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Ark Sound

Per tutta l’estate ha calamitato gli occhi (ma non solo quelli, anche le orecchie!) dei passeggeri del Trenino Rosso del Bernina, così come di tutti gli amanti della montagna che salivano fino al passo che mette in comunicazione la Valtellina con l’Engadina risalendo per i ripidi pendii della Valposchiavo, per ammirare proprio lei, l’Arca dei Suoni del Lago bianco. L’Ark Sound, come l’ha battezzata il suo ideatore e creatore, lo scultore valtellinese Daniele Ligari.

“Un sogno che ho coltivato e inseguito per trent’anni”, ammette l’artista che ha lo studio a Sondrio. Solo a partire dal 2006, però, è riuscito a dare il via al progetto finale, grazie anche ad una borsa di studio della The Bogliasco Foundation New York: un mese di full immersion artistica presso la sede della fondazione nella cittadina ligure, unico italiano in un gruppo ristretto di 9 artisti provenienti da tutto il mondo, in rappresentanza di tutte le forme di espressione dell’arte. Un seminario che gli ha consentito di entrare in contatto con esperti di nautica e di acustica. Perché i problemi che Daniele aveva di fronte erano soprattutto due: come garantire il galleggiamento di una struttura che pesa 6500 chili, e come farla cantare.

Cantare, sì, perché una delle caratteristiche dell’Ark Sound è la sua capacità di emettere suoni, sfruttando il passaggio del vento all’interno di quello che è, in realtà, una serie di enormi diapason affiancati. “Questi elementi, uniti tra loro, e gli archi posti in cima alle punte lignee – spiega Ligari – oscillano sotto l’azione delle onde e dei venti, emettendo dei suoni graze ad un sistema percussivo a martelletti”. E in effetti, anche nelle giornate meno ventilate si può ascoltare un lieve fischio, che ricorda molto il canto delle sirene reso immortale da Omero nella sua Odissea.

“La mia ambizione – ricorda Daniele – era passare da una dimensione ‘terrena’ della scultura ad una ‘acquatica’, senza peso”.

L’Ark Sound risponde perfettamente a questo disegno: una scultura enorme, con i suoi 6 metri di altezza e 15 i lunghezza, pesante (6,5 quintali), ma che fluttua tranquilla sulla superficie del Lago Bianco grazie ad un sistema di galleggianti messo a punto da William Burr, l’ingegnere nautico. Una foto curiosa scattata durante le operazioni di ‘varo’ mostra l’Ark Sound mentre vola verso la sua casa d’acqua come fosse una farfalla con le ali spiegate.

Un altro segreto di quest’opera è il suo sistema di ancoraggio. Non la classica fune d’acciaio fissa e rigida, ma un complesso sistema di boe, in grado di allungarsi e accorciarsi seguendo le variazioni del livello dell’acqua del lago, “che possono anche superare i 10 metri”, confida Daniele.

Perché quest’opera, quale messaggio voleva dare? “L’Ark Sound è un’onda: d’acqua, musicale, del vento. Un’onda che collega e mette in comunicazione. Proprio come un passo alpino”. La scelta del luogo dove installarla non è casuale, quindi. “No. Volevo realizzare qualcosa che fosse visibile e fruibile da tutti coloro che attraversano o visitano quell’affascinante luogo (il Passo del Bernina, ndr) d’alta quota posto al confine tra Italia e Svizzera. Un’area geo-culturale con la caratteristica di crocevia di percorsi, anche culturali e artistici”.

Posarla sulle acque del Lago Bianco è stato possibile anche grazie alle Ferrovie Retiche che, chiamate in causa da un grande amico e sostenitore di Daniele, Livio Zanolari, hanno accettato con entusiasmo di inserire l’Ark Sound nel loro programma di celebrazioni dei cento anni del Trenino Rosso.

Dall’anno scorso, poi, è nata l’Associazione Ark Sound, retta da Lia Borellini, che riunisce tutti gli amici di Daniele e si occupa di gestire i contatti con le diverse istituzioni interessate ad ospitare l’arca.

“Adesso è arrivato il momento di smontare la scultura e portarla al riparo, per evitare il rigido inverno del Bernina che la danneggerebbe in modo irreparabile”, ci dice la Presidente dell’associazione.

Smontarla è operazione complessa, tanto quanto lo è stato metterla al suo posto. “Solo grazie all’esperienza ed alle grandi capacità di tecnici e operai della Gian Luzi Battaglia, impresa di autotrasporti di Poschiavo, è stato possibile portare sul posto e varare una struttura così complessa e fragile”. Tra pochi giorni, spetterà ancora a loro recuperare l’opera e portara al sicuro. In attesa di partire, la prossima primavera, per la nuova destinazione.

“Quale? Ancora non possiamo rivelarlo”, affermano all’unisono Daniele e Lia. Sarà ancora un lago, ovviamente, e ancora una zona alpina, questa regione cerniera tra nord e sud dell’Europa, simbolo dei rapporti e delle comunicazioni tra i popoli dei due versanti delle montagne. Proprio come l’Ark Sound. Arrivederci, quindi, alla primavera 2011.

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This entry was posted on February 26, 2012 by in Uncategorized.
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