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Un web di patacche

Paul McCartney è morto. Elvis Presley è vivo. Rolling Stones, Led Zeppelin, Black Sabbath sono tutti adepti di Satana, così come lo erano Wolfgang Amadeus Mozart e persino Niccolò Paganini. Le scie bianchicce che gli aerei si lasciano alle spalle? Sono il segno di attività di controllo del clima. Oppure dello spargimento di virus o di semi geneticamente modificati o altre sostanze ancora, non meglio identificate.

Sono solo alcune delle più note leggende metropolitane, quelle storie che tutti noi conosciamo per averle sentite da qualche amico o conoscente, lette sui giornali o ascoltate in televisione. Storie la cui caratteristica principale è quella di essere “assolutamente plausibili, costruite come un qualsiasi altro aneddoto, usando elementi e fattori verosimili per far credere siano vere, ma non sono vere”, dice Fabio Caironi, giornalista e scrittore, autore anche di un libro che raccoglie le leggende metropolitane legate al mondo della musica, di ieri e di oggi.

Queste storie, aneddoti, leggende sono state protagoniste di una serata a loro dedicata, presso la Biblioteca di Paré, a cui hanno partecipato, oltre a Caironi, anche Giorgio Castiglioni, bibliotecario e redattore di Mah, rivista ‘scettica’, e Simone Angioni, chimico all’Università di Pavia e responsabile lombardo del Cicap, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale, il gruppo che da anni si adopera per spiegare razionalmente fenomeni ed affermazioni che di paranormale, demoniaco o altro non hanno proprio nulla.

“Le leggende metropolitane sono un modo per manifestare le nostre angosce, le paure, i desideri”, ci dice Caironi. “Affondano le radici – continua – nei miti e nelle leggende dell’antichità, nel folklore, nell’antropologia. Non per niente il maggior studioso di leggende metropolitane al mondo, Jan Harold Brunwald, autore del libro Urban Legends, una vera e propria enciclopedia di questi racconti, considerato il testo-base per tutti gli studiosi e gli appassionati di questo campo, è un antropologo”.

La differenza, tra i racconti di ieri e quelli di oggi, è la velocità con cui si diffondono: internet ha cancellato ogni distanza, qualunque ‘fola’ – come direbbero a Roma – messa in rete copre immediatamente o quasi l’intero globo terrestre. Viene ripetuta e rilanciata in modo ossessivo da più parti, acquisendo, ad ogni passaggio, sempre maggiore autorevolezza: se tanti ne parlano e lo dicono, la cosa deve essere vera. La democrazia del falso, si potrebbe dire.

“Spesso sono gli stessi mezzi di informazione a contribuire a propagare queste leggende. Conigli zombie, bonsai kitten, vipere che piovono dal cielo: tutte storie che fanno vendere”, dice Castiglioni. “Mi è capitato anche di leggere la smentita di una notizia, prima della notizia stessa: segno evidente che tutto era stato orchestrato per fare colpo, ma che qualcosa, nel meccanismo, non aveva funzionato a dovere”.

Certi mezzi di informazione arrivano anche a travolgere quanto uno scienziato afferma, pur di sostenere le loro tesi. “Famosa, in questo genere, un’intervista di Sandro Giacobbo, conduttore del programma Voyager sulla Rai, ad uno scienziato che aveva studiato il caso dei chupacabras, animali fantastici accusati di uccidere le capre”. Ipotesi sconfessata dallo scienziato, che aveva analizzato il dna di uno di questi chupacabras, comparandolo a quello di un coyote di cui era già in possesso. Conclusione dello scienziato, i due dna sono quasi uguali, le differenze sono dovute a caratteristiche individuali, le stesse che possiamo trovare in una persona con i capelli biondi rispetto ad una castana. La reazione del giornalista? “Rivolgendosi ai suoi telespettatori in italiano, perché lo scienziato non capisse, ha detto ‘Avete sentito? Ha detto che sono quasi uguali, quindi siamo di fronte ad un chupacabras’”, racconta Simone Angioni.

