Rivedere i confini? “Non è più un tabù”

Insubria, tra passato e futuro

Al Cenacolo brianteo, Franco Alessandro Cavalleri presenta il libro, Insubria tra passato e futuro. Tra paure, gelosie e sogni di una nuova Nazione: le relazioni tra il Ticino e le province Italiane di frontiera.

Edito da Photocity Edizioni, il libro è acquistabile direttamente sul sito internet della casa editrice oppure in libreria (ISBN 978-88-6682-156-4 )

“Affamare la bestia”

Europa: non solo Ue

Forse non tutti lo sanno, ma in Europa non c’è la sola Unione Europea. Esiste anche la Associazione  Europea per il Libero Scambio (AELS), nata anch’essa negli anni Cinquanta, periodo di grandi movimenti tendenti all’unificazione del Vecchio Continente.

L’AELS comprende solo quattro stati – Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera – ma non manca certo di attivismo. Il prossimo 14 novembre, a Ginevra, i quattro terranno la riunnione ministeriale formale nel corso della quale sottoscriveranno un accordo di libero scambio tra AELS e Montenegro . Nell’occasione avvieranno anche i negoziati di libero scambio con tre Stati dell’America centrale, Costa Rica, Honduras e Panama.

Nell’incontro presieduto da Trond Giske, ministro norvegese del commercio e dell’industria, i ministri dell’AELS discuteranno sulla situazione attuale e sulle prospettive della politica di libero scambio degli Stati dell’AELS con gli Stati non membri dell’UE.

I ministri degli Stati dell’AELS passeranno in rassegna i negoziati di libero scambio in corso con l’India, l’Indonesia e gli Stati dell’Unione doganale Russia-Bielorussia-Kazakistan ed esamineranno i lavori preliminari e i contatti in corso con altri potenziali partner di libero scambio.

Occhiali per viaggiare, nel tempo e nello spazio

Immaginate di passeggiare per una città sconosciuta indossando occhiali speciali che vi mostrano in sovrimpressione tutte le informazioni di cui avete bisogno: ristoranti, farmacie, musei, punti di informazione turistica o quant’altro possiate cercre, anche stazioni di polizia o dei carabinieri. Se siete appassionati di storia, potreste perfino riuscire a  vedere le vie e le piazze esattamente come erano 500 anni prima, sentirvi proiettati nell’atmosfera di allora. O, ancora, di portare speciali cuffie che danno indicazioni utili nel caso abbiate delle disabilità visive.

Sono solo alcuni degli scenari possibili grazie agli sviluppi futuri previsti per il progetto scientifico europeo VENTURI, acronimo che deriva da una strana e complessa trasformazione in sigla del nome completo (immersiVe ENhancemenT of User-woRld Interactions) di un progetto dedicato alla realtà aumentata e coordinato dalla Fondazione Bruno Kessler (FBK) di Trento.

Iniziato ufficialmente nell’autunno di quest’anno, con il meeting organizzato nella sede della FBK di Povo (Trento) il 13 e il 14 ottobre scorsi, il progetto avrà la durata di tre anni e riceverà un finanziamento europeo di 3,6 milioni di euro. Con la FBK vi partecipano centri di ricerca e società del calibro di Fraunhofer Heinrich Hertz Institute (Germania), ST-Microelectronics (Italia), metaio (Germania), ST-Ericsson (Francia), e-Diam Sistemas (Spagna), Sony Ericsson (Svezia) e INRIA (Institut National de Recherche en Informatique et en Automatique, Francia).

L’obiettivo principale di VENTURI è sviluppare una piattaforma mobile dotata di sensoristica avanzata e di telecamere – molto potente dal punto di vista informatico e connessa a Internet e a banche dati – che sia in grado di dare un decisivo impulso alle future applicazioni di realtà aumentata.

Oltre alle ormai classiche stime sull’ubicazione dell’utente, che sfruttano ad esempio i sistemi GPS, VENTURI svilupperà e utilizzerà tecniche più avanzate basate sull’analisi in 3D della scena visiva e dell’audio per dare stime senza precedenti sul contesto in cui si sta muovendo l’utente. In questo modo si potranno ricevere informazioni adeguate alla situazione reale e al comportamento di chi utilizza il dispositivo (diverse ad esempio se il destinatario sta correndo sotto la pioggia o se invece è comodamente sdraiato in spiaggia). Inoltre la piattaforma, sfruttando giroscopi e accelerometri, permetterà all’utente di interagire con il dispositivo attraverso gesti naturali e non necessariamente digitando su uno schermo o una tastiera.

“Oggi – spiega Paul Chippendale, ricercatore dell’Unità TeV (Technologies of Vision) al Centro Information Technology della Fondazione Bruno Kessler e coordinatore di VENTURI – aumentiamo già la realtà quando usiamo dispositivi mobili con connessione Internet che ci permettono di accedere quasi istantaneamente alla conoscenza umana globale collettiva, ma stiamo solo sfiorando una piccola parte del potenziale a nostra disposizione. L’obiettivo di VENTURI è creare un nuovo paradigma della realtà aumentata incentrato sull’utente più che sul dispositivo”.

“Al progetto – prosegue Chippendale – partecipano anche l’Istituto francese e l’Istituto tedesco per i ciechi che sono molto interessati a capire come si può utilizzare la realtà aumentata per migliorare la qualità della vita. Uno dei partner sta lavorando all’audio aumentato, altro aspetto molto interessante. Si tratta di cuffie non invasive che traducono alcune informazioni visive in un flusso di suoni. Stiamo quindi lavorando con tipologie diverse di utenti per capire come le nostre tecnologie possano essere utili in situazioni concrete”. In sintesi, gli sviluppi di VENTURI potranno avere innumerevoli applicazioni nel campo delle tecnologie e dei servizi innovativi basati su media intelligenti, adattabili e personalizzati, che favoriscano l’utente venendo incontro alle sue aspettative. Per quanto riguarda la FBK i ricercatori coinvolti nel progetto, oltre a Paul Chippendale, sono Michele Zanin (Unità TeV – Technologies of Vision) e Giovanni Tummarello (Unità WeD -Web of Data).

Brienno e la frana: lo Stato ‘matrigno’

Delusione per il comportamento delle istituzioni e di molti degli uomini che le incarnano; incertezza per quello che il futuro ha in serbo per la sua comunità e, soprattutto, per quei concittadini colpiti dal disastro, quelli che più di ogni altro, in questo momento, avrebbero invece bisogno di sostegno.

Sono questi i sentimenti dominanti nell’animo di Patrizia Nava, sindaco di Brienno, a quarantatre giorni dalla frana che ha sconvolto la vita del piccolo paese rivierasco. Che cerca e richiede anche il sostegno degli altri paesi della zona.

“Dalle istituzioni non arrivano risposte sicure per la ricostruzione”, dice amareggiata. “Promesse, dai vari politici locali, per trovare una soluzione ne sono arrivate tante: quello che ancora non ho visto sono i soldi, mentre le famiglie che hanno perso tutto, o quasi, in quei pochi minuti, si trovano davanti uno scenario incredibile: quello di dover pagare per demolire la propria casa”.

Una prospettiva che non lascia tranquillo il primo cittadino della piccola comunità lariana.

“I privati pagare per l’abbattimento e la ricostruzione dell’immobile? E come fanno? Con 600 euro di pensione al mese?”, è la sua ribellione al diktat imposto dalla lettura di quanto stabiliscono norme, codici, giurisprudenza.

“Queste persone vengono da me come rappresentante dello Stato, perché è questo che sono per loro. Non capiscono le leggi, e soprattutto non capiscono perché io non possa spendere denaro pubblico a favore di privati in situaziooni di emergenza come questa”. Continua ad avere fiducia nello Stato, Patrizia Nava, “ma intanto alle domande dei cittadini cosa rispondo?”, è il dubbio che la perseguita.

Uno Stato che si sta dimostrando alquanto matrigno non solo con i singoli cittadini ma anche con il Comune stesso. Dalla Direzione generale della protezione civile della Regione Lombardia è arrivata, negli ultimi giorni di luglio, la comunicazione della concessione di un contributo per la realizzazione di tre opere di pronto intervento: buone notizie, si potrebbe pensare. In realtà, le quattro pagine della missiva servono alla Regione Lombardia per dire che dei 217mila euro che il Comune di Brienno ha impegnato per l’esecuzione dei primi lavori in occasione della frana – in pratica, la pulizia ed il ripristino della strada – ne ammettono a contributo poco più di 150mila, che in considerazione del limite dell’80% per il rimborso scendono a 123mila, i quali vengono liquidati in misura del 60%, corrispondenti a 74.074,98 euro.

La ricostruzione dell’immobile colpito e danneggiato sarà un altro punto dolente. La palazzina era del ‘700, e fu costruita a ridosso del dirupo che ospita il torrente Cà Nova: nel frattempo, le normative per la distanza da corsi d’acqua sono state modificate, bisogna rispettare una distanza di sicurezza di una decina di metri. Questo significa che, comunque, quella parte che è crollata non si può assolutamente ricostruire, va semplicemente abbattuta del tutto. Di quello che è rimasto, occorre provvedere affinché sia assolutamente sicuro

“L’appartamento della signora anziana è perso per sempre: dovrà ricostruire altrove”, ammette. “Gli altri appartamenti hanno perso spazio, sono diventati più piccoli: bisognerà vedere quali opere sono da fare, perché bisogna comunque rispettare i criteri dell’abitabilità”.

