Svizzera, il Consiglio federale concretizza l’orientamento della strategia energetica 2050

 

Incremento del livello di efficienza energetica, anche attraverso l’ampliamento e il rinnovamento delle reti di distribuzione, sviluppo della produzione da fonti rinnovabili, continuazione nella politica di contenimento delle emissioni di CO2 da parte delle centrali alimentate a carburanti fossili. E poi, ancora, impulso alla ricerca scientifica.

sono le linee guida che il Consiglio federale elvetico ha definito nel quadro dell’azione per riorganizzare l’approvvigionamento energetico nel paese alpino, con obiettivo temporale il 2050.

Sulla base di queste direttive, il Dipartimento dell’energia (DATEC) di Berna provvederà ad elaborare i dettagli della strategia energetica e, entro la primavera del prossimo anno, presenterà al Governo un rapporto sulle relative misure, costi, effetti e possibilità di finanziamento. Successivamente il DATEC elaborerà entro la metà del 2012 un progetto di modifica delle leggi e ordinanze pertinenti da porre in consultazione.

Il 25 maggio scorso il Consiglio federale ha deciso la disattivazione delle attuali centrali nucleari che, al termine del loro ciclo di vita, non saranno sostituite. Nel corso della sessione estiva e autunnale, il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati hanno aderito alla decisione di principio del Governo. Negli ultimi mesi, in collaborazione con gli altri Dipartimenti competenti nonché in gruppi di lavoro composti di rappresentanti di Cantoni, Comuni, cerchie economiche, scientifiche, sindacati e organizzazioni ambientali, il DATEC ha preparato le prime proposte in merito a obiettivi, strumenti e misure della nuova strategia energetica 2050.

A garanzia della sicurezza dell’approvvigionamento energetico, il Consiglio federale punta su misure nell’ambito dell’efficienza energetica, energie rinnovabili, centrali elettriche a combustibili fossili, reti e ricerca, che saranno ulteriormente precisate dal DATEC.

Efficienza energetica
Edifici, apparecchi elettrici, industria, servizi e mobilità: tutti questi settori presentano un forte potenziale di risparmio. Tra gli strumenti per raggiungere un migliore livello di efficienza, e quindi risparmiare energia, il Consiglio federale ha indicato accordi sugli obiettivi, incentivi di mercato (bonus di efficienza), bandi di gara concorrenziali, modelli tariffari innovativi, progressi tecnici, prescrizioni più severe e ulteriori sforzi nella formazione, perfezionamento professionale e ricerca.

In particolare, Berna pensa di far ricadere sulle aziende di distribuzione dell’energia elettrica, mediante obiettivi quantificabili, l’obbligo di istruire ed incentivare la loro clientela al risparmio di elettricità tramite la composizione delle tariffe (ad esempio abolendo la tariffa di base per l’utilizzazione della rete o introducendo una tariffa di risparmio della corrente elettrica).

Nei piano che verrà dettagliato in seguito saranno sicuramente presenti una serie di passi già decisi:

  • Edifici: potenziale di risparmio di 13 TWh entro il 2020 e di 28 TWh entro il 2035 per quanto riguarda il riscaldamento nonché di 2 TWh entro il 2020 e di 7 TWh entro il 2035 per quanto riguarda l’elettricità => direttive tecniche, promozione del risanamento energetico degli edifici, formazione e perfezionamento professionale degli specialisti del settore edilizio, consulenze ai committenti.
  • Apparecchi elettrici: potenziale di risparmio di 0,5 TWh entro il 2020 e di un 1 TWh entro il 2035 => prescrizioni sull’efficienza, promozione delle smart technologies.
  • Industria e servizi: potenziale di risparmio di 16 TWh entro il 2020 e di 33 TWh entro il 2035. L’obiettivo di riduzione del consumo di elettricità è di circa 5 TWh entro il 2020 e di circa 13 TWh entro il 203 => accordi sugli obiettivi tra aziende e Confederazione, bandi di gara sull’efficienza energetica, bonus di efficienza. Le aziende ad alto consumo di energia elettrica e che riescono a raggiungere gli obiettivi di efficienza dovrebbero farsi esentare dal pagamento del supplemento per il finanziamento della rimunerazione a copertura dei costi per l’immissione in rete di energia elettrica (RIC).
  • Mobilità: potenziale di risparmio di 4 TWh entro il 2020 e di 11 TWh entro il 2035 => una rete meglio collegata, nuove tecnologie, come ad esempio illuminare strade e gallerie con i LED, produzione di energia nelle infrastrutture stradali.

Energie rinnovabili
La produzione di energia elettrica a partire dalle fonti rinnovabili deve aumentare di almeno 4 TWh entro il 2020 e di 13 TWh entro il 2035. L’attuale sistema di incentivazione mediante la RIC  deve essere adeguato in modo che gli impianti più grandi possano avere la priorità. Inoltre deve essere accorciata la durata della RIC.

Per quanto concerne i piccoli impianti di investitori privati (soprattutto gli impianti fotovoltaici e quelli a biomassa), il Consiglio federale intende dare una nuova impostazione al modello di incentivazione. Il DATEC sta vagliando nuovi modelli come la concessione di aiuti agli investimenti una tantum o il net metering. Si tratta di un meccanismo nel quale il gestore, in un primo tempo, consuma l’elettricità prodotta dal proprio impianto e immette nella rete solo eventuali eccedenze, operando un saldo netto (da cui l’espressione "net").

Allo scopo di accelerare le procedure di autorizzazione, devono essere unificate le prescrizioni cantonali in materia. Le procedure relative alla pianificazione direttrice e di utilizzazione come pure quelle relative all’esame di impatto ambientale devono essere semplificate e svolte parallelamente. Per garantire il finanziamento, i provvedimenti principali riguardano l’aumento del supplemento RIC e l’estensione degli obiettivi di incentivazione. Inoltre occorre potenziare le misure di promozione della geotermia (prestiti a tasso zero, aumento della copertura dei rischi da parte della Confederazione, impianti pilota e di dimostrazione).

Centrali elettriche a combustibili fossili

  • Centrali a gas a ciclo combinato: anche nella sua strategia energetica 2050 il Consiglio federale rimane fedele ai suoi obiettivi in materia di politica climatica. Ciò significa che i gestori di future centrali di questo tipo devono compensare integralmente le loro emissioni di CO2. Dovesse emergere dagli accertamenti del DATEC che le centrali a gas a ciclo combinato sono indispensabili per la stabilità della rete, occorre esigere una maggiore flessibilità delle quote di compensazione di CO2 in Svizzera e all’estero. Il Consiglio federale intende proseguire le trattative nell’ambito del sistema europeo di scambio delle quote di emissioni (ETS), per garantire ai gestori delle centrali a gas a ciclo combinato le stesse condizioni dei loro concorrenti europei.
  • Impianti di cogenerazione: gli impianti di cogenerazione decentralizzati devono produrre elettricità fino a 7 TWh entro il 2035. Mentre le centrali a gas a ciclo combinato forniscono energia elettrica alla rete per tutto l’anno, contribuendo alla sua stabilità, gli impianti di cogenerazione possono produrre energia di banda soprattutto in inverno, quando la produzione di elettricità di origine solare ed eolica è ridotta, fornendo così una quantità di calore utile per il riscaldamento. Devono essere incentivati solo quegli impianti che soddisfano determinate condizioni in materia di rendimento elettrico, sfruttamento del calore, cessione di energia elettrica e limite delle emissioni di CO2 per kWh. Queste condizioni devono ancora essere definite. In futuro gli impianti di cogenerazione devono essere in grado di coprire i loro costi grazie all’introduzione di tariffe di reimmissione di energia elettrica scaglionate nel tempo. Infine occorre stabilire condizioni per la compensazione di CO2.

Reti

Le reti ad alta tensione e le reti di distribuzione di energia elettrica devono essere rinnovate e ampliate. Nel contempo è necessaria una loro rivalorizzazione quali reti intelligenti (smart grid), affinché possa essere gestita la sempre più frequente immissione decentralizzata di corrente prodotta a partire da fonti rinnovabili. Le smart grid permettono un’interazione diretta tra consumatori, reti e produzione. Anche in futuro la Svizzera deve mantenere il suo raccordo alla rete europea, che le garantisce un alto grado di sicurezza di approvvigionamento elettrico. A questo scopo il Consiglio federale intende preparare una strategia "Reti energetiche" a livello nazionale, nella quale rientrano pure le misure per l’accelerazione delle procedure di autorizzazione. Infine va chiarita la problematica relativa ai costi computabili dell’ampliamento e della trasformazione delle reti come pure dei contatori intelligenti (smartmeter), al fine di garantire la sicurezza degli investimenti.

 

Ricerca energetica, progetti pilota e di dimostrazione, progetti faro

A medio e lungo termine la ricerca energetica deve contribuire a un approvvigionamento sicuro e sostenibile e a rafforzare la piazza tecnologica svizzera. Il prossimo anno il Consiglio federale intende sottoporre al Parlamento, in un messaggio separato sotto l’egida del DFI, il piano d’azione "Ricerca coordinata in campo energetico in Svizzera" per la ricerca, lo sviluppo e gli impianti pilota e di dimostrazione. Il Governo intende inoltre istituire un programma di progetti faro: mediante bandi di gara, vengono selezionati quei progetti di portata nazionale da parte di imprese, Cantoni, Comuni e mondo della ricerca che danno una visione tangibile del riassetto del sistema energetico.  

Uscire dal nucleare non è poi così facile

L’uscita dal nucleare e l’ambizioso riorientamento verso le energie rinnovabili comportano sfide e problemi rilevanti sul piano politico, economico e sociale, che non possono essere evidentemente affrontate individualmente.

La scorsa primavera Svizzera e Germania hanno deciso di rinunciare all’energia nucleare per puntare decisamente verso un futuro di sole energie rinnovabili. A distanza di cinque mesi, si trovano a dover fare i conti con prospettive meno positive ed ottimistiche e con problemi economici e sociali che le classi politiche dei due paesi hanno difficoltà a risolvere.

Ecco dunque la ragione del Forum dell’innovazione che i due paesi hanno organizzato per questi giorni nella città di confine di Sciaffusa, riunendo i principali soggetti e i gruppi d’interesse della cosiddetta «mobilità sostenibile», i quali hanno discusso le possibili forme di collaborazione.. 

L’intenzione espressa da Berna e Berlino è di promuovere intensamente, nei prossimi anni, la ricerca e di rilanciare con forza l’innovazione nel settore economico. Inoltre, hanno ribadito la necessità di collaborare per un’economia sostenibile ed efficiente sul piano energetico e delle risorse.

Durante il forum, il consigliere federale Johann N. Schneider-Ammann e il ministro tedesco Annette Schavan hanno auspicato una maggiore collaborazione nella politica dell’innovazione per promuovere un’idea di economia e di società sostenibile ed efficiente sul piano energetico e delle risorse. 

A Sciaffusa gli esperti provenienti dalla Svizzera, dalla Baviera e dal Baden-Württemberg – i due Laender tedeschi di confne con la Confederazione – hanno presentato i propri progetti orientati al futuro in materia di «elettromobilità», «studi sulla mobilità» e «veicoli innovativi». I temi di ricerca e di sviluppo mostrano che i due Paesi si integrano perfettamente: la Germania con le competenze nella costruzione di veicoli e la Svizzera con la presenza di numerose aziende di componentistica e dell’indotto. Inoltre, le strategie di promozione e di pianificazione dei due Paesi sono articolate in modo simile.

La promozione delle attività economiche e di innovazione transfrontaliere è di primaria importanza per lo sviluppo di nuovi mercati.

Nella propria strategia di politica economica estera il Consiglio federale ha deciso di consolidare i rapporti con la Germania. L’incontro di lavoro bilaterale tra il consigliere federale Johann Schneider-Ammann e il ministro Annette Schavan è servito proprio ad approfondire le relazioni, tradizionalmente eccellenti, tra i due Paesi. Al centro dei colloqui vi sono stati i progetti in materia di politica economica e di ricerca, come la strategia svizzera Cleantech e la Hightechstrategie 2020 della Germania, nonché la questione del contrasto a lungo termine della carenza di personale specializzato.

Svizzera, il futuro energetico passa dalla ricerca

La ricerca come elemento fondamentale della politica energetica, per favorire lo sviluppo di tecniche innovative e contribuire alla garanzia di un approvvigionamento energetico sufficiente, sicuro, economicamente sostenibile e rispettoso dell’ambiente.

Sono le linee guide che la Confederazione Elvetica ha deciso di adottare per quanto riguarda la politica dell’energia da oggi fino al 2050 e attorno alle quali ruoteranno i lavori della nona conferenza nazionale svizzera sulla ricerca energetica, in programma oggi e domani al centro congressi della

BEA Expo di Berna. L’evento sarà inaugurato dalla Consigliera federale Doris Leuthard e vedrà la partecipazione dinumerose personalità del mondo scientifico, economico e politico.

