 => accordi sugli obiettivi tra aziende e Confederazione, bandi di gara sull’efficienza energetica, bonus di efficienza. Le aziende ad alto consumo di energia elettrica e che riescono a raggiungere gli obiettivi di efficienza dovrebbero farsi esentare dal pagamento del supplemento per il finanziamento della rimunerazione a copertura dei costi per l’immissione in rete di energia elettrica (RIC).
  • Mobilità: potenziale di risparmio di 4 TWh entro il 2020 e di 11 TWh entro il 2035 => una rete meglio collegata, nuove tecnologie, come ad esempio illuminare strade e gallerie con i LED, produzione di energia nelle infrastrutture stradali.

Energie rinnovabili
La produzione di energia elettrica a partire dalle fonti rinnovabili deve aumentare di almeno 4 TWh entro il 2020 e di 13 TWh entro il 2035. L’attuale sistema di incentivazione mediante la RIC  deve essere adeguato in modo che gli impianti più grandi possano avere la priorità. Inoltre deve essere accorciata la durata della RIC.

Per quanto concerne i piccoli impianti di investitori privati (soprattutto gli impianti fotovoltaici e quelli a biomassa), il Consiglio federale intende dare una nuova impostazione al modello di incentivazione. Il DATEC sta vagliando nuovi modelli come la concessione di aiuti agli investimenti una tantum o il net metering. Si tratta di un meccanismo nel quale il gestore, in un primo tempo, consuma l’elettricità prodotta dal proprio impianto e immette nella rete solo eventuali eccedenze, operando un saldo netto (da cui l’espressione "net").

Allo scopo di accelerare le procedure di autorizzazione, devono essere unificate le prescrizioni cantonali in materia. Le procedure relative alla pianificazione direttrice e di utilizzazione come pure quelle relative all’esame di impatto ambientale devono essere semplificate e svolte parallelamente. Per garantire il finanziamento, i provvedimenti principali riguardano l’aumento del supplemento RIC e l’estensione degli obiettivi di incentivazione. Inoltre occorre potenziare le misure di promozione della geotermia (prestiti a tasso zero, aumento della copertura dei rischi da parte della Confederazione, impianti pilota e di dimostrazione).

Centrali elettriche a combustibili fossili

  • Centrali a gas a ciclo combinato: anche nella sua strategia energetica 2050 il Consiglio federale rimane fedele ai suoi obiettivi in materia di politica climatica. Ciò significa che i gestori di future centrali di questo tipo devono compensare integralmente le loro emissioni di CO2. Dovesse emergere dagli accertamenti del DATEC che le centrali a gas a ciclo combinato sono indispensabili per la stabilità della rete, occorre esigere una maggiore flessibilità delle quote di compensazione di CO2 in Svizzera e all’estero. Il Consiglio federale intende proseguire le trattative nell’ambito del sistema europeo di scambio delle quote di emissioni (ETS), per garantire ai gestori delle centrali a gas a ciclo combinato le stesse condizioni dei loro concorrenti europei.
  • Impianti di cogenerazione: gli impianti di cogenerazione decentralizzati devono produrre elettricità fino a 7 TWh entro il 2035. Mentre le centrali a gas a ciclo combinato forniscono energia elettrica alla rete per tutto l’anno, contribuendo alla sua stabilità, gli impianti di cogenerazione possono produrre energia di banda soprattutto in inverno, quando la produzione di elettricità di origine solare ed eolica è ridotta, fornendo così una quantità di calore utile per il riscaldamento. Devono essere incentivati solo quegli impianti che soddisfano determinate condizioni in materia di rendimento elettrico, sfruttamento del calore, cessione di energia elettrica e limite delle emissioni di CO2 per kWh. Queste condizioni devono ancora essere definite. In futuro gli impianti di cogenerazione devono essere in grado di coprire i loro costi grazie all’introduzione di tariffe di reimmissione di energia elettrica scaglionate nel tempo. Infine occorre stabilire condizioni per la compensazione di CO2.

Reti

Le reti ad alta tensione e le reti di distribuzione di energia elettrica devono essere rinnovate e ampliate. Nel contempo è necessaria una loro rivalorizzazione quali reti intelligenti (smart grid), affinché possa essere gestita la sempre più frequente immissione decentralizzata di corrente prodotta a partire da fonti rinnovabili. Le smart grid permettono un’interazione diretta tra consumatori, reti e produzione. Anche in futuro la Svizzera deve mantenere il suo raccordo alla rete europea, che le garantisce un alto grado di sicurezza di approvvigionamento elettrico. A questo scopo il Consiglio federale intende preparare una strategia "Reti energetiche" a livello nazionale, nella quale rientrano pure le misure per l’accelerazione delle procedure di autorizzazione. Infine va chiarita la problematica relativa ai costi computabili dell’ampliamento e della trasformazione delle reti come pure dei contatori intelligenti (smartmeter), al fine di garantire la sicurezza degli investimenti.

 

Ricerca energetica, progetti pilota e di dimostrazione, progetti faro

A medio e lungo termine la ricerca energetica deve contribuire a un approvvigionamento sicuro e sostenibile e a rafforzare la piazza tecnologica svizzera. Il prossimo anno il Consiglio federale intende sottoporre al Parlamento, in un messaggio separato sotto l’egida del DFI, il piano d’azione "Ricerca coordinata in campo energetico in Svizzera" per la ricerca, lo sviluppo e gli impianti pilota e di dimostrazione. Il Governo intende inoltre istituire un programma di progetti faro: mediante bandi di gara, vengono selezionati quei progetti di portata nazionale da parte di imprese, Cantoni, Comuni e mondo della ricerca che danno una visione tangibile del riassetto del sistema energetico.  

Uscire dal nucleare non è poi così facile

L’uscita dal nucleare e l’ambizioso riorientamento verso le energie rinnovabili comportano sfide e problemi rilevanti sul piano politico, economico e sociale, che non possono essere evidentemente affrontate individualmente.

La scorsa primavera Svizzera e Germania hanno deciso di rinunciare all’energia nucleare per puntare decisamente verso un futuro di sole energie rinnovabili. A distanza di cinque mesi, si trovano a dover fare i conti con prospettive meno positive ed ottimistiche e con problemi economici e sociali che le classi politiche dei due paesi hanno difficoltà a risolvere.

Ecco dunque la ragione del Forum dell’innovazione che i due paesi hanno organizzato per questi giorni nella città di confine di Sciaffusa, riunendo i principali soggetti e i gruppi d’interesse della cosiddetta «mobilità sostenibile», i quali hanno discusso le possibili forme di collaborazione.. 

L’intenzione espressa da Berna e Berlino è di promuovere intensamente, nei prossimi anni, la ricerca e di rilanciare con forza l’innovazione nel settore economico. Inoltre, hanno ribadito la necessità di collaborare per un’economia sostenibile ed efficiente sul piano energetico e delle risorse.

Durante il forum, il consigliere federale Johann N. Schneider-Ammann e il ministro tedesco Annette Schavan hanno auspicato una maggiore collaborazione nella politica dell’innovazione per promuovere un’idea di economia e di società sostenibile ed efficiente sul piano energetico e delle risorse. 

A Sciaffusa gli esperti provenienti dalla Svizzera, dalla Baviera e dal Baden-Württemberg – i due Laender tedeschi di confne con la Confederazione – hanno presentato i propri progetti orientati al futuro in materia di «elettromobilità», «studi sulla mobilità» e «veicoli innovativi». I temi di ricerca e di sviluppo mostrano che i due Paesi si integrano perfettamente: la Germania con le competenze nella costruzione di veicoli e la Svizzera con la presenza di numerose aziende di componentistica e dell’indotto. Inoltre, le strategie di promozione e di pianificazione dei due Paesi sono articolate in modo simile.

La promozione delle attività economiche e di innovazione transfrontaliere è di primaria importanza per lo sviluppo di nuovi mercati.

Nella propria strategia di politica economica estera il Consiglio federale ha deciso di consolidare i rapporti con la Germania. L’incontro di lavoro bilaterale tra il consigliere federale Johann Schneider-Ammann e il ministro Annette Schavan è servito proprio ad approfondire le relazioni, tradizionalmente eccellenti, tra i due Paesi. Al centro dei colloqui vi sono stati i progetti in materia di politica economica e di ricerca, come la strategia svizzera Cleantech e la Hightechstrategie 2020 della Germania, nonché la questione del contrasto a lungo termine della carenza di personale specializzato.

Svizzera, il futuro energetico passa dalla ricerca

La ricerca come elemento fondamentale della politica energetica, per favorire lo sviluppo di tecniche innovative e contribuire alla garanzia di un approvvigionamento energetico sufficiente, sicuro, economicamente sostenibile e rispettoso dell’ambiente.

Sono le linee guide che la Confederazione Elvetica ha deciso di adottare per quanto riguarda la politica dell’energia da oggi fino al 2050 e attorno alle quali ruoteranno i lavori della nona conferenza nazionale svizzera sulla ricerca energetica, in programma oggi e domani al centro congressi della

BEA Expo di Berna. L’evento sarà inaugurato dalla Consigliera federale Doris Leuthard e vedrà la partecipazione dinumerose personalità del mondo scientifico, economico e politico.

