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Fare rete, questione di collaborazione e apertura mentale

images.jpgFare rete sul lavoro. O, per dirla in inglese, fare business networking. Se ne parla molto, sono moltissime le parole che si stanno spendendo in queste settimane e mesi, e ancora di più ne saranno probabilmente spese nei prossimi mesi. In realtà si tratta di un segreto di Pulcinella, di una necessità di qualunque professionista, imprenditore, e anche lavoratore dipendente, da sempre, da quando esistono le comunità umane: se non si fa rete, se non si costruiscono rapporti professionali e contatti non si faranno neanche contratti. La differenza, oggi rispetto al passato, la fanno gli strumenti.

Una volta la rete si costruiva attraverso cene, incontri, partecipazioni a convegni o appuntamenti sociali, partite a golf, tennis o calcetto, strumenti tutt’ora validi, ma che soffrono di un difetto innato e insuperabile: hanno bisogno del contatto fisico, della prossimità tra le persone. E naturalmente, la ocnseguenza è che il ‘banco di pesci’ a cui pescare quelli che hanno mentalità, cultura, interessi comuni, con cui costruire le relazioni ed i rapporti di lavoro professionali è limitato.

Lo sviluppo tecnologico ci offre una varietà di strumenti che possono aiutarci a superare il limite imposto dalla prossimità fisica. Meetup e Facebook, con i rispettivi gruppi, incontri e convegni in videoconferenza, contatti tra singoli o gruppi ristrettissimi grazie a servizi come Skipe, sono tutte opportunità che vanno oltre i limiti di tempo e di spazio, il banco di pesci da cui pescare non è più limitato, e la possibilità di stringere relazioni e arrivare ad accordi professionali è di fatto senza confini.

Ma cos’è poi, questo networking? Nella sua accezione più semplice, come possiamo immaginare visto quello che è stato etto finora, è l’incontro tra due o più persone che condividono interessi professionali di qualche genere, livello, qualità. In definitiva, si tratta di uno scambio di informazioni, io ho una determinata capacità, tu ne hai un’altra, insieme possiamo combinare qualcosa. È proprio questo scambio di informazioni che rende il fare rete, il business networking, un elemento di valore.

Storicamente, il possesso delle informazioni è sempre stato il fattore di vantaggio in qualunque campo, settore, iniziativa. Ancora di più oggi, che viviamo nella ‘Società delle informazioni’, in cui fare qualcosa non è così importante come conoscere qualcosa. Si tratti di un conflitto armato, o del momento di maturazione ottimale di un frutto, l’importante è sapere quando esistono le condizioni migliori per fare qualcosa.

Noi abbiamo in mano informazioni di cui altri attori del mercato possono avere bisogno. Qualcun altro avrà in mano quelle informazioni di cui noi abbiamo bisogno. Quando i due bisogni si incontrano, avviene lo scambio, si forma la rete, il business networking prende forma. Reciprocità è la parola giusta: due bisogni che si incontrano e si soddisfano reciprocamente.

Attenzione però: una volta raggiunto un contatto e stretta una relazione professionale – con reciproca soddisfazione, si spera! – non si può certo lasciar andare le cose per conto loro. Non è il caso di seguire il consiglio di Orietta Berti nella sua famosa canzone ‘Fin che la barca va’. Nel nostro caso, la barca va governata e controllata,per evitare che vada alla deriva o che incocci in qualche scoglio a pelo d’acqua, o altro ancora. È importante continuare a seguire la rotta, prestando attenzione alla relazione che si è venuta formando e creando. Una relazione di lavoro non è nulla di diverso a una relazione di altro genere: va curata e alimentata, le due chiavi perché possa avere successo.

Mantenere viva una relazione di lavoro, una business networking, non è semplicemente questione di scambiarsi bilgietti a visita, qualche email con consigli e dritte di lavoro, o parteciapre insieme allo stesso evento o convegno. Se si vuole che la business networing si traduca in vantaggi per tutte le parti coinvolte, allora bisogna nutrire questo rapporto, con mente aperta e sincera, e spirito collaborativo.

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