Nel maggio del 2011 il Consiglio federale decise di abbandonare progressivamente il nucleare: una decisione che ha, ovviamente, un impatto significativo sulla ricerca energetica. “La Svizzera deve raddoppiare i suoi sforzi per individuare soluzioni che permettano di far fronte all’insufficienza delle capacità di produzione di corrente elettrica prevedibile a medio termine”, si legge nel comunicato che il Dipartimento federale dell’energia ha emesso presentando l’appuntamento bernese. Per questo è importante investire nel campo della ricerca nei prossimi decenni.

A tale scopo è stato istituito un gruppo di lavoro sulla ricerca energetica diretto dalla Segreteria di Stato per l’educazione e la ricerca, al quale partecipano i principali Uffici federali interessati, la CORE, il Consiglio dei politecnici federali, le università e le scuole universitarie professionali. Nell’ambito della conferenza, alcuni rappresentanti di queste istituzioni coglieranno l’occasione per illustrare il loro punto di vista e i loro possibili contributi alla nuova strategia energetica 2050. Nel 2012 le proposte del gruppo di lavoro saranno integrate nel Piano quadriennale della ricerca energetica, che definisce gli ambiti della ricerca pubblica in Svizzera. Il Piano viene regolarmente aggiornato dalla Commissione federale per la ricerca energetica (CORE).

Il progetto che sarà presentato alla conferenza dei prossimi 28 e 29 novembre riguarda gli anni 2013-2016 e pone l’accento sulle quattro tematiche strategiche seguenti: «habitat e lavoro del futuro», «mobilità del futuro», «sistemi energetici del futuro» e «processi del futuro». Il progetto di Piano direttore è in consultazione fino alla fine di febbraio 2012.

Occhiali per viaggiare, nel tempo e nello spazio

Immaginate di passeggiare per una città sconosciuta indossando occhiali speciali che vi mostrano in sovrimpressione tutte le informazioni di cui avete bisogno: ristoranti, farmacie, musei, punti di informazione turistica o quant’altro possiate cercre, anche stazioni di polizia o dei carabinieri. Se siete appassionati di storia, potreste perfino riuscire a  vedere le vie e le piazze esattamente come erano 500 anni prima, sentirvi proiettati nell’atmosfera di allora. O, ancora, di portare speciali cuffie che danno indicazioni utili nel caso abbiate delle disabilità visive.

Sono solo alcuni degli scenari possibili grazie agli sviluppi futuri previsti per il progetto scientifico europeo VENTURI, acronimo che deriva da una strana e complessa trasformazione in sigla del nome completo (immersiVe ENhancemenT of User-woRld Interactions) di un progetto dedicato alla realtà aumentata e coordinato dalla Fondazione Bruno Kessler (FBK) di Trento.

Iniziato ufficialmente nell’autunno di quest’anno, con il meeting organizzato nella sede della FBK di Povo (Trento) il 13 e il 14 ottobre scorsi, il progetto avrà la durata di tre anni e riceverà un finanziamento europeo di 3,6 milioni di euro. Con la FBK vi partecipano centri di ricerca e società del calibro di Fraunhofer Heinrich Hertz Institute (Germania), ST-Microelectronics (Italia), metaio (Germania), ST-Ericsson (Francia), e-Diam Sistemas (Spagna), Sony Ericsson (Svezia) e INRIA (Institut National de Recherche en Informatique et en Automatique, Francia).

L’obiettivo principale di VENTURI è sviluppare una piattaforma mobile dotata di sensoristica avanzata e di telecamere – molto potente dal punto di vista informatico e connessa a Internet e a banche dati – che sia in grado di dare un decisivo impulso alle future applicazioni di realtà aumentata.

Oltre alle ormai classiche stime sull’ubicazione dell’utente, che sfruttano ad esempio i sistemi GPS, VENTURI svilupperà e utilizzerà tecniche più avanzate basate sull’analisi in 3D della scena visiva e dell’audio per dare stime senza precedenti sul contesto in cui si sta muovendo l’utente. In questo modo si potranno ricevere informazioni adeguate alla situazione reale e al comportamento di chi utilizza il dispositivo (diverse ad esempio se il destinatario sta correndo sotto la pioggia o se invece è comodamente sdraiato in spiaggia). Inoltre la piattaforma, sfruttando giroscopi e accelerometri, permetterà all’utente di interagire con il dispositivo attraverso gesti naturali e non necessariamente digitando su uno schermo o una tastiera.

