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‘Il passato è il futuro di una città’

Un tuffo nel futuro della città partendo da quello che, negli USA, è già realtà, è l’oggi, e in Europa, invece, non ancora. Ci tuffiamo con John Tolva, che del domani della città è sicuramente uno dei maggiori ispiratori e architetti: è, infatti, uno dei tredici Innovation Champions for Change – i ‘Campioni dell’innovazione per il cambiamento’ – che fanno parte del team messo in piedi nel 2012 dal Presidente Barack Obama per definire quali saranno le linee guida per la città del futuro prossimo venturo. E i piani di sviluppo che Tolva e i suoi colleghi metteranno sul tavolo per gli USA rappresenteranno, come sempre e come è ovvio, il solco da seguire anche per la cara Vecchia Europa.

Qualcosa si può già intravedere. Perché John Tolva ha al suo attivo la trasformazione di Chicago da grande metropoli a città intelligente – o smart city, come si suole dire tra tecnici – per eccellenza, anche più della Grande Mela, quella New York “con cui noi di Chicago siamo in competizione da sempre”.

Un successo strepitoso, quello del progetto di Chicago: oggi questa città ha più banda larga e punti wi-fi di qualunque altra, ma soprattutto ha uno zoccolo duro di cittadini che partecipano e che ‘fanno’ l’informazione, sono la ‘rete’ che trasporta il futuro e lo trasfroma in presente.

L’abbiamo incontrato a Milano, John Tolva, invitato dalla locale Camera di Commercio e dal Consolato americano a parlare proprio di smart city, di futuro delle città. E di Chicago. E da lui impariamo anche perché la città che fu di Al Capone abbia il nomignolo di Wind City. “Nell’Ottocento, negli anni in cui nasceva la rivalità con New York, si diceva che a Chicago si parlasse molto e si facesse poco”, dice. Parlare molto, fare aria: da qui Wind City, Città del vento. “Ma con i nostri progetti abbiamo dimostrato che a Chicago sappiamo anche fare”, dice orgoglioso.

Come sarà, dunque, la smart city, la città intelligente di domani? Cominciamo dalla visione di città, dalla sua definizione.

“La città è una piattaforma, qualcosa su cui costruire. Ha un presente, un futuro, ma anche un passato. E proprio il passato rappresenta il più importante tesoro a disposizione di una città. È dal passato che si deve partire per costruire il futuro.”

Nei suoi progetti insiste moltissimo sul valore e l’importanza delle informazioni, i cosiddetti ‘data’.

“Una città è fatta di cose visibili, ma anche di cose invisibili. I data sono la parte invisibile di una città. Non li vedi ma ci sono e ne rappresentano la vera ricchezza. La loro importanza risiede in un fattore molto semplice: esattamente come un medico non può fare una diagnosi per un paziente senza leggere i suoi segnali vitali, non si può pensare di disegnare un piano di sviluppo per una città senza conoscerne le informazioni, i suoi data.”

Per trasformare Chicago nel suo modello di smart city, città intelligente, ha riempito vie, piazze, locali pubblici e privati, di sensori per captare i data, di reti wi-fi e di banda larga per trasmetterli.

“I data, le informazioni, sono l’esatto contrario della burocrazia. Significano partecipazione attiva da parte dei cittadini attraverso l’utilizzo dei social media. I tweet che i cittadini lanciano entrano a far parte del patrimonio di informazioni e dati, a disposizione del resto della comunità in tempo reale. Grazie alla open source technology, le tecnologie senza licenza a disposizione liberamente di tutti, chiunque può accedere ai dati, lavorarli, trasformarli, e restituirli valorizzati al resto della comunità. La città, le istituzioni, non devono fare nulla: sono le persone, i cittadini (mamme e papà, studenti, commercianti, imprenditori, pensionati) che fanno, secondo interessi, necessità, bisogni”.

Non c’è il rischio, per le istituzioni, di perdere il controllo sulla cittadinanza?

“Anche soltanto permettere alle persona di vedere ‘dentro’ i meccanismi con cui una città lavora e funziona, è utile. Si deve comunicare tutto, fino al più piccolo particolare o dettaglio del funzionamento di una municipalità. Essere trasparenti, perché la trasparenza porta alla fiducia, e affidabili, per costruire una migliore forza lavoro. La capacità di analisi che i data consentono di ottenere, grazie alla collaborazione tra tutte le componenti di una città, porta a nuovi processi di lavoro, più efficienti ed efficaci. L’uso di tecnologie open consente di aprire le porte a nuovi business, all’innovazione.”

Tutto senza alcuna necessità di controllo e di predominio da parte delle istituzioni.

“Sul sito della città di Chicago l’unica pagina fatta esclusivamente dall’amministrazione cittadina è quella degli spazzaneve. Le altre pagine sono ‘fatte’ dai cittadini, attraverso le informazioni che si scambiano sui social network. Vuoi sapere lo stato del traffico in una determinata zona della città? Lo vieni a conoscere attraverso le segnalazioni dei cittadini, raccolte dal sistema e rese su una mappa. Lo stesso vale per qualunque informazione, anche lo stato di igiene di un locale pubblico, se è considerato un buon locale, consigliabile, o meno; o quali servizi sono presenti in una determinata via, e altro ancora. Tutto attraverso unicamente le conversazioni dei cittadini, che il sistema raccoglie grazie alla rete di sensori e ai social media e trasforma in dati comprensibili a disposizione di tutti.

Democrazia partecipativa, ovvero ciò che è veramente rilevante per la comunità.”

Servirà ricorrere all’alta tecnologia per costruire una città intelligente.

“A Chicago si è fatto ricorso a sistemi a bassa, bassissima tecnologia. Sei alla fermata dell’autobus e vuoi sapere a che punto del percorso si trova il mezzo che stai aspettando? Su ogni fermata è indicato un codice. Non per smartphone, ipad o altri device di ultima generazione, ma per il semplice sms: basta mandare un messaggio con quel codice al numero delle informazioni, e ti viene comunicato quanto manca all’arrivo del tuo autobus.”

C’è una tipologia città favorita rispetto ad altre?

Quelle più vecchie. Hanno il vantaggio proprio di essere vecchie, quindi di non dover fare i conti con infrastrutture tecnologiche esistenti e spesso ingombranti. Possono ‘ringiovanire’ facilmente.”

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