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L’Unione Europea denuncia l’Italia sui soldi al Mezzogiorno

Il Sud batte (ancora) cassa. Ma Bruxelles bacchetta Roma per finanziamenti “illegali”.

Si parla tanto di Mezzogiorno, in questo periodo, e di come risolvere la “Questione Meridionale”. Argomento che, peraltro, rimbalza sulle pagine dei giornali e nelle cronache della politica fin dall’inizio dell’Unità d’Italia, ormai quasi 150 anni fa, senza che si sia mai arrivati ad una soluzione.

Oggi, come ai tempi della DC, ai tempi del Ventennio e andando ancora più indietro del tempo ai primi decenni del Regno d’Italia, l’argomentazione-base di ogni lamentela da parte delle regioni meridionali è “vogliamo soldi”. E l’unica risposta mai data dai diversi regimi e governi di Roma – indifferentemente da colore politico e personaggi – è sempre stata quella di far arrivare al sud soldi a pioggia, senza badare più di tanto quanti fossero e a chi arrivassero.Soldi che, poi, sono sempre stati usati in modo inefficiente, e con il solo scopo di pagare il consenso politico delle popolazioni meridionali.

Come questi soldi siano stati usati è dimostrato anche dai molti provvedimenti di infrazione che l’Unione Europea ha aperto nei confronti dell’Italia per utilizzo “improprio” dei fondi europei. Questi, almeno, dispongono di un minimo di controllo sulle disposizioni d’uso, al contrario dei fondi “italiani” che sono sempre andati nella più completa anarchia.

Ultimo, in ordine di tempo, di questi provvedimenti di infrazione è quello che riguarda un aiuto illegale e incompatibile di 2,75 milioni di euro che lo Stato italiano ha concesso a New Interline S.p.A.. La Commissione europea, infatti, ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia europea, in base all’articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE, per il mancato rispetto di una decisione della Commissione dell’aprile 2008 (si veda IP/08/578). La decisione ordinava all’Italia di recuperare un aiuto illegale e incompatibile di 2,75 milioni di euro concesso a New Interline S.p.A., fabbricante italiano di poltrone ubicato in Basilicata. Finora l’Italia non ha recuperato l’aiuto dal beneficiario.

Il commissario responsabile per la Concorrenza Neelie Kroes ha osservato: “Il recupero degli aiuti illegittimi e incompatibili mira a ripristinare eque condizioni di concorrenza nel mercato unico. La Commissione adotterà tutte le misure giuridiche necessarie per garantire che gli Stati membri adempiano ai loro obblighi di recupero.”

Il 16 aprile 2008 la Commissione ha accertato che l’Italia aveva concesso una garanzia statale di 2,75 milioni di euro a favore di New Interline S.p.A., in violazione dell’articolo 88, paragrafo 3, del trattato CE (si veda IP/08/578). Infatti, l’Italia aveva concesso l’aiuto al salvataggio senza previa approvazione della Commissione e dopo sei mesi non aveva né interrotto l’aiuto né presentato un piano per il ripristino della redditività, come previsto dagli orientamenti della Commissione del 2004 per gli aiuti al salvataggio e alla ristrutturazione (si veda IP/04/856). La Commissione ha pertanto ordinato all’Italia di recuperare l’aiuto, maggiorato degli interessi, da New Interline S.p.A.

Oltre un anno dopo l’adozione della decisione, l’Italia non ha preso provvedimenti per recuperare l’aiuto da New Interline S.p.A. La Commissione ha pertanto adito la Corte di giustizia europea, in base all’articolo 88, paragrafo 2, del trattato CE, affinché dichiari che l’Italia ha omesso di eseguire la decisione della Commissione del 16 aprile 2008.

La rigorosa posizione assunta dalla Commissione nei confronti degli Stati membri che non rispettano l’obbligo di recuperare gli aiuti illegali è perfettamente in linea con il piano di azione nel settore degli aiuti di Stato presentato nel giugno 2005 (si veda IP/05/680) e con la comunicazione sull’esecuzione delle decisioni di recupero (si veda IP/07/1609).

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This entry was posted on July 28, 2009 by in notizie, Unione Europea and tagged , , , .
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