Reporting the World Over

News and Comments about Life

Le carte dell’Archivio Lucini di Como

Le carte custodite nell’Archivio Lucini di Como potrebbero contenere alcuni dei documenti mancanti, necessari per una piena comprensione non solo del Carlo Dossi letterato ma anche, se non soprattutto, del Carlo Dossi uomo politico.

Ne è convinto Niccolò Reverdini, discendente dell’autore de L’altrieri, e de Le note azzurre, durante un convegno dedicato alle tre anime di Carlo Dossi: lo scrittore, il politico, l’archeologo.

La domanda che ha aleggiato nell’aria per tutti e tre i giorni dell’appuntamento milanese era: ma chi è stato, veramente, Carlo Alberto Dossi-Pisani?

“Un bastian contrario, con la tendenza ad assumere posizioni che in quel momento non sono dominanti”, l’affettuosa risposta di Sergio Romano.

L’ex diplomatico, oggi autorevole opinionista politico, ha pronunciato la battuta durante la tavola rotonda di presentazione della nuova edizione, integrale, degli scritti dell’autore lombardo noti come Note azzurre, usciti postumi per la prima volta nel 1964, e che ha anche chiuso il convegno. Il lavoro di riedizione compiuto da Romano e Reverdini, insieme a Roberto Calasso, ci consegna una nuova immagine dello scrittore, più completa, anche se ancora mancante di quelle pagine che il nipote ritiene possano essere nell’archivio comasco.

“Devo confessare di avere sempre avuto qualche problema con Dossi, non riuscivo a capire come un uomo che avesse concepito quelle opere letterarie, fosse anche il detestato riformatore del Ministero degli Esteri”, ha ammesso Romano.

“Gli scritti de Le note azzurre contengono una serie di indicazioni che non erano presenti nella prima edizione, adesso le abbiamo inserite e questo ci ha forse permesso di ricostruirre il suo percorso culturale: il suo rapporto con Roma, ama il suo passato e la sua storia ma non la città. In particolare, non ama la burocrazia ed i burocratici, li detesta, e ne è detestato”.

Il Dossi politico fu dunque la continuazione del Dossi scrittore: entrambi furono animati dallo stesso amore per il non conformismo, la trasgressione, che sarebbe sfociato in quello che Romano definisce “un colpo di fulmine per Francesco Crispi”, di cui avrebbe finito per condividere fortune e disgrazie politiche.

Non amava i miti risorgimentali – “Lui del 1848 è solo un concepito, è nato nel 1849 – dice Romano – e considerò il solenne funerale di Giuseppe Mazzini una messa in scena. Detestava la corsa alle croci, alle onorificenze, ai diplomi di appartenenza e partecipazione: “Quanti sono quelli di Curtatone e Montanara? Cinquantamila? Si fa gioco di questo tipo di risorgimento”. Non amava nemmeno i Savoia, “Carlo era un componente del risorgimento lombardo e non poteva apprezzare la casa reale sabauda”. Arrivò anche a giustificare l’attentato al re Umberto I a Napoli, nel 1878, ma non lo si può definire un fautore della democrazia: al contrario, diceva che “ il popolo sollevato dalla piena ignoranza gli piace meno del popolo ignorante”. “E quando andò in Germania per la terza volta come Ministro degli Esteri, alla fine del viaggio ebbe a dire ‘In Italia tutti comandano, in Germania tutti ubbidiscono’”.

Fu attaccatissimo alla sua casa, alla villa che stava costruendo su quello sperone roccioso che avrebbe poi preso il nome dalla sua famiglia, il Dosso. La considerava la sua vita. Non riuscì a vederla completata, purtroppo. L’accenno alla villa Pisani-Dossi introduce il racconto del nipote della scrittore.

“Le note azzurre sono un libro quasi segreto – dice Reverdini – che accompagna Dossi per tutta la sua vita. Oggi abbiamo finalmente l’edizione integrale”.

Con un problema: “A dispetto di quanto si può credere non sopravvive nulla, o quasi, di quello che può testimoniare il percorso di queste note ai tempi della prima trascrizione, fatta dall’Isella”.

Dossi usava i cartigli, ma anche i quaderni, ne esistono ancora molti, coloratissimi, che risalgono al periodo 1860-72, ma gli altri? Dove possono essere finite queste carte? “È probabile nostra bisnonna Carlotta nascose o forse distrusse queste note autografe”. O, forse, sono custodite nell’Archivio Lucini di Como.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

Information

This entry was posted on May 26, 2012 by in Uncategorized.
%d bloggers like this: