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Brienno e la frana: lo Stato ‘matrigno’

Delusione per il comportamento delle istituzioni e di molti degli uomini che le incarnano; incertezza per quello che il futuro ha in serbo per la sua comunità e, soprattutto, per quei concittadini colpiti dal disastro, quelli che più di ogni altro, in questo momento, avrebbero invece bisogno di sostegno.

Sono questi i sentimenti dominanti nell’animo di Patrizia Nava, sindaco di Brienno, a quarantatre giorni dalla frana che ha sconvolto la vita del piccolo paese rivierasco. Che cerca e richiede anche il sostegno degli altri paesi della zona.

“Dalle istituzioni non arrivano risposte sicure per la ricostruzione”, dice amareggiata. “Promesse, dai vari politici locali, per trovare una soluzione ne sono arrivate tante: quello che ancora non ho visto sono i soldi, mentre le famiglie che hanno perso tutto, o quasi, in quei pochi minuti, si trovano davanti uno scenario incredibile: quello di dover pagare per demolire la propria casa”.

Una prospettiva che non lascia tranquillo il primo cittadino della piccola comunità lariana.

“I privati pagare per l’abbattimento e la ricostruzione dell’immobile? E come fanno? Con 600 euro di pensione al mese?”, è la sua ribellione al diktat imposto dalla lettura di quanto stabiliscono norme, codici, giurisprudenza.

“Queste persone vengono da me come rappresentante dello Stato, perché è questo che sono per loro. Non capiscono le leggi, e soprattutto non capiscono perché io non possa spendere denaro pubblico a favore di privati in situaziooni di emergenza come questa”. Continua ad avere fiducia nello Stato, Patrizia Nava, “ma intanto alle domande dei cittadini cosa rispondo?”, è il dubbio che la perseguita.

Uno Stato che si sta dimostrando alquanto matrigno non solo con i singoli cittadini ma anche con il Comune stesso. Dalla Direzione generale della protezione civile della Regione Lombardia è arrivata, negli ultimi giorni di luglio, la comunicazione della concessione di un contributo per la realizzazione di tre opere di pronto intervento: buone notizie, si potrebbe pensare. In realtà, le quattro pagine della missiva servono alla Regione Lombardia per dire che dei 217mila euro che il Comune di Brienno ha impegnato per l’esecuzione dei primi lavori in occasione della frana – in pratica, la pulizia ed il ripristino della strada – ne ammettono a contributo poco più di 150mila, che in considerazione del limite dell’80% per il rimborso scendono a 123mila, i quali vengono liquidati in misura del 60%, corrispondenti a 74.074,98 euro.

La ricostruzione dell’immobile colpito e danneggiato sarà un altro punto dolente. La palazzina era del ‘700, e fu costruita a ridosso del dirupo che ospita il torrente Cà Nova: nel frattempo, le normative per la distanza da corsi d’acqua sono state modificate, bisogna rispettare una distanza di sicurezza di una decina di metri. Questo significa che, comunque, quella parte che è crollata non si può assolutamente ricostruire, va semplicemente abbattuta del tutto. Di quello che è rimasto, occorre provvedere affinché sia assolutamente sicuro

“L’appartamento della signora anziana è perso per sempre: dovrà ricostruire altrove”, ammette. “Gli altri appartamenti hanno perso spazio, sono diventati più piccoli: bisognerà vedere quali opere sono da fare, perché bisogna comunque rispettare i criteri dell’abitabilità”.

Anche qui, il timore è che tutto debba ricadere sulle spalle di chi, senza colpa alcuna, si è trovato sul percorso della frana. “Inutile pensare alle assicurazioni: nessuna compagnia riconosce rimborsi per danni di questo genere”.

Non vuole sentire parlare di mancanza di cura del territorio, Patrizia Nava: “In questi anni il Comune di Brienno ha investito molto nella sicurezza delle sue aree, lungo il lago e soprattutto in montagna: oltre un milione di euro. Vorrei ricordare che molti, soprattutto nel centro storico, non dispongono di orti direttamente connessi alle abitazioni, a causa della mancanza di spazio. Gli orti si trovano fuori paese, lungo il versante della montagna e le ripe del torrente e delle altre vallette: il che significa che c’è cura del territorio”.

Chiede l’aiuto di tutti, Comuni e, soprattutto, cittadini. “Abbiamo istituito un Comitato, cercheremo di occuparci dei problemi di chi ha perso la casa, in particolare della signora che non ha più niente. Stiamo pensando anche ad una manifestazione pubblica, per tenere viva l’attenzione di tutti su quanto successo e sulle conseguenze che un evento del genere può avere sulla vita dei singoli e di una comunità piccola come la nostra”.

 

 

 

 

 

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This entry was posted on August 19, 2011 by in notizie, Politica and tagged , , , , , , , .
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