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Uruguay o “Il Paese dove la vita cresce”

È lo slogan che caratterizza il padiglione dell’Uruguay. Piccolo e poco popolato – gli uruguagi sono soltanto tre milioni -, stretto tra i due giganti del Sud America, l’Argentina ed il Brasile, l’Uruguay ha forti legami storici e sentimentali con l’Italia. Legami che vengono messi in evidenza immediatamente all’interno del padiglione.

Il filmato che dà il via alla visita, infatti, parte con l’immagine di una nave carica di emigranti che arriva a Montevideo e scarica il suo carico di umanità in cerca di fortuna. Quasi tutti provenienti dall’Italia, dalle nostre regioni. “Nel nostro nuovo paese non c’erano fabbriche, non c’era lavoro. Ma c’era la terra”, le prime parole della narrazione. Tanta terra, libera. Di buona qualità, anzi tra le più fertili del mondo. Una terra che sta alla base della capacità di questo paese di produrre alimenti: con tre milioni di abitanti, l’Uruguay puà imbandire (è il caso di dirlo, essendo a Expo!) una tavola per ben trenta milioni, e conta entri i prossimi anni di arrivare a cinquanta milioni di convitati potenziali. Il che significa, prima di tutto, lavoro, produzione, ricchezza. Perché l’enorme surplus agroalimentare vuol dire esportazione, vuol dire valuta – buona, anzi ottima – che entra nelle casse del paese.

Vuol dire possibilità di finanziare il sistema scolastico e quello sanitario.

A proposito di scuole, l’Uruguay è stato uno dei primi paesi al mondo a consegnare un laptop nelle mani di ogni suo scolari di scuola elementare. Il filmato mostra dei bambini che ‘giocano’ (non si può definire in altro modo, vista l’età e vista anche il tipo di computer) con i laptop regalati dal governo di Montevideo. Un gioco, alla loro età, che presto si trasforma in possibilità di conoscenza, di costruire relazioni, per diventare poi strumento di perfezionamento, di studio, di lavoro. Di creatività. Non a caso l’Uruguay ha un ottimo bacino di startup, di tech lab, di centri per la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie.

Tra queste tecnologie, quelle per la tracciabilità dei prodotti della terra.

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Il piccolo paese sudamericano si vanta di essere stato il primo al mondo a completare la tracciabilità via satellite di tutti i suoi vigneti. E in un paese quasi completamente

agricolo e una fortissima presenza italiana, la coltivazione della vite e la produzione di vino sono per forza di cose tra gli elementi portanti dell’economia e della cultura. Non solo vino, però: anche la produzione di agrumi, di miele, di carni aviarie rientrano al cento per cento in questo sistema di tracciabilità satellitare. Perché “la qualità del prodotto significa qualità per la gente e qualità della vita”, recita alla fine il filmato.

Il turismo

L’Uruguay è un paese che offre grandi possibilità per il visitatore. Le spiagge atlantiche non hanno nulla da invidiare a quelle brasiliane, per esempio. E il visitatore dello stand uruguagio a Expo 2015 ne può avere una dimostrazione diretta. A disposizione vi sono infatti degli speciali occhiali in 3d, in grado di far viviere

un’esperienza emozianante sulle spiagge di Cabo Polonio, spettacolare località marina. E spettacolare è anche la ricostruzione in 3D che permette al chi indossa gli speciali occhialoni di ‘vivere’ le spiagge, la sabbia, le dune di Cabo Polonio, a bordo di un pulman turistico scoperto, camminando tra i bungalow o sulle sabbie delle dune….una ricostruzione talmente spettacolare da sembrare viva, reale, al punto che viene istintivo muoversi da un lato all’altro del pullman, per meglio ammirare i dettagli del panorama: cosa ovviamente poco raccomandabile, visto che non ci si trova veramente a bordo di un pullman!

Un consiglio? Assaggiate il vino uruguagio!

Attratto dalle storie di tracciabilità del settore vitivinicolo, ho voluto assaggiare uno dei rossi che il ristorante offre. Mi hanno proposto un Syrah-Tannat Reserva, di Vina Salort, e il consiglio è stato davvero azzeccato.

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Questo syrah si è rivelato dal gusto forte e pieno, come deve essere. Osservato controsole – in un giorno molto assolato!  – non lasciava passare alcuna luce, talmente era denso. SWi produceva solo un sottile strato più chiaro lungo la superficie. Mosso e agitato per osservarne il comportamento, lo si poteva vedere scivolare veloce e leggero lungo le partei interne del bicchiere, senza lasciare alcun alone. Né naso, né lingua, né palato sentivano il minimo odore o sapore di tannino. Una volta in bocca, il prezioso liquido lasciava sul palato e in gola un ottimo sapore, senza alcun elemento estraneo: si sentiva esclusivamente il sapore di un terreno solido e asciutto. Da assaggiare.

 

Guarda la galleria fotografica sul Padiglione Uruguay

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