Anche qui, il timore è che tutto debba ricadere sulle spalle di chi, senza colpa alcuna, si è trovato sul percorso della frana. “Inutile pensare alle assicurazioni: nessuna compagnia riconosce rimborsi per danni di questo genere”.

Non vuole sentire parlare di mancanza di cura del territorio, Patrizia Nava: “In questi anni il Comune di Brienno ha investito molto nella sicurezza delle sue aree, lungo il lago e soprattutto in montagna: oltre un milione di euro. Vorrei ricordare che molti, soprattutto nel centro storico, non dispongono di orti direttamente connessi alle abitazioni, a causa della mancanza di spazio. Gli orti si trovano fuori paese, lungo il versante della montagna e le ripe del torrente e delle altre vallette: il che significa che c’è cura del territorio”.

Chiede l’aiuto di tutti, Comuni e, soprattutto, cittadini. “Abbiamo istituito un Comitato, cercheremo di occuparci dei problemi di chi ha perso la casa, in particolare della signora che non ha più niente. Stiamo pensando anche ad una manifestazione pubblica, per tenere viva l’attenzione di tutti su quanto successo e sulle conseguenze che un evento del genere può avere sulla vita dei singoli e di una comunità piccola come la nostra”.

 

 

 

 

 

Europa addio

“La decisione tedesca di chiudere la sua industria nucleare entro 2022 apre nuove opportunità di partnership nel campo dell’energia…compreso un aumento delle forniture di gas russo utilizzando la capacità del gasdotto North Stream”.

Così si legge in una nota del Cremlino alla vigilia dell’incontro di oggi tra il presidente russo Medvedev e la cancelliera tedesca Angela Merkel. Gli ha fatto eco Vladimir Putin, primo ministro russo, affermando che “ci potrebbe essere un’ulteriore line aggiunta al North Stream”.

Mosse attese, quelle della Russia: era chiaro fin dai primi momenti che la decisione di Berlino di chiudere le centrali nucleari avrebbe aperto le porte del mercato dell’energia all’orso russo. Di più, così facendo la Germania ha consegnato l’Europa a Mosca, con la sola esclusione della Francia – fedele alla sua linea nuclearista – della Gran Bretagna – che grazie al petrolio del Mare del Nord ancora per qualche decennio può fare da sola e dispone comunque di diversi reattori nucleari, in complesso un panorama energetico che la rend indipendente – e dei paesi del mediterraneo occidentale, Italia, Spagna, Portogallo, che punteranno invece al gas nordafricano o a un mix con quello russo.

In sostanza, per accontentare l’ala radicale dei verdi e degli ambientalisti tedeschi, Angela Merkel ha disatteso in pieno due dei principi fondamentali del quadro di riferimento dell’Unione Europea in materia di energia – la sicurezza dell’approvvigionamento e l’indipendenza da agenti esterni – e creato le condizioni per una possibile rottura della stessa Unione Europea: i paesi tedeschi o germanici o comunque legati alla Germania andranno verso Mosca: Italia, Malta, Spagna e Portogallo verso i paesi arabi; Francia e Gran Bretagna sembrano invece destinate e mantenere una loro specificità, più o meno rilevante.

Europa addio.

Fukushima, il MIT: analisi dell’incidente e proposte per il futuro

L’impossibilità di assicurare il livello di alimentazione elettrica necessario per raffreddare reattori e piscine di stoccaggio del carburante nucleare è stata la causa scatenante dell’incidente nucleare di Fukushima.

 

Fukushima, analisi e proposte dal MIT.

Referendum sul nucleare, a rischio il futuro dell’Italia

Lasciamo perdere le disquisizioni giurisprudenziali e piuttosto cavillose di questi ultimi giorni, sull’eventualità che la vittoria degli antinuclearisti si trasformi in un boomerang: se il voto popolare dovesse premiare ambientalisti radicali, antinuclearisti, sostenitori dell’energia alternativa ad alotranza, a dispetto di quanto tutti i vari azzeccagarbugli potrebbero inventarsi – magari con ragione, ma pur sempre di invenzioni si tratterebbe – il significato ed il messaggio sarebbero chiari: niente centrali nucleari in Italia.

 

Tra il buio e la luce.

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