Reporting the World Over

News and Comments about Life

Meno risorse all’energia ‘verde’, per non mandare in ‘rosso’ il Paese

Il passaggio alle energie ‘rinnovabili’ sta costando all’Italia molto di più di quanto permetta di risparmiare. Di fronte ad un valore di mercato che dovrebbe rimanere sotto i 20 euro di costo per ogni tonnellata di CO2 abbattuta, i costi reali sono di 50-60 euro con le biomasse, che salgono a 100 per l’eolico. Il vero scandalo, però, è il solare: la fonte di energia tanto cara ai verdi sta letteralmente mandando il Paese in rosso, nel senso di bancarotta: abbattere una tonnellata di emissioni di CO2 con i raggi del sole costa qualcosa come 700 euro.

Questi sono, naturalmente, i costi relativi alle sovvenzio, resi noti dal l’Istituto Bruno Leoni che, in collaborazione con il Rina e l’Unità tecnica di finanza di progetto della Presidenza del Consiglio, ha eseguito uno studio sui costi più o meno nascosti delle fonti alternative di energia. Lo stesso studio che, in definitiva, ha portato alla sospensione del vecchio sistema degli inentivi – evidentemente e palesemente troppo caro – e alla definizione del nuovo Conto Energia, il quarto della serie.

Con buona pace delle lamentele e delle proteste degli imprenditori del sistema, che forse pensavano di riuscire a farla franca ancora per molto temp e di poter mettere le mani su un vero e proprio tesoretto di soldi pubblici e privati – i costi venivano in grande misura scaricati sulle bollette delle famiglie italiane.

A fronte di costi del genere, avevamo una riduzione di 2 euro a megawatt ore nel prezzo dell’energia provocato proprio dagli effetti delle rinnovabili e quindi dalla scalata dell’Italia nell’utilizzo delle fonti di energia alternativa. Ben poca cosa, di certo insufficiente a compensare i costi.

Con il nuovo Conto Energia, gli imprenditori del settore dovranno rimboccarsi le maniche e spremersi il cervello per identificare i punti del loro business su cui intervenire alla ricerca di nuova efficienza e nuove modalità di modelli di business che tengano in considerazione il riordino del mercato disegnato dal Governo. Come d’altronde richiesto nelle scorse settimane anche da quelli, tra di loro, maggiormente attenti alle dinamiche del mercato internazionale, che da mesi, ormai, si muoveva in direzione di un sistema meno assistito e sovvenzionato. Più libero mercato, meno intervento statale, insomma.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: