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“Dal cedro la scintilla per una nuova Como”

E così, il cedro del Libano che troneggiava in piazza Verdi a Como, proprio davanti alla facciata del Teatro Sociale e a breve distanza dal retro del Duomo, è stato abbattuto. Un abbattimento contrastato, combattuto e dibattuto, eseguito prima dell’alba – le macchine e gli operai incaricati del taglio hanno iniziato a lavorare intorno alle 4:30 di mattina – e che aveva visto un ultimo, clamoroso tentativo di salvare la pianta appena il giorno prima, quando un giovane si è legato ai poderosi rami del cedro dopo esservi arrampicato. Un gesto in pieno stile-Greenpeace, degno delle più combattive organizzazioni ambientaliste californiane. Del tutto inutile, evidentemente: l’assessore Fulvio Caradonna non ha inteso ragioni, e il cedro è finito in pezzi poche ore dopo. Con lui, è finito a pezzi anche l’impegno dei tanti – diverse migliaia, pare – cittadini che si sono spesi, con email, lettere, telefonate e partecipazione alle manifestazioni organizzate in difesa dell’albero.

E’ il momento, adesso, di analizzare, capire, comprendere. Della vicenda parliamo con Franco Cavalleri, esperto nel campo del rapporto tra ambiente, sviluppo sociale ed economico, con all’attivo diversi libri e partecipazioni a conferenze internazionali sull’ambiente e la sostenibilità.

“Le domande che sorgono da tutta questa vicenda, – ci dice Cavalleri – che si è snodata per oltre un anno, dapprima strisciante, quasi pigra, poi con forza sempre maggiore, fino all’esplosione di queste ultime setttimane, sono molte e investono ambiti diversi e variegati della comunità comasca. Alcune questioni riguardano specificatamente il mondo dell’ambientalismo e dell’alternativa culturale del capoluogo lariano. Altre investono – con la forza di un ciclone – un ambiente politico già scosso da diverse altre vicende dai risvolti pochi chiari (eufemismo) e che indicano l’avvicinarsi di una resa dei conti, una specie di Notte dei lunghi coltelli, all’interno della stessa maggioranza di centrodestra che amministra la città dal 1994. Infine, a essere toccato con forza è il rapporto tra Palazzo Cernezzi  – dove ha sede il Municipio comasco – e i suoi cittadini: sempre più spesso appare evidente l’esistenza di quello che analisti politicamente corretti chiamerebbero gap di comunicazione da parte del Comune, ma che agli occhi dei comuni cittadini appare semplicemente come una mancanza di volontà da parte di chi amministra il Municipio di colloquiare con loro, ascoltare i loro desideri, i loro progetti, i loro bisogni.”

Partiamo da questo punto: il rapporto tra i cittadini e l’Amministrazione comunale. Cosa può insegnarci la vicenda del cedro di piazza Verdi?

“Questa vicenda si inserisce in un ampio panorama di esempi di incomunicabilità tra Palazzo Cernezzi e la popolazione. E che, guarda caso, riguardano tutti progetti di nuovi insediamenti urbani e costruzione di strade. Come la tangenziale che dovrebbe sorgere nella zona meridionale del territorio comunale. Un progetto discusso, che non piace nemmeno alla Regione Lombardia: a dispetto di tutto questo, il Comune ha fatto partire le pratiche per gli espropri, senza nemmeno avere la certezza che la tangenziale verrà veramente realizzata. In entrambi i casi, così come in tutti gli altri di questi anni, i cittadini rimangono da soli, non trovano nell’Amministrazione quell’interlocutore che invece si aspettano e a cui hanno diritto.”

“Nel caso specifico del cedro di piazza Verdi, le modalità con cui l’abbattimento è stato realizzato sono semplicemente indegne di un’Amministrazione degna di rispetto.”

L’intervento è stato fatto di notte, quando ancora il sole non era sorto.

“Un fatto gravissimo: il messaggio che è stato mandato ai cittadini è, semplicemente ‘noi ce ne freghiamo di voi, qualunque cosa voi diciate. Non siamo interessati ad un confronto con voi, ad ascoltare le vostre idee, siamo disposti a tutto pur di realizzare i nostri progetti’.”

“Gravissimo è anche lo sgarbo istituzionale fatto al Consiglio comunale: la sera di giovedì viene deciso di inserire la discussione sull’abbattimento o meno del cedro nell’ordine del giorno del Consiglio del lunedì successivo. Poche ore dopo, l’albero non c’è più. Dal punto di vista istituzionale, è un’offesa al ruolo del Consiglio e dei Consiglieri. Anche in questo caso, il messaggio è ‘ce ne freghiamo di voi’.”

Difatti, le polemiche politiche si sono accese immediatamente. E’ stato come buttare benzina su un fuoco già alimentato dalle vicende che riguardano la ex-Spt, la società di gestione dei trasporti in città e in provincia.