Nel maggio del 2011 il Consiglio federale decise di abbandonare progressivamente il nucleare: una decisione che ha, ovviamente, un impatto significativo sulla ricerca energetica. “La Svizzera deve raddoppiare i suoi sforzi per individuare soluzioni che permettano di far fronte all’insufficienza delle capacità di produzione di corrente elettrica prevedibile a medio termine”, si legge nel comunicato che il Dipartimento federale dell’energia ha emesso presentando l’appuntamento bernese. Per questo è importante investire nel campo della ricerca nei prossimi decenni.

A tale scopo è stato istituito un gruppo di lavoro sulla ricerca energetica diretto dalla Segreteria di Stato per l’educazione e la ricerca, al quale partecipano i principali Uffici federali interessati, la CORE, il Consiglio dei politecnici federali, le università e le scuole universitarie professionali. Nell’ambito della conferenza, alcuni rappresentanti di queste istituzioni coglieranno l’occasione per illustrare il loro punto di vista e i loro possibili contributi alla nuova strategia energetica 2050. Nel 2012 le proposte del gruppo di lavoro saranno integrate nel Piano quadriennale della ricerca energetica, che definisce gli ambiti della ricerca pubblica in Svizzera. Il Piano viene regolarmente aggiornato dalla Commissione federale per la ricerca energetica (CORE).

Il progetto che sarà presentato alla conferenza dei prossimi 28 e 29 novembre riguarda gli anni 2013-2016 e pone l’accento sulle quattro tematiche strategiche seguenti: «habitat e lavoro del futuro», «mobilità del futuro», «sistemi energetici del futuro» e «processi del futuro». Il progetto di Piano direttore è in consultazione fino alla fine di febbraio 2012.

Europa: non solo Ue

Forse non tutti lo sanno, ma in Europa non c’è la sola Unione Europea. Esiste anche la Associazione  Europea per il Libero Scambio (AELS), nata anch’essa negli anni Cinquanta, periodo di grandi movimenti tendenti all’unificazione del Vecchio Continente.

L’AELS comprende solo quattro stati – Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera – ma non manca certo di attivismo. Il prossimo 14 novembre, a Ginevra, i quattro terranno la riunnione ministeriale formale nel corso della quale sottoscriveranno un accordo di libero scambio tra AELS e Montenegro . Nell’occasione avvieranno anche i negoziati di libero scambio con tre Stati dell’America centrale, Costa Rica, Honduras e Panama.

Nell’incontro presieduto da Trond Giske, ministro norvegese del commercio e dell’industria, i ministri dell’AELS discuteranno sulla situazione attuale e sulle prospettive della politica di libero scambio degli Stati dell’AELS con gli Stati non membri dell’UE.

I ministri degli Stati dell’AELS passeranno in rassegna i negoziati di libero scambio in corso con l’India, l’Indonesia e gli Stati dell’Unione doganale Russia-Bielorussia-Kazakistan ed esamineranno i lavori preliminari e i contatti in corso con altri potenziali partner di libero scambio.

IBM, aumento record del fatturato e del numero dei nuovi clienti

IBM rafforza la sua presenza nel comparto dei server grazie alla combinazione di un aumento significativo delle quote di mercato  e dell’acquisizione di numerosi nuovi clienti che la multinazionale di servizi IT ha ‘strappato’ alla concorrenza. 

Il secondo trimestre del 2011 ha fatto registrare, per l’azienda di Poughkeepsie – che, tra l’altro, quest’anno ha festeggiato i suoi ‘primi’ cento anni di vita –, il più alto tasso di aumento del fatturato oltre che un numero record di nuovi clienti. Secondo il Worldwide Quarterly Server Tracker di IDC, nel secondo trimestre del 2011, IBM è leader in termini di fatturato (factory revenue) e  raggiunge la quota  di mercato del 30,5 per cento. HP viene accreditata di una quota del 29,8 percento. Ulteriore fattore di soddisfazione, per Big Blue, è che la crescita del fatturato dei server (24,5%) è stata superiore all’andamento generale del settore (+17,9) per cento.

Il report IDC conferma, inoltre, la leadership del Power Systems IBM nell’area dei server  UNIX, con un aumento di  5,2 punti anno su anno  e una quota di mercato del 47,4 per cento, area in cui i concorrenti hanno invece perso terreno. Nel mercato x86, IBM System x ha registrato un tasso di crescita del 15,3 per cento anno su anno.  Nello stesso trimestre, la  IBM ha confermato la sua leadership nell’area dei server di prezzo superiore a $250.000, conseguendo una quota di mercato in termini di fatturato del 69,5 per cento, sostenuta dalla costante solidità del nuovo mainframe, l’IBM zEnterprise. Secondo IDC, questo è stato il quarto trimestre consecutivo in cui si è registrato un fatturato superiore a 1 miliardo di dollari per l’IBM System z, mentre i sistemi con piattaforma operativa z/OS hanno rappresentato il 9 per cento di tutto il fatturato dei server nel secondo  trimestre 2011.

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