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Cambiamo rotta, per salvare il mare e il pianeta: Slow Fish 2015

G175_VISUAL_verticale_150316_No_LoghiQuattro giorni per cambiare rotta, salvare il mare e nutrire il pianeta. È Slow Fish 2015, l’edizione numero sette della Fiera internazionale del pesce buono, pulito e giusto, in programma al Porto antico di genova dal 14 al 17 maggio.

Quest’anno l’appuntamento è ancora più importante, perché cade a pochissimi giorni – due sole settimane – dall’inaugurazione di Expo 2015. E i temi di slow Fish 2015 ricalcano esattamente lo slogan di Expo, Nutrire il pianeta, coniugandolo e declinandolo con maggiore profondità, perché “non possiamo nasconderci a lungo dietro il dito della superficialità”, si legge sul sito della manifestazione. Nutrire il pianeta, energia per la vita, lo slogan di Expo 2015, “ci dice che non siamo gli unici viventi ad abitare la Terra e che dobbiamo trovare il sistema di nutrire tutti (non solo tutte le persone) senza smettere di proteggere la vita”.

“Il rispetto dell’ambientale deve avere la precedenza. Teorica e pratica. Quando progettiamo e quando produciamo. Quando facciamo le leggi e quando facciamo la spesa. Perché chiamare esternalità negative i danni della produzione è un trucco pericoloso. Ci porta a ritenere che esista un interno e un ‘esterno’, qualcosa che succede nell’ambito di una produzione e qualcosa che – quasi fatalmente – succede al di fuori di essa. Invece dobbiamo tenere ben presente che le esternalità negative sono i mari inquinati, la salute pubblica danneggiata, i diritti negati. C’è un unico ambiente, prima lo capiamo e meglio è. E i tempi dell’ambiente, della natura, quelli su cui misurare la sostenibilità di un’attività umana, sono ben più lunghi di quelli dell’economia. Ciò che viene ritenuto sostenibile da un imprenditore potrebbe essere ritenuto una follia dalla natura”.

Qualcuno si potrà domandare, con (finta?) meraviglia, cosa tutto questo abbia a che fare con il mare. La risposta è semplice, molto semplice: al mare arrivano tutte le nostre esternalità negative, i nostri rifiuti, tutto l’inquinamento che possiamo produrre, dalla plastica di cui perdiamo le tracce alle sostanze chimiche espulse dal nostro corpo o da quello degli animali che alleviamo. Il mare lotta – e, purtroppo, perde – contro le temperature medie sempre più alte, e non riesce più a darci una mano a regolare il clima, perché gli elementi che disturbano quel ciclo sono troppo violenti e troppo frequenti. Subisce la nostra avidità, che si mette di traverso quando si cerca di varare normative a protezione della fauna ittica, o dei fondali, o dei microrganismi, o dei pescatori di piccola scala e grande cultura. Subisce il fatto che non siamo in grado di capire cosa sia un bene comune e come esso vada protetto. Subisce la nostra ignoranza, e anche la nostra avanzatissima tecnologia.

A fronte di tutto questo, se in questo 2015 che per sei mesi vedrà il mondo confrontarsi con il problema di come nutrire una popolazione in aumento – siamo 7 miliardi, arriveremo a 9 o 10, prima che il trend si interrompa – creando al tempo stesso energia per la vita, allora dobbiamo ricordarci che la protezione e la tutela degli ambienti marini, che occupano il 70% della superficie del pianeta, non può che iniziare a terra. Dobbiamo coltivare la terra, allevare animali, alimentare le nostre automobili senza danneggiare il mare. Non esiste un’attività produttiva che non abbia bisogno di attingere al capitale delle risorse naturali, esattamente come non esiste un’attività produttiva che non abbia bisogno di attingere a un capitale finanziario. Così come siamo attenti a non erodere quest’ultimo capitale senza poi risarcirlo e farlo crescere un po’ – pena la non sostenibilità economica – dobbiamo imparare a non erodere il capitale naturale senza ripristinarlo e migliorarlo – pena la non sostenibilità tout court, e l’impossibilità di nutrire il pianeta.

Slow Fish 2015 si fa portavoce di queste istanze: insieme a pescatori, ricercatori, scienziati, studenti, chef e artigiani del cibo cercherà di capire come nutrire il nostro pianeta a partire dalla tutela dei nostri mari, cambiando l’attuale rotta, che non vuol dire stravolgere le nostre vite ma iniziare da piccoli accorgimenti e maggiore riflessione.

Per questo i quattro giorni della manifestazione offrono un programma multisensoriale in cui l’assaggio si completa con il piacere della cultura legata al cibo e della conoscenza dei nostri mari. Ventuno Laboratori del Gusto; 8 corsi dei Master of Food che ci portano a Scuola di Cucina e 4 Appuntamenti a Tavola con star della cucina italiane e internazionali ci guidano alla scoperta del cibo vero, buono, pulito e giusto, coniugando il piacere della buona tavola al rispetto dell’ambiente che ci circonda. Un obiettivo perseguito anche dalle attività rivolte ai bambini, perché comincino fin da piccoli a scegliere secondo le proprie esigenze e non secondo i capricci del mercato. Mentre per gli adulti c’è quella che ormai possiamo chiamare via della buona spesa: quest’anno il Mercato di Slow Fish è arricchito dalla presenza di una trentina di produttori dei Mercati della Terra liguri di Cairo Montenotte e Sarzana. E per approfondire, il programma di conferenze dei Laboratori dell’acqua dove ascoltare il racconto delle donne e degli uomini impegnati a migliorare ogni giorno la Terra che lasceremo in eredità alle generazioni future.

Infine, tra un acquisto e un incontro, un momento di relax ci vuole! Che cosa c’è di meglio allora di una sosta in Enoteca con un buon bicchiere di vino e uno sfizioso manicaretto? O dell’ormai classico abbinamento tra un bel boccale nella Piazza della birra e un originale street food nelle Cucine di Strada… Buon Slow Fish a tutti!

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