“Per questo ho paragonato l’aria che si respira a Como a quella di una resa dei conti, di una Notte dei lunghi coltelli. Da qui alle prossime elezioni regionali ci saranno scontri, agguati, tradimenti. Qualcuno rimarrà vittima, altri troveranno spazi nuovi. Altri ancora verranno convinti a lasciare le poltrone che oggi occupano per altre, apparentemente più prestigiose.”

In una sorta di promoveatur ut amoveatur. insomma.

“Esatto, proprio quello. ”

Poi ci sono risvolti nel campo dell’ambientalismo. Cosa può dirci al riguardo?

“Verdi e ambientalisti in genere dovrebbero fare un’analisi dei tanti insuccessi di questi anni e voltare pagina. La vicenda del cedro ha mostrato chiaramente i limiti culturali che impediscono alle loro azioni di avere successo.”

Può chiarire meglio?

“La battaglia è stata incentrata sul cedro. Un errore. L’albero, nella cultura italiana, non occupa una posizione di primaria importanza. Nel nord Europa abbiamo un’intera mitologia costruita sull’albero, che viene rispettato, amato, cercato. La foresta è fonte di vita, e come tale viene protetta. In Italia, no. Al contrario, in questo paese la foresta è semplicemente un ostacolo, qualcosa di rimuovere se non distruggere. Fin dalla caduta dell’Impero Romano, quando il declino dell’urbe, dell’organizzazione cittadina tipica dei Romani, portò alla crisi dei commerci, dei trasporti, delle comunicazioni. Le città si spopolarono, diventarono borghi. Non più gestite, le foreste si espansero, occuparono tutti gli spazi isolando borghi e villaggi. La foresta era un pericolo. Non per nulla dalla parola foresta deriva anche forestiero, ovvero straniero, sconosciuto, e quindi possibile fonte di problemi e pericoli.”

Tutto questo cosa ha significato per i Verdi e gli ambientalisti nella vicenda del cedro?

“L’impossibilità di far arrivare il loro messaggio alla gente. Usavano uno schema mentale e un linguaggio che non potevano capire: e difatti la stragrande maggioranza della popolazione di Como non ha capito.”

“Non dimentichiamo, poi, che degli 83mila residenti di Como solo una minima parte vive nella zona di piazza Verdi. Al più, 15-20mila. Gli altri 60mila e passa vivono nei borghi e nelle frazioni esterne: esserci o non esserci, il cedro, per loro cambia poco o nulla. Non è certo una battaglia che li possa coinvolgere. Difatti, non li ha coinvolti.”

Cosa si poteva fare per coinvolgere maggiormente l’opinione pubblica comasca?

“Impostare la battaglia sull’opposizione al progetto di riqualificazione di piazza Verdi in generale. Dimostrare l’esistenza di un’alternativa al piano dell’Amministrazione comunale. Presentare una visione diversa degli spazi urbani. Per esempio, nulla è stato detto sul fatto che Como, già da diversi anni, ha firmato la Convenzione di Aarhus, la cosiddetta Agenda 21: che, tra le varie cose, impegna le amministrazioni firmatarie a realizzare progetti urbani che vadano nel senso di una lotta al riscaldamento globale. E uno spazio enorme e vuoto, basato su asfalto e granito, è esattamente il contrario di quanto indicato.”

In definitiva, quale lettura si può dare dell’intera vicenda?

“Como ha bisogno di rivedere e ricostruire sé stessa, la sua cultura, il modo in cui si rapporto al suo interno, tra le varie componenti di questa città: amministrazione comunale, partiti e movimenti, gruppi economici e sociali. Spero che l’abbattimento del cedro si dimostri la scintilla per avviare questo processo di revisione e ricostruzione. Una nuova Como.”

2 comments on ““Dal cedro la scintilla per una nuova Como”

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  2. elisabetta patelli
    April 4, 2012

    mah , non e’ andata proprio cosi. Franco ,che faceva parte della nostra squadra elettorale nel 2007, avrebbe potuto essere piu’ corretto nella trasmissione della nostra battaglia ,che era tutt’altro che incentrata sul solo cedro :era una battaglia per il rispetto dei diritti dei cittadini, per un modello di Amministrazione piu’ democratica e non da “pirati della notte”(come poi si sono dimostrati) e di tutela del verde pubblico, tutto , come “bene comune”.(tant’e’ che la battaglia del cedro fu accompagnata da una proposta di delibera di realizzazione di un Piano del Verde,su iniziativa dei Verdi in Consiglio comunale , .delibera approvata e mai attuata .Spiace sempre lqunado si legge una informazione non corretta..Bisognera’ combattere anche per una ecologia professionale.

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This entry was posted on June 13, 2009 by in Cultura, notizie and tagged , , , , , , .
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