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A Savona, tra Priamàr e panissa

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Savona vista dal porto

 

È città antica, che ha attraversato il Tempo con alterne fortune, ora fiorendo nell’economia, nella politica, nelle arti, ora subendo fasi di declino e di abbandono. Ha per lungo tempo conteso a Genova il controllo e dominio delle rotte commerciali tra le due sponde del Mediterraneo. Le sue navi hanno contribuito a porre le basi per la rinascita del Vecchio Continente, dopo i secoli bui che seguirono il crollo del”Impero romano e l’avvento dei regni barbari, ma i suoi marinai hanno preso parte alle spedizioni di Cristoforo Colombo e Ferdinando Magellano che avrebbero, nel breve volgere di alcuni decenni, contribuito a spostare l’asse dei commerci – e delle ricchezze – dai paesi dell’antico Mare Nostrum a quelli che si affacciano sugli oceani. È città dei Papi – ben due, e tra i più importanti del Rinascimento – ma anche storica sede di movimenti anarchici e atei.

Tutto questo, e molto altro ancora, è Savona.

Terza città della Liguria, Savona è da alcuni anni punto di partenza di molte rotte crocieristiche e di traghetti marittimi. Questi ultimi prendono il largo, in realtà, dalla vicina Vado Ligure. Le due città sono talmente legate – dalla storia e dalla geografia – da poter essere considerate, al termine di un’aspra rivalità durata un paio di millenni, un solo insediamento urbano.

L’antica Saona dei celti non è certo tra le mete più ambite da parte dei turisti, italiani e stranieri. Anche i passeggeri dei traghetti e delle navi da crociera considerano Savona semplicemente un punto di imbarco per raggiungere la Corsica, la Sardegna, o per girare il Mediterraneo a bordo di gigantesche città galleggianti. E mai come in questo caso, hanno torto: la città è, infatti, in grado di offrire, al visitatore più attento e meno frettoloso, più di un motivo per una sosta di un paio di giorni, e anche di più. A cominciare da quello che è l’elemento dominante del panorama savonese da ormai quasi cinquecento anni: la fortezza di Priamar.

Una veduta del ponte di accesso alla Fortezza di Priamàr

Una veduta del ponte di accesso alla Fortezza di Priamàr

Costruita dai genovesi tra il 1542 ed il 1544, la fortezza di fatto ‘fascia’ la collina rocciosa da cui prende il nome, e che in ligure significa ‘pietra sul mare’ o ‘pietra friabile’. È qui che gli archeologi pongono gli inizi della comunità umana nella zona: quando hanno iniziato a studiare i muri, i pavimenti, gli architravi, e gli altri elementi costruttivi della fortezza genovese, i ricercatori hanno infatti scoperto un gran numero di ‘impronte digitali’ risalenti all’Età del bronzo e del ferro: formelle e buchi nella roccia, che i savonesi di 3500 anni fa usavano per sostenere i pali delle loro capanne, pezzi di ceramica grezza ed altri elementi della vita quotidiana di allora. Oggi è possibile ammirare e studiare queste traccie nel Civico Museo Archeologico e della Città, ospitato nei grandi locali del Palazzo della Loggia, uno dei fabbricati di maggiori dimensioni della fortezza. Il museo permette poi di ripercdorrere tutti i momenti di sviluppo – e di crisi – di Savona, attraverso l’epoca romana, il crollo dell’impero, l’avvento dei bizantini e successivamente dei longobardi, le alterne fortune nelle lotte con Vado e Genova.

Quattordicimila metri quadri è la grandezza totale della fortezza. Quasi tre campi da calcio di Serie A, tanto per dire. Una dimensione che lo rende uno tra i maggiori esempi di architettura militare del genere. E che lo pone al livello di altri, ben più conosciuti, castelli o fortezza: Castel Sant’Angelo, per esempio, o meglio ancora, il Maschio Angioino di Napoli. Con quest’ultimo ha in comune anche la posizione, all’ingresso dal mare, dominante rispetto all’abitato cittadino e al porto. Si può conprendere, quindi, come una visita a Savona possa, anzi, debba partire proprio da qui, dalla Fortezza Priamàr.

