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Siamo europei e crediamo nell’UE

“Usciamo dall’Europa”. E’ il grido che da più parti si è levato come reazione al rifiuto francese, prima, e tedesco poi di ricoscere i permessi di soggiorno temporanei che l’Italia ha rilasciato gli immigrati clandestini dal nordafrica. Un grido che sintetizza lo stato dei rapporti tra Italia e Unione Europea in uesti giorni, burrascosi come mai in precedenza.

Le istituzioni europee non sono certo esenti da colpe, in primis quella di non essere sufficientemente credibili e di non avere la autorevolezza (e l’autorità) che alle volte si rende necessaria per appianare i contrasti e dirigere la vita dei 27 Stati Membri. Herman van Rompuy e Catherine Ashton non rappresentano sicuramente le scelte migliori per le posizioni di Presidente e Minsitro degli Esteri della UE, questo era chiaro fin dall’inizio: due scelte imposte da una politica più attenta a bilanciare il potere dei singoli Paesi  che a muovere lo sviluppo di una vera Unione.

A parte tutto questo, abbandonare l’UE rappresenta davvero la soluzione? E l’Italia sarebbe veramente in grado di fare da sola in uno scenario internazionale e globale come quello di oggi? Non sarebbe piuttosto il caso di lavorare per consolidare rapporti, politiche comuni, capacità di cooridnamento e cooperazione: in altre parole, una vera Unione?Su questo tema ospitiamo un editoriale di Matteo Fornare, Direttore della Rappresentanza di Milano della Commissione Europea.

Oggi la Commissione europea presenta diverse proposte di rilievo per le imprese, i consumatori, i lavoratori e i cittadini. L’Atto sul mercato unico, 12 cantieri aperti per migliorare l’accesso al credito per le PMI, facilitare la mobilità dei lavoratori, tutelare meglio la proprietà intellettuale e industriale, proteggere i consumatori, rinforzare la normalizzazione dei servizi, delle reti nei settori dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni, creare il mercato unico “numerico”, realizzare un quadro europeo per l’imprenditoria sociale, rendere più coerenti alcuni aspetti del fisco, dare coerenza ad alcune norme sociali come il distaccamento dei lavoratori, semplificare le norme per le imprese, favorire l’accesso delle PMI agli appalti pubblici.

Matteo Fornara, Direttore della Rappresentanza di Milano della Commissione europea

Novità sostanziali sono attese sull’accesso al credito per le piccole e medie imprese, ad esempio sull’accesso alle iniziative di venture capital o i fondi promossi dalla Banca europea per gli Investimenti. Altra misura operativa, quella sul brevetto UE, cui aderiscono 25 Paesi su 27, e ridurrà da subito il costo per avere un brevetto valido in tutta l’UE da 32.000 a 2.500 euro, e in futuro fino a meno di 700 euro; il tutto in attesa che vi aderiscano anche i sistemi dei brevetti di Italia e Spagna (ma le imprese italiane e spagnole possono già aderire al nuovo sistema, se interessate). Infine, la proposta per trasformare la tassazione sull’energia, per colpire il contenuto di CO2 invece che la produzione da energie pulite: una misura che avrebbe dei benefici enormi per un ambiente più pulito.

 

Basta pescare nell’attività di un mercoledì qualunque di aprile per trovare tante valide ragioni per rimanere in Europa, e noi della Rappresentanza per queste ragioni siamo orgogliosi di lavorare ogni giorno per spiegare perché siamo contenti (e ci conviene) di essere europei. Bisogna lavorare duro, e nei momenti difficili bisogna crederci, crederci e ancora crederci: ma ne vale la pena e con il contributo di tutti si possono vincere anche le sfide più complesse.

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This entry was posted on April 13, 2011 by in notizie, Politics, Unione Europea and tagged , , .
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