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Nucleare, in Svizzera vincono i Sì

Vittoria dei sostenitori del nucleare in Svizzera, nel referendum consultivo tenutosi nel Canton Berna. I cittadini del cantone erano chiamati ad esprimersi nell’ambito di una votazione consultiva – dunque senza un carattere giuridico vincolante – sulla sostituzione dell’impianto nucleare di Mühleberg.

Il carattere nazionale di quest’ultima consultazione non è da sottovalutare. Con il sostegno dei bernesi a un’eventuale sostituzione della centrale – la più piccola sul territorio elvetico – viene lanciata la vera e propria discussione sul rinnovamento della politica nucleare svizzera. Discussione che si impone sullo sfondo del pericolo di una lacuna nell’approvvigionamento elettrico che si prospetta a partire dall’anno 2030.

Il verdetto della consultazione popolare è stato preceduto da un’intensa campagna di sostenitori e contrari: il Governo cantonale, orientato a sinistra, si era opposto fortemente al progetto di una seconda centrale nucleare (la cosiddetta Mühleberg II) nel piccolo paesino, mentre il Gran Consiglio e i partiti centristi e di destra si sono impegnati per il rimpiazzo dell’impianto. Il voto popolare ha dunque sconfessato il Governo cantonale in carica, segno di uno scollamento tra potere politico e cittadini, o almeno tra partiti della sinistra ed elettori.

Sotto almeno due aspetti la decisione del Canton Berna è un segnale importante in vista delle prossime consultazioni cantonali e in prospettiva della votazione federale in materia di energia nucleare prevista nel 2013. Innanzitutto i cittadini bernesi non solo si sono espressi a favore di un proseguimento della politica nucleare, ma sono disposti a continuare ad ospitare una centrale. Con oltre il 60% dei favori, infatti, gli abitanti di Mühleberg hanno massicciamente difeso il proprio impianto. Questo a prima vista potrebbe sembrare paradossale, ma dopo un’analisi più accorta non sorprende più di tanto. Il progetto di Mühleberg II rappresenta una vera e propria locomotiva trainante per l’intera regione: esso garantirà entrate fiscali significative per decenni, oltre 1300 impieghi e importanti fatturati per le imprese della zona. L’istituto di ricerche BAK di Basilea ha stimato in 500 milioni di franchi la creazione annuale di valore aggiunto.

Il secondo messaggio che proviene da Berna riguarda la volontà del popolo di evitare una costosa dipendenza dall’estero per quanto riguarda l’approvvigionamento elettrico. Questo scenario si tradurrà infatti in realtà se le centrali nucleari su suolo elvetico – che oggi producono il 40% del consumo annuale – non venissero sostituite. Le energie rinnovabili di cui tanto si parla? Gli svizzeri, o per lo meno i cittadini di Berna, hanno esplicitamente fatto capire di non credere che queste forme di energia saranno disponibili e pronte ad un uso massiccio nel breve periodo.

Quanto la via imbattuta dal cittadino bernese sia orientata al pragmatismo è dimostrabile con alcune cifre: se si volesse sostituire entro il 2020 la produzione di elettricità della centrale nucleare di Mühleberg – 2950 milioni di kWh di elettricità all’anno – con l’energia eolica si dovrebbero inaugurare nei prossimi 10 anni 590 nuovi impianti eolici, uno ogni quattro giorni lavorativi, uno ogni 500 metri tra Ginevra e San Gallo per un costo totale di oltre 3 miliardi. Se invece si intendesse produrre l’elettricità con le tecniche solari di ultima generazione occorrerebbero 20 milioni di metri quadrati di pannelli solari. Per raggiungere questo occorrerebbe costruirne 800 metri quadrati ogni giorno lavorativo. Il costo totale supererebbe nettamente i 20 miliardi di franchi svizzeri. A questo si aggiungono ulteriori dati che devono essere considerati. Dal 1990 il consumo di elettricità della Svizzera è aumentato del 24%, mentre la produzione nazionale è progredita solo del 13%. In questi ultimi anni, il Paese è passato dallo statuto di esportatore netto a quello di importatore netto di elettricità durante il semestre invernale. In caso di canicola o di freddo persistente, l’approvvigionamento in Svizzera potrebbe diventare critico già dopo il 2012. Non occorrono profeti per prevedere che nei prossimi anni i consumi di elettricità aumenteranno ulteriormente. Basti pensare al crescente aumento dell’offerta di mezzi di trasporto pubblici o all’utilizzo sempre più frequente delle pompe a calore. La garanzia dell’approvvigionamento di elettricità è dunque sempre più imperativa e fondamentale: in gioco vi è il nostro futuro, la nostra competitività. A Berna il messaggio è passato.

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