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Tra arte, storia e “Amore”: Ormea

IMG_8925È uno dei più estesi centri storici dell’intero arco alpino, un museo di sculture all’aria aperta ed è anche l’unico centro abitato che abbia una forma che ricorda quella di un cuore. E non potrebbe essere altrimenti, visto che il suo stesso nome è l’anagramma della parola ‘amore’.

Sto parlando di Ormea, piccolo centro nell’alta valle del fiume Tanaro, lungo la strada che collega Piemonte e Liguria attraverso il Colle Nava.

In realtà, anticamente Ormea si chiamava Ulmeta – come è giustamente ricordato da una mappa custodita su un altare nella chiesa di S.Martino – e doveva il suo nome alla grande quantità di olmi che crescevano sul suo territorio. A simboleggiare l’unione tra la comunità e questo splendido albero, l’olmo secolare che dominava Piazza della Libertà. Altrettanto simbolicamente, così come Ulmeta è diventata ormea, l’olmo originario – vecchio di secoli, come detto – è stato sostituito da un esemplare più giovane e anche meno significativo. L’odierna Ormea rimane comunque un’ottima meta per un visita di alcuni giorni, che comprenda non solo la cittadina ma anche il territorio dell’alta Valle Tanaro.

Dicevamo della particolare forma del centro storico di Ormea, che ricorda quella di un cuore. E come detto, ormea è l’amagramma di amore. A parte questa curiosità, il piccolo centro del cuneese offre al visitatore non superficiale diversi altri dettagli di tipo urbanistico, a testimonianaza di un’attenzione e di una capacità di gestione della comunità che sindaci e urbanisti di tutta Italia dovrebbero recuperare.

IMG_8956Un esempio è il biale, curioso ed originale sistema di lavaggio, pulizia e sgombero delle strade, molto utile in un territorio dove per secoli ha nevicato abbondantemente. Un sistema che si integrava perfettamente all’intreccio di strette viuzze, chiamate trevi, del centro storico, ma che potrebbe essere benissimo ripreso anche in centri urbani di maggiori dimensioni. Sono moltissimi gli esempi di sistemi di captazione dell’acqua piovana e della pulizia delle strade, nella nostra Italia, che hanno palesemente dimostrato di essere completamente inefficienti. Questo di Ormea, a quanto pare, funziona benissimo da secoli.

Un altro punto di grande interesse è il Ponte dei Corni. E come ogni ponte che si rispetti, anche a questo è legata una leggenda – naturalmente, d’amore – che risale che all’epoca in cui il paese era governato dal tiranno Belisario. La leggenda vuole che Ildegonda, Marchesa di Ormea e moglie di Belisario, lo tradisse con un suonatore di liuto. Una sera nefasta, i due amanti furono sorpresi teneramente abbracciati sotto le mura del castello, che sovrasta il rio Armella. Terrorizzati, Ildegonda ed il suonatore di liuto si gettarono nelle acque del torrente. In quel preciso punto, Belisario volle erigere un ponte, che si sarebbe dovuto chiamare del peccato. Lo spirito del popolino, però, lo fece passare alla storia come ponti dei corni.

Da qui si può imboccare via per Valdarmella, immergendosi nei colori e nei profumi di una natura ancora intatta. La via conduce anche ad un campeggio con riserva di pesca, base di partenza per interessanti escursioni a piedi ed in mountain-bike. Il percorso porta alla collina di S.Mauro, con la sua piccola chiesetta Alpina, da cui si può ridiscendere verso Ormea imboccando Via del Castello e, seguendo il percorso verde nella pineta inseito nel parco fluviale Altramella, vedere ciò che rimane del Castello d’Ormea. Sorto intorno al X° secolo in difesa delle invasioni dei Saraceni e degli Ungari fu ampliato a più riprese, fino alla sistemazione definitiva realizzata da Maurizio di Savoia. Nel 1794, le truppe francesi di Napoleone lo smantellarono per sempre.