“Oggi – spiega Paul Chippendale, ricercatore dell’Unità TeV (Technologies of Vision) al Centro Information Technology della Fondazione Bruno Kessler e coordinatore di VENTURI – aumentiamo già la realtà quando usiamo dispositivi mobili con connessione Internet che ci permettono di accedere quasi istantaneamente alla conoscenza umana globale collettiva, ma stiamo solo sfiorando una piccola parte del potenziale a nostra disposizione. L’obiettivo di VENTURI è creare un nuovo paradigma della realtà aumentata incentrato sull’utente più che sul dispositivo”.

“Al progetto – prosegue Chippendale – partecipano anche l’Istituto francese e l’Istituto tedesco per i ciechi che sono molto interessati a capire come si può utilizzare la realtà aumentata per migliorare la qualità della vita. Uno dei partner sta lavorando all’audio aumentato, altro aspetto molto interessante. Si tratta di cuffie non invasive che traducono alcune informazioni visive in un flusso di suoni. Stiamo quindi lavorando con tipologie diverse di utenti per capire come le nostre tecnologie possano essere utili in situazioni concrete”. In sintesi, gli sviluppi di VENTURI potranno avere innumerevoli applicazioni nel campo delle tecnologie e dei servizi innovativi basati su media intelligenti, adattabili e personalizzati, che favoriscano l’utente venendo incontro alle sue aspettative. Per quanto riguarda la FBK i ricercatori coinvolti nel progetto, oltre a Paul Chippendale, sono Michele Zanin (Unità TeV – Technologies of Vision) e Giovanni Tummarello (Unità WeD -Web of Data).

Ecco i chip per emulare il cervello umano

Una nuova generazione di chip, del tutto innovativi per modalità di progettazione e costruzione, sono stati messi a punto dai ricercatori IBM nell’ambito delle ricerche per computer in grado di emulare le capacità di percezione, azione e cognizione del cervello umano.

Si tratta dei primi modelli di chip neurosinaptico, ovvero capaci di ricreare – attraverso algoritmi e circuiti di silicio avanzati – quanto avviene in natura tra i neuroni basati su potenziali d’azione (spiking neurons) e le sinapsi nei sistemi biologici, come il cervello. I primi due prototipi di chip sono già stati costruiti e sono attualmente in fase di test.

Pur non contenendo elementi biologici, i primi prototipi di chip per il cognitive computing – come viene chiamato questo modello di elaboratore elettronico, vicino, molto vicino a come funziona il cervello umano – di IBM utilizzano circuiti di silicio digitali ispirati alla neurobiologia, per costituire ciò che si definisce un “nucleo neurosinaptico” con memoria integrata (sinapsi replicate), calcolo (neuroni replicati) e comunicazione (assoni replicati).  

IBM ha due progetti di prototipi funzionali. Entrambi i nuclei sono stati fabbricati in SOI-CMOS a 45 nm e contengono 256 neuroni. Un nucleo contiene 262.144 sinapsi programmabili, mentre l’altro contiene 65.536 sinapsi in grado di apprendere. Il team IBM ha dimostrato con successo applicazioni semplici, quali navigazione, visione artificiale, riconoscimento di modelli, memoria associativa e classificazione.  

L’architettura generale del cognitive computing di IBM è una rete on-chip di core leggeri, che creano un unico sistema integrato di hardware e software. Questa architettura, diversamente dal  tradizionale calcolo di von Neumann, non ha una programmazione impostata, integra la memoria con il processore e emula l’elaborazione distribuita, parallela e guidata dagli eventi del cervello umano.

L’obiettivo a lungo termine di IBM è costruire un sistema di chip con dieci miliardi di neuroni e centinaia di trilioni di sinapsi, con consumi di appena un chilowatt di potenza e dimensione inferiore a due litri di volume.  

