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Equilibrio prima di tutto

Equilibrio. È questo il messaggio che il Padiglione Lituania ad Expo 2015 lancia al mondo. “Perché la stessa parola Lituania significa proprio equilibrio”, mi racconta Dilyte Gintare, la mia guida in questa breve (ahimé!) visita al padiglione di un paese in cui sono stato e che mi ha affascinato, per i suoi paesaggi, per la sua storia, per la sua gente. Non sapevo, però, che il suo nome avesse quell’origine, quel significato. Un significato che calza a pennello con il messaggio dell’intera esposizione universale. “Nutrire il mondo”, recita lo slogan. Cercare un nuovo modo di vivere questo pianeta, tutti insieme, tutti noi sette miliardi di esseri umani, ma anche con tutti gli altri esseri viventi che popolano quel puntino azzurro nello spazio infinito che chiamiamo Terra.

IMG_7671Ad accogliere il visitatore, al passaggio dal Decumano al padiglione, una goccia d’acqua. Un altro modo per sottolineare quanto sia importante l’ambiente naturale, e quanto anche noi esseri umani siamo dipendenti da esso. La goccia è lì, per simboleggiare tutto questo. E per meglio instillare il concetto nel visitatore, la goccia è grande abbastanza da ospitare, al suo interno, una persona adulta. Che puà entrare e provare l’emozione di ‘ascoltare’ questa goccia, ‘sentirne’ i suoni, le sensazioni.

Equilibrio. Nel nome, nello slogan, nella struttura del padiglione, composta da due grandi cubi bianchi collegati da una passerella, che ricordano una bilancia. Equilibrio.

IMG_7673“Due sono le sale che offriamo al visitatore”, mi dice ancora Dilyte. Il primo cubo, al centro, ospita una sfera, o meglio “un chicco di grano, un seme. È il seme da cui tutto nasce”.

Le pareti esterne di questo seme sono arricchite da una serie di riquadri. Personaggi a cartoni animati ripercorrono la storia del Paese, ne narrano le vicende. È possibile anche scoprire le caratteristiche principali della Lituania e della sua cucina.

“Che ha molte influenze italiane”, ammette la mia guida. Il legame con il nostro paese è, in effetti, molto stretto. Fin dai tempi del Granducato di Lituania, espressione statale molto importante nella regine baltica e nelle pianure dell’Europa nord-orientale, tra il sedicesimo ed il diciottesimo secolo.

“Molti architetti italiani sono venuti nel mio paese, in quei tempi, e hanno realizzato molte costruzioni importanti. E con loro, è venuta anche la cucina. Alcune ricette sono di provenienza italiana, sia pur riviste e rivisitate secondo le tradizioni lituane”.

Non solo costruzioni, non solo ricdette di cucina. Dilyte mi conduce verso una teca sulla parete di fondo. Al suo interno, un quadro del diciottesimo secolo. Una contadina al lavoro nei campi. Nulla di trascendentale, non certo un capolavoro, seppur molto bello nelle fattezze della contadina e nella capacità di rappresentare il paesaggio di un campo di grano ed il lavoro nei campi. La sua imprtanza, però, risiede nel fatto che questa contadina, che sta raccogliendo il grano in un campo delle pianure lituane verso gli anni sessanta del 1700, indossa un vestito italiano. Non una signora, una nobile, un’aristocratica. E nemmeno la moglie o la figlia di un commerciante. No, una contadina, una popolana. Un dettaglio che la dice lunga sui rapporti che Lituania e Italia intrattenevano a quei tempi.

La visita prosegue. Il secondo cubo, o meglio, il secondo piatto della bilancia – parlando di uequilibrio è d’uopo usare questi termini – rappresenta il futuro, la ricerca, l’innovazione. Schermi interattivi propongono uno sguardo sulle innovazioni. Un panorama che risponde perfettamente ai miei ricordi di quanto, una decina di anni fa, sono stato in visita all’Università di Vilna, alla facoltà di Ingegneria, per una conferenza sull’ambiente e sulla sostenibilità. Tema di cui ancora si parlava poco, in Italia, ma che in un paese come la Lituana rappresentava il cuore della cultura e della mentalità popolare, così attenta alla preservazione dell’ambiente.

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