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Quel casale dei faggi

Le vicende, i drammi, le gioie, di un uomo, Marco Zanella, intrecciati con quelli delle poche decine di altri membri della piccola comunità di Ponna, degli altri borghi del Lario e di Como. È Il casale del faggio, ultima opera di Emilio Montorfano, scrittore comasco con al suo attivo già diversi libri, ed edito da Booksprint edizioni.

Siamo negli anni immediatamente successivi alla fine del periodo napoleonico e al ritorno degli austriaci in tutta la Lombardia, e ad accompagnare il protagonista nelle sue vicende, Don Carlo, il prevosto, Battista e Agostino, gli amici di gioventù e delle scorribande sui monti inseguiti dai gendarmi, la signora Elvira, alla cui serena saggezza Marco si affida nei momenti più difficili. E poi Rita, la sua sfortunata moglie, e Gilda, la donna che vorrebbe prenderne il posto, Giacoma, la vecchia strega, Rocco e Mariuccia, padroni dell’unica osteria del paesino.

Sullo sfondo, la Val d’Intelvi, il Lario e Como, con storie e personaggi di un tempo lontano, più di quanto il calendario potrebbe far pensare: un tempo in cui quando si diceva “sono nata a Grandate” bisognava specificare “non lontana dalla torre del Baradello”, perché Como era tutta tra il lago e Porta Torre, e ciò che era oltre il ponte sul Cosia, dove oggi si incrociano viale Giulio Cesare e via Milano, era, spesso, poco o per nulla conosciuto. Una città ancora chiusa entro le sue mura, la cui vita popolare girava intorno a quartieri come la Cortesella, con le sue viuzze strette e le costruzioni antiche, i locali per il buon bere, le locande infime dove insieme al piatto ed al bicchiere offrivano anche compagnia femminile a basso costo. Sant’Agostino, borgo e porto indaffarato, con le osterie e le bettole dove si serve trippa fumante e salame brianzolo, pancetta e vino rosso del lago, gli artigiani che lavorano ai comballi, le barche da pesca e da trasporto disposte in ordine lungo gli ormeggi, l’impagliattore e l’arrotino.

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This entry was posted on October 26, 2012 by in Uncategorized.
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