I chip del futuro potranno “ingerire” le informazioni da ambienti complessi del mondo reale, attraverso diverse modalità sensoriali, e agire attraverso diverse modalità motorie in modo coordinato e dipendente dal contesto.
Ad esempio, un sistema di cognitive computing che monitora l’approvvigionamento idrico mondiale potrebbe contenere una rete di sensori e attuatori che registrano e riferiscono dati quali temperatura, pressione, altezza d’onda, acustica e marea oceanica, ed emettono allarmi tsunami sulla base del suo processo decisionale. Allo stesso modo, un negoziante che rifornisce gli scaffali potrebbe utilizzare un guanto tecnologico che monitora l’aspetto, l’odore, la consistenza e la temperatura, per individuare i prodotti guasti o contaminati. Interpretare i dati in tempo reale che arrivano a una velocità vertiginosa sarebbe un’impresa immane per i computer odierni, mentre risulterebbe naturale per un sistema ispirato al cervello umano.   

I chip per il cognitive computing sono stati costruiti nello stabilimento IBM di Fishkill, N.Y. e sono attualmente in fase di test presso i laboratori di ricerca di Yorktown Heights, N.Y. e San Jose, California.

IBM, aumento record del fatturato e del numero dei nuovi clienti

IBM rafforza la sua presenza nel comparto dei server grazie alla combinazione di un aumento significativo delle quote di mercato  e dell’acquisizione di numerosi nuovi clienti che la multinazionale di servizi IT ha ‘strappato’ alla concorrenza. 

Il secondo trimestre del 2011 ha fatto registrare, per l’azienda di Poughkeepsie – che, tra l’altro, quest’anno ha festeggiato i suoi ‘primi’ cento anni di vita –, il più alto tasso di aumento del fatturato oltre che un numero record di nuovi clienti. Secondo il Worldwide Quarterly Server Tracker di IDC, nel secondo trimestre del 2011, IBM è leader in termini di fatturato (factory revenue) e  raggiunge la quota  di mercato del 30,5 per cento. HP viene accreditata di una quota del 29,8 percento. Ulteriore fattore di soddisfazione, per Big Blue, è che la crescita del fatturato dei server (24,5%) è stata superiore all’andamento generale del settore (+17,9) per cento.

Il report IDC conferma, inoltre, la leadership del Power Systems IBM nell’area dei server  UNIX, con un aumento di  5,2 punti anno su anno  e una quota di mercato del 47,4 per cento, area in cui i concorrenti hanno invece perso terreno. Nel mercato x86, IBM System x ha registrato un tasso di crescita del 15,3 per cento anno su anno.  Nello stesso trimestre, la  IBM ha confermato la sua leadership nell’area dei server di prezzo superiore a $250.000, conseguendo una quota di mercato in termini di fatturato del 69,5 per cento, sostenuta dalla costante solidità del nuovo mainframe, l’IBM zEnterprise. Secondo IDC, questo è stato il quarto trimestre consecutivo in cui si è registrato un fatturato superiore a 1 miliardo di dollari per l’IBM System z, mentre i sistemi con piattaforma operativa z/OS hanno rappresentato il 9 per cento di tutto il fatturato dei server nel secondo  trimestre 2011.

Fukushima, il MIT: analisi dell’incidente e proposte per il futuro

L’impossibilità di assicurare il livello di alimentazione elettrica necessario per raffreddare reattori e piscine di stoccaggio del carburante nucleare è stata la causa scatenante dell’incidente nucleare di Fukushima.

 

Fukushima, analisi e proposte dal MIT.

Referendum sul nucleare, a rischio il futuro dell’Italia

Lasciamo perdere le disquisizioni giurisprudenziali e piuttosto cavillose di questi ultimi giorni, sull’eventualità che la vittoria degli antinuclearisti si trasformi in un boomerang: se il voto popolare dovesse premiare ambientalisti radicali, antinuclearisti, sostenitori dell’energia alternativa ad alotranza, a dispetto di quanto tutti i vari azzeccagarbugli potrebbero inventarsi – magari con ragione, ma pur sempre di invenzioni si tratterebbe – il significato ed il messaggio sarebbero chiari: niente centrali nucleari in Italia.

 

Tra il buio e la luce.

I Grandi del mondo zitti sull’energia nucleare

Poche parole, e nemmeno buone, sul tema dell’energia al G8 in corso a Deauville in Francia.

I rappresentanti degli Otto Grandi della Terra hanno dedicato pochissimi minuti al futuro energetico del mondo, e ai problemi di sicurezza e di approvvigionamento di oggi. Almeno da quanto risulta dai resoconti ufficiali. Lo riporta NucleareBlog.it, il blog italiano dedicato all’energia nucleare.

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