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I Castelli del Lario

Nati da necessità difensive, tipologia di costruzione allo stesso tempo civile e militare, i castelli si trasformano presto in strumenti di ostentazione di potere e ricchezza, vere e proprie armi di propaganda, a cui legare miti e leggende utili per i fini delle famiglie che li detenevano.

Esempio tipico di questo ruolo da agitprop è la Rocca di Angera, che pur non essendo nel comasco ha giocato una parte non di poco conto nelle vicende di Como, a cui è legata da un filo indissolubile che dal maniero sul lago Maggiore porta direttamente al Castello Baradello. Ce ne parla Roberta Cordani nel suo Il Castello. Itinerari milanesi e lombardi, edito da Celip.

La Rocca di Angera e il Castello Baradello sono i due terminali della lunga e sanguinosa lotta che oppose Visconti e Torriani nella disfida per il controllo di Milano e della Lombardia nord occidentale. I principali protagonisti di questa storia sono Ottone Visconti e Napo Torriani, l’esponente più famoso – anche se non per i motivi che avrebbe desiderato –, della illustre famiglia comasca. Il condottiero che la storia – o il mito? – racconta sarebbe stato imprigionato in una gabbia appesa all’esterno della torre del Castello Baradello, finché non si uccise fracassandosi la testa contro le sbarre.

Napo era stato catturato durante la battaglia di Desio, del 1277, in cui i Visconti sconfissero la casata rivale. Una sconfitta che pose anche termine alle rivendicazioni dei Torriani non solo su Angera ma sull’intero territorio.

Per quanto strategicamente importante, il vero valore della Rocca di Angera risiedeva nel suo essere simbolo della nobiltà dei Visconti, con contorno di leggende e miti. Secondo Galvano Fiamma, frate domenicano, Angera venne fondata dal troiano Anglo, compagno di Enea. Passando per Re e nobili vari, la linea discendente porterebbe infine ai Visconti, i quali sarebbero quindi stati stirpe divina, legittimata al comando. Per questo, i Visconti non potevano permettersi di perdere il possesso ed i controllo della Rocca. Allo stesso modo, l’accanimento dei Torriani era dettato dalla volontà di colpirli nel cuore della loro legittimità nobiliare. La cronaca della vittoria dei Visconti sulla famiglia rivale, a Desio, e della cattura di Napo Torriani è narrata con dovizia di particolare in alcuni affreschi sulle pareti della Rocca. Anche in questo caso, si tratta di un chiaro monito e messaggio a nemici e amici: guardate, questa è la nostra potenza, e questo è ciò che aspetta chi si vuole opporre a noi.

Ed il Baradello? La fortificazione a guardia dell’accesso meridionale della convalle non ha certo avuto la fortuna della rivale sull’altro lago lombardo. Distrutto in più occasioni – l’ultima volta, definitiva, dagli spagnoli – , del castello originario rimane poco: oltre al percorso delle mura, la torre più bassa e l’alta torre di avvistamento, costruita nel 1156 da Federico Barbarossa. Quella che nel 1277 sarebbe divenuta il luogo della crudele segregazione di Napo Torriani. Sul lato sud della torre sono ancora visibili i supporti metallici della gabbia in cui lo sfortunato condottiero fu rinchiuso per diciotto, lunghissimi mesi. Si dice che il suo fantasma vaga ancora tra le mura. Insieme a quello della splendida Beatrice di Borgogna, che Franco Bartolini, nel suo libro Castelli da scoprire del lago e del Ticino, dice attenda ancora il ritorno dalle battaglie del marito Federico Barbarossa. Delle costruzioni, civili e militari, interne rimane quasi nulla, mentre delle mura e delle gallerie che si dice collegavano il castello alla convalle e alle altre alture della Spina Verde c’è solo qualche traccia.

Angera non fu l’unica fortificazione o castello su cui si accentrarono le vicende del conflitto fra le due famiglie. Il castello di Castelseprio ha una storia che, per alcuni versi, ricorda quella dell’Isola Comacina. Centro militare fin dai tempi dei Romani a controllo della via di comunicazione tra Novara e Como, importante anche dal punto di vista religioso per la presenza di una ricca e potente abbazia, Castelseprio era una roccaforte dei Torriani. E, soprattutto, il fulcro di una potenziale alternativa a Milano per i commerci tra i passi alpini e il mar Ligure. Ottone Visconti ordinò che venisse “smantellato e tenuto distrutto in perpetuo e nessuno più abitasse su quel monte”. Una maledizione che avrebbe avuto effetto per centinaia di anni.

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This entry was posted on July 26, 2012 by in Uncategorized.
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