Il nome di Savona è poi strettamente legato a quello dei suoi due Papi: Sisto IV e Giulio II. Il primo è proprio lui, quello della Cappella Sistina vaticana, quel gioiello del Rinascimento italiano che tutto il mond invidia al nostro Paese. Anche Savona ha una sua Cappella Sistina, commissionata sempre dal papa dei Della Rovere: le rassomiglianze con quella romana, però, si esauriscono qui. La Sistina savonese è, infatti, in pieno stile barocchetto ligure, a causa del profondo rifacimento attuato nel 18° secolo dai discendenti del papa. Della cappella iniziale rimane ben poco, anche l’impianto strutturale è stato radicalmente cambiato, con l’apertura di grandi finestre e lo spostamento di alcune pareti. Un intervento estremamente radicale, dovuto alle condizioni di grande degrado dell’edificio che, a due secoli dalla sua costruzione, si era trasformato in stalla e magazzino di derrate alimentari. Vale comunque la pena visitarla, con l’ausilio delle guide volontarie, insieme al Duomo ed al suo magnifico coro, realizzato da un grande ebanista come il Garassino.

Momenti di vita cittadina: shopping e movida si incontrano

Momenti di vita cittadina: shopping e movida si incontrano

La vita cittadina si svolge attorno a due punti principali: il porto e via Paleocapa. Mentre il primo rappresenta i commerci, il lavoro, ed era il vero e proprio cuore pulsante dell’anima savonese, il secondo ne era il cervello e ne rappresentava l’economia, la politica, la finanza. Nei vicoli del quartiere portuale – non a caso separato dal resto della città anche dal punto di vista urbanistico – si svolgeva una vita quasi a sé, che potremmo definire operaia e forse anche plebea, in cui i savonesi che vivevano di mare si mischiavano con marinai e piccoli commercianti provenienti al resto del Mediterraneo. I commercianti di maggiore importanza, invece, andavano in via Paleocapa, oggi adornata da porticati ottocenteschi ma arteria principale della città fin dal medioevo. Qui, e nelle vie che da essa dipartono, si aprono alcune dei palazzi delle principali famiglie storiche savonesi. Qui si possono ancora trovare ed ammirare alcune delle ‘100 torri’ che costituivano la linea della città visibile dal mare, il suo skyline come si direbbe oggi. Accanto a questi palazzi, i vicoli dove vivevano e lavoravano artigiani, commercianti, operai in genere.
Passeggiare per queste vie nei giorni dello ‘struscio’ è una grande emozione: diversamente da quello a cui siamo abituati nelle altre città, grandi e piccole, del nord, qua non compaiono le insegne delle catene di franchising. I negozi sono ‘sinceramente’ savonesi, e offrono in vendita articoli genuini, che non fanno parte della massa standardizzata e senza anima delle catene internazionali. Si parli di abbigliamento o di articoli per fumatori, di oggetti per l’arredamento della casa o per lo sport, qua sembra quasi si sentirli pare in savonese.

La preparazione della panissa

La preparazione della panissa

Anche i locali sono veramente ‘locali’. È ancora possibile trovare fornai che preparano e vendono piatti tradizionali come la panissa o la farinata, magari con qualche concessione alla scenografia e allo spettacolo – come nel caso del bar in piazza della Maddalena – ma con indubbia genuinità e sincerità.

Una visita ad una città non può dirsi completa se non si va alla ricerca dei posti migliori per assaggiare le specialità locali. Meno che meno nell’anno di Expo2015! I vicoli tra via Paleocapa e il Duomo sono ricchi di locali in cui si possono assaggiare i piatti savonesi: che si tratti di uno snack veloce – ma non troppo, mi raccomando: slowfood! – o di un pasto completo, l’offerta è ricca. Così come lo è quella del quartiere del porto, dove numerosi sono i locali e i ristorantini frequentati non solo dai turisti ma anche e soprattutto dai giovani savonesi.

Da Mugugni e trenette, a Lavagnola: un piatto di trofie Se poi si vuole spingere lo sguardo oltre il nucleo principale, ecco Lavagnola, altro quartiere operaio, all’imbocco della valle che porta in Piemonte e da cui transitavano le rotte commerciali tra il mare e l’Europa intera. Qui un pasto da Mugugni e trenette è un’esperienza unica, per la qualità e per il costo.

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