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L’Europa non è una truffa

L’ondata di immigrazione dall’Africa settentrionale ha aperto uno scontro tra Italia e Francia sulle norme per l’immigrazione ed il passaggio dei confini interni all’Unione Europea che ha finito per coinvolgere l’intera UE. Non solo, ma ha anche portato benzina a quanti, in Italia, non sono contenti dell’UE e vorrebbero abbandonarla.

Pproponiamo l’articolo che Matteo Fornara, Direttore della Rappresentanza di Milano della Commissione Europea, ha scritto in risposta a quello del Direttore di Libero, Maurizio Belpietro, “L’Europa è una truffa” del 19 aprile 2011. Pubblichiamo anche la risposta di Belpietro, apparsa sempre su Libero.

Caro Direttore,

il tuo articolo sull’Unione europea è interessante. Secondo me il titolo è sbagliato. Io – se fossi nei tuoi panni, permettimi il gioco – avrei messo “L’Europa non funziona”.

Diciamo allora, come hai scritto tu, che su certe cose, alcune di queste molto serie come l’immigrazione, l’Europa non funziona. Chi dice queste cose, dal mio punto di vista, non è né idiota, né passatista, né tantomeno rischia il vilipendio o la denuncia. Anzi, lo faccio anch’io, ma a due condizioni. Una, che si spieghi anche cosa funziona, dell’UE. Due, che si dica perché ci sono alcune cose che non funzionano, e cosa si potrebbe eventualmente fare per migliorare la situazione.

Punto primo: cosa ha funzionato. Dire che l’UE è stata la soluzione di secoli di guerre tra i Paesi europei e ha contribuito a garantire il più lungo periodo di pace sul continente, è la verità. Altrimenti non ci sarebbe stata la fila per entrare (da 6 ai 27 Paesi membri attuali), né questa prospettiva piacerebbe ad altri Paesi che a questo ambiscono. Lo stesso va detto in riferimento all’altro grande obiettivo storico della costruzione europea, quello della prosperità economica. Siamo sicuri che senza euro e senza la politica monetaria rigorosa della BCE l’Italia sarebbe messa meglio? Magari a colpi di svalutazioni competitive e di un debito fuori controllo? E sarebbero contente le nostre imprese di trovare norme diverse sul mercato europeo, controlli e file al Brennero o al Bianco?

Molti giovani italiani hanno fatto (o fanno) l’Erasmus – oggi lo possono fare anche i giovani imprenditori, volano sui low cost e attraversano le frontiere senza controlli. L’Europa favorisce la mobilità, il riconoscimento delle qualifiche professionali. Quello che esiste sulla tutela dell’ambiente si deve alla normativa comunitaria. Per le piccole e medie imprese, cito l’adozione della Direttiva contro i ritardi dei pagamenti, che obbligherà a pagare le fatture entro 30 giorni, rimettendo così in circolo circa 180 miliardi (un terzo in Italia) per la crescita delle imprese.

Una domanda alla fine del primo punto: vale la pena dire queste cose, soprattutto al 62% di italiani che vogliono uscire dall’Europa? Secondo me, sì.

Punto secondo: cosa non funziona. L’hai già detto bene tu: ad esempio le politiche sull’immigrazione. Sull’euro, invece, c’è da sperare che i forti strumenti di coordinamento messi in campo funzioneranno. Allora torniamo sull’immigrazione: una politica comune non c’è. Perché? Risposta facile: gli Stati membri dell’UE (per ora) non l’hanno voluta. Gli strumenti esistenti (da Schengen a Frontex alle diverse normative) hanno molte falle che permettono ai singoli Paesi di fare gli egoisti. Sugli episodi di Ventimiglia, la Commissione europea, il cui ruolo istituzionale è quello di vegliare sulla corretta applicazione del Trattato, ha svolto il suo ruolo dicendo che una norma di Schengen permetteva alla Francia di prendere misure per ragioni di ordine pubblico. L’interpretazione restrittiva della norma da parte della Francia è arrivata al blocco dei treni. Cosa ci possiamo fare? Niente. Un’osservazione sull’Italia: ma se uscissimo dall’Unione, dove li manderemmo gli immigrati? Che permessi faremmo? Dovremmo sparare alle barche in mare?

La Commissione non attende altro che, magari su iniziativa dell’Italia e degli altri Paesi più esposti, i Paesi dell’UE decidano di fare proposte concrete e destinare ad esse le risorse per risolvere insieme i problemi. Allora la Commissione farà rispettare le regole decise insieme, so che non dubiti su questa capacità (lo fa già sui cetrioli, sull’euro, sul mercato unico, sulle PMI, sui diritti fondamentali, eccetera eccetera).

Lavoriamo insieme per rinforzarla, quest’Europa, che è di noi tutti e siamo noi cittadini a decidere cosa farne, inclusi quelli che tu chiami ottusi che ottusi non sono. Anzi, quando riflettono e capiscono che su sfide epocali occorrono risposte comuni, hanno molte cose buone da dire e da suggerire all’Europa.

Matteo Fornara

Direttore della Rappresentanza a Milano

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Caro Fornara,

premesso che le guerre l’Europa ha smesso di farle in casa da prima che nascesse l’UE, preferendo esportarle altrove, vedi la Libia, nella tua lettera tu riconosci che quel che ho scritto è vero e cioè che su una serie di questioni cruciali l’Unione non ha una linea unitaria.

Se c’è da fare fronte comune all’immigrazione si divide, ma quando si tratta di soldi si accorda. A Bruxelles non si occupano solo di cetrioli, ma anche di rimborsi (voglio vedere quando i creditori italiani riusciranno ad incassare dallo Stato il loro denaro in 30 giorni, ma questa è un’altra questione).

Bene, mi fa piacere. Ma su tutto il resto che fa? Non basta volare low cost e organizzare scambi di scuola per fare un Paese.

Nonostante gli sforzi degli euro burocrati rimaniamo 27 Stati, uniti sulla carta ma separati dai propri interessi e dalle molte convenienze.

Maurizio Belpietro

Direttore di “Libero”

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This entry was posted on April 21, 2011 by in Culture, notizie, Politics, Unione Europea and tagged , , , .
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