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“Una grande occasione, per Milano, la Lombardia, il Paese”

“Usciamo dall’equivoco: Expo è ancora un oggetto misterioso per molti, invece è una grande occasione”.

Chiaro, secco, preciso, senza tanti fronzoli. Franco D’Alfonso, Assessore per le politiche produttive a Palazzo Marino, non si perde in tanti discorsi e in tante parole per difendere il ruolo e l’importanza di Expo, per Milano, la Lombardia e l’Italia tutta, oggi e ancora di più domani. L’occasione era data da Global Entrepreneurship Congress, l’evento che ha portato nella città meneghina migliaia di giovani imprenditori, di startuppers, di investitori, di economisti.

“In questi mesi stiamo svelando l’oggetto misterioso, stiamo mostrando le opportunità che può offrire a Milano e al paese”, conferma infatti.

Una sicurezza, la sua, che non è scossa dai recentissimi interventi della magistratura, con le inchieste, gli arresti, per corruzioni, falsi in bilancio, le solite cose della PA e dell’imprenditoria italiane.

“Gli scandali? Dimostrano che i controlli, la vigilanza esistono”, dice infatti. “Abbiamo pescato gli scandali prima che fosse tardi”, la sua osservazione compiaciuta.

“Milano città e comune sono estranei a questi scandali, ed è la dimostrazione che qualcosa sta cambiando”, dice infine.

Superato lo scoglio principale, passa a parlare di Expo e di quello che la grande kermesse – ricordiamo che Expo è l’evento principale a livello mondiale nel 2015 – rappresenta per Milano e il paese. E non solo.

“Expo 2015 è una grande occasione per lo stesso format della manifestazione”, dice. “È modellata sulla città e sul paese che la ospita. Una specie di olimpiade di tutte le specialità? No, è una cosa sostanzialmente diversa, è un momento in cui tutti si incontrano e si dimostrano”.

“Milano ha già ospitato una edizione di Expo, nel 1906. Era l’expo della modernità dei trasporti, dei trafori, segnò l’apertura del secolo delle speranze, purtroppo frustrate dalle due guerre, ma il 1906 era comunque un anno di grandissime speranze, segnato dall’apertura del traforo del Sempione che metteva in comunicazione il nord ed il sud dell’Europa e dava la vittoria al sistema dei trasporti”.

“Quella del 1906 – racconta ancora D’A’lfonso – è stata la prima Expo che parlava di futuro, dopo che tutte quelle precedenti avevano parlato di presente”.

Già allora Milano segnava un cambio di passo e di tempo, e l’assessore di Palazzo Marino ci tiene a sottolinearlo e a rivendicare questo ruolo e questo primato della città meneghina. Non solo ma “Anche oggi sarà così”, ripete.

“Siamo immersi nella più grande crisi della storia dell’economia capitalistica, una crisi di sistema da cui dobbiamo uscire con un cambio sostanziale del nostro approccio. È importante che questo avvenga e che avvenga a Milano: vogliamo aprire nuova epoca”.

Una spinta al cambiamento, quella della città del Biscione, che arriva dal profondo e dalla storia. E D’Alfonso non manca di sottolinearlo con un forte orgoglio meneghino. “Milano è città multiforme e mutante, ha cambiato la sua immagine almeno dieci volte dal famoso 1906, in vario modo e in modo dinamico. Non sono molte città con tale numero di cambiamenti di immagine. È una città con grandissima diversità biologica, industriale, sociale, personale. Se mettete in fila i primati italiani, europei mondiali di milano trovate che poche altre città al mondo ne hanno in ugual misura”.

Quali sono questi primati? Per esempio la ricerca scientifica, per cui a Milano c’è la più alta percentuale al mondo di giovani donne che lavorano nella ricerca, le stesse donne che poi incontrare nei supermercati a fare la spesa perché sono anche mogli e madri e portano avanti una vita assolutamente normale, che non porta a grande notorietà ma dà grandi risultati. Milano ha il maggior numero di pubblicazioni al mondo per euro investito, “quindi sono i più bravi, e non lo diciamo noi, ma il resto del mondo”.

