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COP15 alla stretta finale

Siamo alla stretta finale. Dopo dieci giorni di negoziazioni, colloqui, incontri, discussioni, anche diversi litigi e perfino qualche abbandono, poi rientrato, del tavolo negoziale – tutte cose più foilcloristiche che sostanziali – con oggi entriamo nella Tre Giorni che conta. Tutto quanto detto, fatto, scritto fino ad oggi era solo preparatorio, una specie di partita a scacchi alla ricerca della posizione migliore. Come nel ciclismo, quando si prepara una volatona finale, siamo arrivati all’ultimo chilometro, i gregari hanno lavorato duro, ma ora entrano in gioco i big, i grandi campioni, i fuoriclasse, quelli veramente in grado di imporre una svolta, un risultato, qualunque esso sia.

Come siamo arrivati a questo punto? L’ultimo giorno è stato probabilmente il più fruttuoso, almeno a detta di Connie Hegegaard, Presidente della Conferenza ed ex ministro per l’energia ed il clima in Danimarca.

“Siamo riusciti a concentrare i ministri sul lavoro da fare”, ha detto, implicitamente ammettendo che non pochi tra i ministri presenti dovevano essere ‘distratti’, forse più attenti ai giochi di posizione – come si diceva all’inizio – che ai temi veri e propri della Conferenza. “Abbiamo avuto diversi ministri e capi-delegazione a colloquio su cinque problemi. E sono rimasti molto ocupati fino a tarda notte. Qualcuno anche fino a molto tardi stanotte”.

Yvo de Boer, il numero uno sul clima alle Nazioni Unite, ha aggiunto che “abbiamo raggiunto un momento importante e interessante nel processo. Ci sono stati progressi in un numero di aree significative. Ma non abbiamo ancora visto abbastanza.”

Insomma, progressi ne sono stati fatti, ma forse non quanti sarebbe stato auspicabile. Basta dare un occhio veloce al documento di draft dell’accordo per rendersi conto, d’altronde, di quanto rimanga ancora da fare: tutti i passaggi-chiave sono infarciti di parentesi, ad indicare la necessità di raggiungere un accordo su quei punti.

La firma dell’accordo, se si riuscirà ad averne uno, è per venerdì pomeriggio. Sul tardi, se verrà rispettata la tradizione di questi COP. La Hegegaard, comunque, si rifiuta di prendere in considerazione l’ipotesi di rimandare il tutto ad un successivo appuntamento. “Dobbiamo arrivare ad un punto comune, o il rischio è di andare avanti senza fine”. Ora e qui: è questo il tempo ed il posto per concludere.

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This entry was posted on December 16, 2009 by in notizie, Politics, Tecnologia and tagged , , , , , .
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