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Social media, aziende bocciate

Le aziende italiane dimostrano ancora grandi difficoltà ad approfittare delle possibilità che gli strumenti di comunicazione sociale, i social media, offrono per l’ampliamento e lo sviluppo di un business. E i numeri dell’indice bocciano inesorabilmente quelle di grandi dimensioni.

È il risultato di una ricerca svolta dallo IULM, la Libera Università di Lingue e Comunicazioni di Milano, su un campione di oltre settecento aziende (720, per l’esattezza, equamente divise tra piccole, medie e grandi. Centoventi rientrano nel novero dell’amministrazione Pubblica).

La ricerca si è svolta nell’ambito del Master in Social Media Marketing & Web Communication della Scuola di Comunicazione IULM, e ha voluto approfondire i processi di adozione e utilizzo dei social media da parte delle aziende italiane. Per superare i limiti di rappresentatività che penalizzano le rilevazioni basate su risposte ottenute solo attraverso sondaggi online, l’indagine è stata suddivisa in tre fasi: analisi desk, sondaggio online e interviste.

La fase desk ha preso in considerazione sei diversi settori d’attività: moda, alimentare, hospitality, pubblica amministrazione, banche ed elettronica. Per ogni settore sono state coinvolte 120 aziende, equamente suddivise per dimensione in relazione ai dati di fatturato. L’anaisi ha preso in considerazione fattori quali la presenza sul web e nei principali social media (Facebook, Youtube, Twitter, blog, Flickr, Linkedin), e ha consentito di arrivare ad una valutazione dell’uso più o meno strategico dei social media, in tre dimensioni specifiche: orientamento verso tecnologie 2.0 (ovvero, apertura verso interazione con l’esterno); gestione, efficacia delle azioni adottate. La loro misura ha poi permesso di costruire un indice del livello di sviluppo delle attività di social marketing, che i responsabili della ricerca hanno battezzato Indice di SocialMediAbility, ovvero della capacità di un’azienda di fare leva sulle possibilità ed opportunità che i social media offrono per sviluppare il business.

I numeri sono alquanto sconfortanti: meno del 10% delle aziende di piccole dimensioni fa uso di strumenti di comunicazione sociale, percentuale che sale al 32% per le medie aziende. Solo apparentemente migliore (58%) il risultato relativo alle grandi aziende: da loro ci si sarebbe aspettato molto di più, considerate le dimensioni aziendali e il fatto che fanno generalmente parte di reti industriali e commerciali molto ampie e con agganci all’estero.

La suddivisione geografica disegna il quadro di un Paese nettamente diviso in due: il Nord, da solo, supera la somma di Centro e Sud.

Interessante anche notare come, delle aziende che hanno attivato uno o più strumenti di comunicazione, solo il 17% abbia linkato gli ambienti dei social media alle pagine internet del brand. Dimostrazione di un atteggiamento culturale ancora in via di definizione e, per molti versi, immaturo.

Il risultato finale, l’indice di SocialMediAbility di cui abbiamo detto, delle grandi aziende è sconfortante: su una scala da 0 a 10, i punteggi medi ottenuti dalle principali, per dimensioni, aziende italiane segna 1,9 per quanto riguarda l’Orientamento 2.0, 1,8 per la capacità nel gestire gli strumenti e 1,5 per l’efficacia delle azioni intraprese. Bocciatura piena, insomma.

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This entry was posted on January 18, 2011 by in Culture, notizie, Tecnologia, Uncategorized and tagged , , , , , .
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