Milano figura anche tra le più grandi città universitarie. “120mila studenti, metà da fuori Milano: eppure nessuno riconosce come Milano sia città universitaria, dicono di Pavia ma Milano ha 5 volte gli studenti di Pavia”.

“Ipsos dice che l’immagine della città di Milano è quella di un alveare: tante api che non si parlano e non si conoscono. Expo è occasione per conoscersi e ritrovarsi in strada, è un acceleratore”.

Di nuovo il tema del cambiamento, questa volta nell’immagine.

“Anni fa Milano voleva avere un’immagine diversa dal resto paese: lavoro, brutto tempo, niente mandolino e così via. È un’immagine che non corrisponde più alla realtà milanese. Oggi questa città è una comunità e una cittadinanza sempre più coinvolti in manifestazioni che non siano politica, c’è rinnovata voglia di conoscersi e frequentarsi”.

A questo proposito, a proposito della voglia di incontrarsi, confrontarsi, crescere insieme di Milano, D’Alfonso tiene a raccontare come “La BIE ci ha già fregato un’idea, quella della formula Expo in città, quella di portare Expo fuori dai confini del sito ufficiale”.

Un format semplice, mutuato da quella che è universalmente conosciuta come una delle manifestazioni più importanti al mondo di questo tipo, il fuori salone del mobile, che negli anni si è sviluppato fino a contaminare città, cittadinanza, comunità. Un impatto che ha cambiato mondo, volto, socialità della città, è penetrato nel tessuto sociale.

“Vogliamo fare lo stesso con Expo in città”, dice l’assessore. “Sono previsti 17000 eventi in tutta la città, arriveremo a 30000”.

Una febbre di Expo che non si limita alle sole zone tradizionali degli eventi, tutta la città si sta riempiendo e si stanno recuperando luoghi fantastici prima abbandonati.

“Stupiremo chi verrà a trovarci per Expo. Cinque anni fa i turisti erano 5 milioni, l’anno scorso sono arrivati a 10, le previsioni per il 2015 danno stime di 30, 35 milioni.”

Solo numeri? No, è un cambiamento sostanziale, non più solo business o servizio in genere, quando i numeri raggiungno queste dimensioni cambia anche il livello di percezione della città. I turisti che arrivano non sono più un fastidio ma una risorsa economica, culturale, sociale, di conoscenze. Il mondo sta venendo a Milano, milano è già uno dei nodi del mondo, la consapevolezza di tutto questo produce nuove energie.

“Milano è la capitale delle startup, la capitale dello scambio di conoscenze, il luogo dell’incontro delle conoscenze, i segnali ci sono tutti. Non abbiamo dubbi che Expo sarà un grande successo: biglietti venduti, prenotazioni, nessun dubbio, abbiamo solo il problema di accoglierli in maniera degna”.

Ecco, l’unico neo è proprio questo: la città sarà in grado di accogliere tutti questi milioni di visitatori , potrà offrire loro servizi accettabili’

“Speriamo che la rete dei servizi che abbiamo messo in piedi regga e si faccia apprezzare. Si tratta di uno sforzo gigantesco, che la città ha fatto in gran parte da sola, con le proprie energie, con una caratteristica: tutti si sono mossi, tutti vogliono agganciarsi a Expo, tutti vogliono fare qualcosa con e per Expo, perfino i barbieri si sono presi lavoranti in grado di parlare con i visitatori stranieri”.

Per ultima, la grande domanda: e dopo?

“Credo che i tanti milioni di persone che passaranno per Milano devono avere un gancio per tornare negli anni successivi. Vogliamo che da 2016 Milano sia stabilmente nel circuito degli short track europei, nel giro dei week end, oggi tendenzialmente vuoto”.

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