Siete appassionati di shopping e non potete farne a meno neanche in un borgo come Ormea? Allora, il vostro posto è via Roma, che oltre ad essere l’arteria cittadina principale è anche il centro commerciale (chiamiamolo così) della città. Qui i negozi restano aperti anche la domenica, per la gioia di tutti gli shopping addicted. Centro del commercio ma anche della vista stessa della comunità ormeasca, su via Roma hanno luogo le principali manifestazioni all’aperto, prima fra tutte la Festa del Corpus Domini, durante la quale la strada si copre di maggiociondoli legati in ghirlande, come un vero e proprio soffitto di fiori, e la sfilata storica medioevale. Sempre in via Roma, n’lu bulgu, si svolgono alcune delle feste gastronomiche tradizionali, come quelle del cin, a maggio, dei formaggi d’alpeggio (settembre) e delle castagne a ottobre. All’inizio della via, ed esattamente al numero 3, c’è l’Ufficio turistico, ospite nella Casa delle Meridiane, insieme alla biblioteca comunale e a sale per mostre temporanee. Non aspettatevi molto da questo ufficio turistico. Il materiale presente non è certo enorme, anche in alta e altissima stagione, così come la competenza delle persone non sembra essere eccelsa: dopo un paio di domande sull’offerta turistica di Ormea e territorio rimaste senza una vera risposta abbiamo preferito lasciar perdere. Purtroppo, quello della scarsa efficienza degli uffici del turismo sembra essere una caratteristica comune a moltissimi piccoli e piccolissimi centri, in Italia. Un peccato, perché si perdono occasioni per diffondere conoscenza, cultura, informazioni. Oltre che di fare business.

IMG_8958Pochi passi più avanti, sul lato opposto di via Roma rispetto alla Casa delle Meridiane e all’Ufficio turistico, si incontra via Madonna degli Angeli, che prende il nome dalla omonima cappelletta posta quasi sull’altro capo della via. In realtà la cappelletta ha poco di significativo, la sua storia è piuttosto recente – metà 1800 – e non offre particolari artistici degni di nota. La facciata è stata recentemente restaurata, e come spesso accade con un grande uso di intonaci e malta. Poco distante dalla cappelletta ha sede la Casa del Museo Etnografico Alta Val Tanaro, che presenta una fedele ricostruzione di una abitazione dell’inizio del secolo scorso. Una freccia indica la strada per Piazza Nuova, pavimentata con ciottoli di fiume, con una caratteristica antica fontana in pietra e una più recente con una statua in marmo nero di Ormea e bianco di Carrara.

Di questa statua, purtroppo non sono indicati né autore né titolo. È un peccato, perché si IMG_8878tratta di un’opera sicuramente interessante, anche se piuttosto amletica. La figura scolpita ricorda molto la trinacria, il simbolo della Sicilia. Quim però, le gambe che ruotano sono solo due, non tre come nel caso dell’icona della sicilianità. L’autore fa forse riferimento a qualche particolare evento o aspetto della storia di Ormea, o il suo lavoro è frutto della sua fantasia e ispirazione d’artista? In assenza di indicazioni e indizi, ogni interpretazione è libera e lecita. Fatto sta, che le due gambe che ruotano solleticano l’interesse e la curiosità dell’osservatore. Difficle non fermarsi a osservare come l’artista ha reso il movimento, i dettagli delle ginocchia e dei piedi, il rapporto tra le diverse componenti delle gambe.

Il portico che si trova in fondo a Piazza Nuova conduce alla Casa dei Signori di Ormea, una casa signorile che risale al 1300, sulla cui facciata sono inserite antiche e pregevoli formelle scolpite in pietra nera. Risalendo Via Tanaro ci si trova ancora una volta in Via Roma. Attraversandola e facendo pochi passi ci si ritrova in Via Bassi. Qui le vecchie scuole elementari sono state restaurate e destinate a Museo con la mostra permanente sulla ritirata di Russia. Ritornando in via Roma e percorrendola in discesa, si finisce sulla piazza della Chiesa Parrocchiale di San Martino, protettore della città. La chiesa è sovrastata da un campanile romanico del X° secolo, al di sotto del quale è tuttora visibile la Porta di Borganza, antica via di accesso alla città. A fianco della chiesa di S.Martino, i giardinetti Sotta la Lea rappresentano uno dei punti di maggior interesse, un vero e proprio museo a cielo aperte di opere scultoree, alcune di autori decisamente affermati, in marmo nero di Ormea.

IMG_8903Tutte sono fonte di osservazione e di interpretazione. Alcune delle opere sono più raffigurative della figura umana, altre decisamente più fantasy, altre ancora completamente astratte. Anche qui, non tutte portano nome dell’autore e titolo dell’opera. Tra quelli riportati, spiccano i nomi di Fabio Viale (vedi foto: Homo Selvaticus) – alcune sue opere sono ospitate nelle sale del Museo del Novecento a Milano -, e Benone Olaru, che dalla natìa Romania si è trasferito a Pietrasanta per lavorare il marmo di Carrara. Anche Arianna Piva, Riccardo Ricci, Franco Marchisio, Alessandra Staffieri, Mauro Baudino possono vantare curricula di tutto rilievo nell’ambito artistico in genere e scultoreo in particolare.

Galleria di immagini della Valle Tanaro

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