Credere alle leggende metropolitane un segno di ingenuità o di mancanza di istruzione? Per niente: andatelo a dire a quel gruppo di parlamentari che, tra il 2007 ed il 2009, ha presentato qualcosa come tredici diverse interrogazioni a proposito delle scie chimiche. Tra i firmatari e presentatori di queste interrogazioni figura il capo di un partito di primo piano, da quasi venti anni simbolo dell’anti-berlusconismo…

“Per non parlare di tutte le tesi e teorie che rientrano nella categoria del complottismo, secondo le quali CIA, FBI, NATO, poteri occulti, Vaticano, industriali, perfino il Cicap, ed anche istituti come Inps e Inpdai, fanno tutti parte di uno schema unico il cui scopo è falsificare la realtà”. Naturalmente, la realtà come la vediamo noi, o meglio come la vedono quelli che credono nella teoria per cui c’è sempre un complotto, da qualche parte del mondo.

Un genere di leggende metropolitane, quelle che hanno come filo comune il complottismo, particolarmente fiorente dal 9 settembre del 2011: l’attentato alle Torri Gemelle ha aperto il Vaso di Pandora che custodiva paure, angosce e fobie, liberandole tutte insieme.

Serie o facete che siano, che si parli di conigli morti e sepolti che improvvisamente ricompaiono nella loro gabbietta, di alligatori che escono dalla tazza del bagno, di animali fantasiosi come i chupacabras andini, di Elvis vivo o McCartney morto, o di scie chimiche rilasciate dagli aerei, “si tratta sempre di sentito dire, di notizie riportate da amici degli amici”. Oppure troviamo il solito che dice “non sono un esperto, ma …”

Mozart

un satanista? Vendette l’anima al diavolo, o magari fu lo stesso padre a venderla per lui?altrimenti come avrebbe fatto a imparare a suonare a 4 anni e a comporre la prima sinfonia a 13?

Paganini

Anche lui satanista, e non faceva nulla per smentire o negare: alto, magro, dall’aspetto cadaverico, sempre vestito di nero, autore di musiche indiavolate, alimentava il mito del satanista

Robert Johnson

considerato il padre del blues, tacciato di aver venduto l’anima al diavolo. La leggenda vuole che abbia imparato a suonare la chitarra in un cimitero e in quegli ambienti tipici del sud degli Stati Uniti, tra voodoo, paludi, alcool e sostanze strane da fumare. L’incontro con il diavolo sarebbe avvenuto una notte, a mezzanotte esatta, in un incrocio: “voglio il talento per suonare la chitarra, avrebbe detto al diavolo. Che in cambio si sarebe preso la sua anima. Johnson morì a 27 anni in circostanze misteriose: del veleno in un bicchiere di whiskey? Ucciso da un marito geloso?

Rolling Stones

Anni Sessanta a Londra, la Swinging London del rock, del pop, di locali dove si suonava, si cantava, si beveva, si fumava marijuana, hashish, lsd. Quale posto migliore per ambientare leggende sataniste? L’anima in cambio del talento e dell’immortalità artistica. Si potrebbe anche crederci, visto che le pietre rotolanti sono ancora oggi in piena attività, la band più longeva della storia del rock, e non solo di quello. E che Keith Richards sia ancora vivo nonostante oltre sessanta anni passati tra donne, alcol, droga, notti insonni, non può non essere opera del diavolo! Anche nel caso degli Stones ricorre il 27, l’età a cui muore Brian Jones, in circostanze misteriose anche per lui. Lo trovano affogato nella piscina: vittima di una sbronza, ucciso o fatto uccidere da Mick Jagger, invidioso della popolarità e del carisma del compagno di band? Le ipotesi si sono sprecate, l’unica certezza è che è morto.

Certezza che manca in altri casi legati a grandi star del mondo del rock e del pop. Prendiamo Elvis. Morto il 16 agosto 1977, nella sua casa di Memphis, Tennessee? Assolutamente no! Il Re è vivo e suona in mezzo a noi! Si è solo nascosto per sfuggire all’abbraccio troppo focoso dei fan, allo stress della popolarità, o forse addirittura alla Mafia che voleva mettere le mani sul suo immenso capitale. Ancora oggi il mondo è pieno di gente che afferma, con sicurezza e senza il minimo dubbio, di aver incontrato The King in qualche locale di bassa lega negli Stati Uniti, in Germania, in Messico, o altrove.

E Jim Morrison, il poeta? Trovato morto nella sua vasca da bagno, anche lui a 27 anni (di nuovo questo numero!). Qualcuno dice che sia morto altrove, durante uno dei tanti festini che l’idolo delle folle del rock si concedeva. Altri dicono che non sia morto, che come Elvis abbia cercato rifugio lontano dallo stress dello star system: l’hanno avvistato in Marocco, fotografato in Messico…

La leggenda metropolitana più in voga del momento, per quanto riguarda le star della musica, è quella su Paul McCartney. Lui sì che sarebbe morto, ma non ce lo vogliono dire!

Una sera umida e piovosa del 1966 il bassista, cantante e autore di testi e musiche avrebbe lasciato la sala di registrazione a notte fonda per tornare a casa a riposare. Durante il percorso avrebbe dato un passaggio ad una ragazzina, bagnata e intirizzata. Inizialmente la ragazza non avrebbe riconosciuto Paul: solo in un secondo momento si sarebbe accorta di essere nella macchina del suo idolo, e che al volante c’era proprio lui, Paul McCartney. Urletto d’ordinanza, come voleva – e tutt’ora vuole – il copione. Sorpreso e spaventato dall’urlo improvviso, Paul perde il controllo del veicolo e va a sbattere contro un camion che procede sull’altra corsia. Combinazione (!) vuole che l’autista del camion sia un parente del produttore dei Fab4, che viene chiamato sul posto immediatamente. Brian Epstein mette tutto a tacere: nessuna notizia viene data alla stampa, anche i tre Beatles rimasti vengono convinti a non rivelare la notizia della morte del bassista e cantante. Ad aiutare il piano di Epstein, il ritiro dalla scena che i quattro di Liverpool avevano già deciso ed annunciato, perché desiderosi di concentrarsi sulla produzione del prossimo album. Nulla di strano, quindi, se Paul non compare in pubblico per settimane, per mesi. Anzi, nessuno dei Beatles comparirà più in pubblico, fino allo scioglimento del gruppo, tre anni più tardi. Sparisce da teatri, arene, studi televisivi…un modo, afferma chi crede nell’incidente e nella morte di Paul McCartney, per superare l’unico scoglio l’unica differenza tra il Paul originale ed il Paul sosia (o Faul,gioco di parole tra Fake, falso, e Paul, come qualcuno lo avrebbe soprannominato) a cui non è possibile rimediare: gli hanno insegnato a cantare come Paul, con la stessa tonalità di voce; ha imparato a suonare il basso come McCartney; da destrorso l’hanno trasformato in mancino…ma non possono tagliargli i 7 centimetri di altezza in più rispetto al baronetto d’Inghlterra! Nel frattempo, la produzione di canzoni e album – e la raccolta di sterline e dollari – continua, fino allo scioglimento del gruppo e anche nei decenni successivi. E continua anche la strepitosa carriera di Paul McCartney: fosse vera la storia della sua morte, vorrebbe dire che da quarantaquattro anni un Signor Nessuno calca le scene della musica pop e rock, riempie stadi e arene con decine, quando non centinaia di migliaia di fans, vende milioni di dischi…ed è solo un falso, un impostore!

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This entry was posted on August 26, 2013 by in Uncategorized.
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