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Boldini, lo spettacolo della modernità

boldini“C’est un classique!”. È questo il riconoscimento dato a Giovanni Boldini, pittore ferrarese (dove era nato nel 1842), fin dalla prima esposizione postuma che si tenne a Parigi (città che lo aveva adottato e in cui sarebbe morto nel 1931) già pochi mesi dopo la sua scomparsa. “Il classico di un genere di pittura”, ribadì in quella occasione Filippo de Pisis. Un riconoscimento che si ripete oggi, in una mostra a lui dedicata apertasi nei giorni scorsi a Forlì e che potrà essere visitata fino al 14 giugno.

Nella sua lunghissima carriera, caratterizzata da periodi tra loro diversi a testimonianza di un indiscutibile genio creativo e di un continuo slancio sperimentale – che si andrà però esaurendo alla vigilia della Grande Guerra -, Boldini ha goduto di una straordinaria fortuna, pur suscitando spesso accese polemiche, tra la critica e il pubblico.

L’artista era infatti dotato di un talento geniale, a cui però spesso si abbandonava a capriccio, sull’onda della combinazione di un temperamento e di una tecnica prodigiosa che gli hanno consentito di cogliere il significato della vita moderna: l’etica del movimento.

Amato e discusso dai suoi primi veri interlocutori, come Telemaco Signorini e Diego Martelli, a comprenderlo appieno – e ad adottarlo – negli anni del maggior successo è stata la Parigi più sofisticata, quella dei fratelli Goncourt e di Proust, di Degas e di Helleu, dell’esteta Montesquiou e della eccentrica Colette.

Rispetto alle recenti mostre a lui dedicate, la rassegna forlivese si differenzia per una visione più articolata e approfondita della sua multiforme attività creativa: l’obiettivo dei curatori della mostra è valorizzare non solo i dipinti, ma anche la straordinaria produzione grafica, tra disegni, acquerelli e incisioni.

Accanto a questa riscoperta, la mostra riconsidera la prima stagione di Boldini negli anni che vanno dal 1864 al 1870, trascorsi prevalentemente a Firenze, allora capitale d’Italia, a stretto contatto con i Macchiaioli. Questa fase, caratterizzata da una produzione di piccoli dipinti (soprattutto ritratti) davvero straordinari per qualità e originalità, sarà vista in una nuova luce grazie al confronto con le sculture di Cecioni e alla possibilità di presentare per la prima volta parte del magnifico ciclo di dipinti murali realizzati tra il 1866 e il 1868 nella villa detta la “Falconiera”, presso Pistoia, residenza della famiglia inglese Falconer. Si tratta di scene di vita agreste che consentono di avere una visione più completa del Boldini macchiaiolo.

Il definitivo trasferimento a Parigi, dove rimarrà per i restanti cinquant’anni, si caratterizza inizialmente per la produzione degli splendidi paesaggi e di dipinti di piccolo formato con scene di genere, di gusto neosettecentesco, legata al rapporto privilegiato con il celebre e potente mercante

Goupil.

Hanno poi grande rilievo nella mostra, anche grazie ai confronti con gli altri italiani attivi a Parigi, come De Nittis, Corcos, De Tivoli e Zandomenenghi, le scene di vita moderna, esterni e interni, dove Boldini si afferma come uno dei maggiori interpreti della metropoli francese negli anni della sua inarrestabile ascesa come capitale mondiale dell’arte, della cultura e della mondanità. Così come costituisce una novità la possibilità di accostare per la prima volta, in un confronto iconografi co e formale, le sculture di Paolo Troubetzkoy alla sua galleria di ritratti.

“Pariginismo e modernità”, dirà Montesquiou, sono la cifra della pittura di Boldini. Le caratteristiche dei suoi ritratti mondani, soprattutto femminili, sono tali per forma e per rappresentazione da identifi care lo spettacolo della modernità: la figura si affaccia come su un proscenio, la posa e la forma giocano una sottile, evidente tensione tra il ritratto del volto e il corpo vestito. Le sue lunghe pennellate improvvise scavano, attraverso la luce, nel colore, creando un elemento meditativo nascosto nell’apparente eleganza della fi gura. Prendono una vita nuova la gamma infi nita dei grigi e dei neri, i rossi intensi, i blu lucenti, le ocra appassionate, le spezzature dei bianchi. Boldini ci ha lasciato la testimonianza di un mondo e di una società che si raffigurò eterna: ricca, sensuale, elegante, dandy, intellettuale, fi no alla vanità esausta, spossata, che si fa esito malinconico, presagio di un malessere che anticipa la crisi di una civiltà.

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This entry was posted on February 11, 2015 by in notizie, Uncategorized and tagged , , , , , , .
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