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Expo a Milano: come è successo. Il libro di Gabriele Castellini Curiel

Poche settimane ancora e Milano aprirà le porte a Expo 2015. qualcosa come trenta, forse trentacinque milioni di visitatori sono attesi nel capoluogo meneghino, nell’area metropolitana milanese e nel territorio circostante durante i sei mesi dell’esposizione universale. Ma cos’è davvero un’esposizione universale? Quali sono i meccanismi che fanno privilegiare una città a un’altra? Come si convince un remoto paese equatoriale a aderire a un progetto così ambizioso? Sono solo alcune delle domande e curiosità che circondano un evento che, almeno in Italia, non ha mai goduto della diffusione mediatica normalmente riservata alle olimpiadi o ai mondiali di calcio, nonostante muova molti più visitatori e convogli un giro d’affari molto più elevato.

A riempire, almeno parzialmente, questo vuoto mediatico arriva Gabriele Castellini Curiel con il suo libro La candidatura, edito da Indiana. Nelle centoquarantaquattro pagine di questo libro, Castellini Curiel racconta la storia pubblica di un evento che coinvolgerà l’intera Milano, la Lombardia, il resto del Nord Italia, il Paese intero. Ma è anche una storia privata, di un uomo e di una squadra, che hanno contribuito a far si che tutto questo avesse luogo.

Un racconto, il suo, che arriva dall’interno: Gabriele Castellini Curiel dal settembre 2005 al giugno 2011 ha lavorato, infatti, per il Gabinetto del sindaco del Comune di Milano, per conto del quale ha seguito la candidatura a Expo 2015. La sua è dunque una testimonianza diretta degli sforzi, dello stress, delle difficoltà, nell’inseguire un sogno – la candidatura a sede dell’esposizione universale – e infine dell’entusiasmo che seguì quella splendida notte di Parigi quando i membri del BIE, il Bureau International des Expositions, che governa e aggiudica le esposizioni, scelse Milano invece della turca Smirne.

Una gara estenuante, raccontata dall’uomo che per quasi due anni ha viaggiato a caccia di voti in isole sperdute e superpotenze economiche, tra camere d’albergo, voli interminabili e incontri formali con presidenti stranieri. Un “dietro le quinte” avvincente, tra giochi di potere ed equilibrismi diplomatici, in un alternarsi di euforia, sconforto e colpi di scena fino al verdetto finale.

Un successo italiano che ha visto la collaborazione di tutto il “Sistema Paese”, unito verso un obiettivo comune.

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