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Una visita dove religione, commercio e armi si incrociano

IMG_4887È un posto dall’atmosfera quasi irreale, sperso nei boschi della valle del fiume Olona. Varese non è lontana, anzi è a pochi chilometri, e anche il centro di Milano, la grande metropoli lombarda, è a meno di un’ora di macchina. Eppure, camminare per questi sentieri, attraversare questi boschi, calpestare l’erba soffice dei prati che la circondano, è decisamente un’esperienza diversa da quella che ci si aspetta visitando luoghi el genere. Ce ne sono tanti, eppure il Monastero di Torba esce dalla norma, lascia al visitatore – almeno a quello più attento e sensibili anche ai dettagli della storia – qualcosa di diverso. Di più.

Siamo nella valle dell’Olona, come detto. Un fiume non tra i più importanti, oggi, ma che nel corso della sua storia ha spesso rivestito ruoli di primo piano, per il territorio che attraversa ma anche per regioni molto più grandi, per l’intera area alpina centrale, a nord e a sud della catena montuosa che divide la penisola italica dal resto dell’Europa. Qui passavano le carovane di mercanti che trasportavano merci e preziosi dalle pianure del Reno, nell’odierna Germania, alle grandi città romane, centro dell’Impero. Qui c’erano grandi miniere di ferro e cave di marmo e di altri materiali utli per la costruzione delle città. Milano, per esempio, è stata costruita per lo più con materiale proveniente dalle cave della valle dell’Olona o delle valli circostanti e trasportato nella capitale ella Gallia padana proprio grazie alle acque di questo fiume.

Il primo nucleo di quello che nel tempo si sarebbe sviluppato nel Monastero di Torba nacque ad opera dei romani, che avevano bisogno di garantire sicurezza ai traffici mercantili e proteggere una via di accesso alla penisola. Siamo, a questo punto, nel V secolo d.C., l’Impero è in agonia e le orde barbare scorrazzano quasi senza opposizione da una parte all’altra della pianura padana. Il castrum romano – detto Sibrium – sorge per proteggere un punto di importanza strategica sia per l’approvvigionamento delle acque, sia per la posizione lungo un fondamentale asse di comunicazione transalpino.Il castrum venne utilizzato nei secoli successivi anche da Goti, Bizantini, Longobardi, che imposero quella che viene chiamata ‘pax longobarda’.

È grazie a questo periodo di relativa tranquillità che il complesso di Torba, perdendo il suo scopo militare, acquisì una funzione civile ed in seguito religiosa, con l’insediamento nell’ottavo secolo di un gruppo di monache benedettine che fece costruire il monastero – le cui prime testimonianze scritte risalgono al 1049 – e, nel secolo successivo, la chiesa. Durante l’epoca franca il Seprio divenne sede di contado acquisendo così anche una funzione agricola e produttiva.

Nei secoli successivi il sito divenne terreno di scontro fra alcune delle più importanti famiglie milanesi, in particolare nel xiii secolo i Della Torre e i Visconti, che lottavano per assicurarsi il dominio della città meneghina. Nel 1287 Ottone Visconti, per eliminare ogni traccia dei predecessori, arrivò addirittura ad ordinare l’abbattimento di tutto il castrum. Si salvarono solo gli edifici religiosi e la torre romana, a quel punto già parte integrante del monastero. Ristabilito l’ordine, molte famiglie nobili si accordarono affinché a turno una potessero scegliere un membro della loro stipre come badessa. L’accordo avrebbe retto fino quasi alla fine del 1500, esattamente nel 1482, quando i Pusterla trasferirono definitivamente le monache a Tradate. Le terre del monastero furono quindi lasciate alle cure dei massari, i lavoratni agricoli. È l’inizio della lunga fase del periodo agricolo del complesso, che sarebbe durato fino all’epoca napoleonica. La discesa in Italia del futuro Imperatore, nel 1799, avrebbe portato alla soprressione di numerosi ordini religiosi, i cui beni sarebbero stati incamerati da famiglie amiche del nuovo regime. Anche Torba subì questa fine, perdendo definitivamente lo status di monastero. Più che altro, a quel punto, una presa d’atto della situazione reale, visto che erano ormai più di trecento anni che il sito era dedito all’agricoltura e all’allevamento.

IMG_4820I secoli successivi furono contrassegnati da numerosi passaggi di proprietà, fino al 1971, quando l’ultima famiglia di contadini abbandonò il sito. Dopo anni di incuria e di abbandono il sito venne acquistato nel 1977 da Giulia Maria Mozzoni Crespi per donarlo al FAI, il Fondo Ambiente Italiano, che avrebbe dato il via ad un immane progetto di recupero e restauro, conclusosi nel 1986 e l’apertura al pubblico.

IMG_4802Dal punto di vista storico il complesso di Torba è legato in modo indissolubile a quello di Castelsepio, importante sito romano in cui è una rara e preziosa testimonianza di pittura religiosa in stile classicorisalente al vii-viii secolo d,C.. Il Monastero di Torba insieme al sito di Castelseprio, è inserito nel progetto UNESCO ‘Longobardi in Italia’.

Questa la storia del luogo. Oggi, come detto, il Mnastero è recuperato, offre un’opportunità di una visita bellissima, quasi un viaggio indietro nel tempo, ai secoli medievali e anche prima, a quelli del trado Impero romano. Ogni anno, poi, il FAI organizza eventi ed appuntamenti di carattere storico, che permettono di rivivere l’atmosfera di quei tempi.

Il momento migliore per visitare il Monastero è l’autunno inoltrato o la primavera. Mai, comunque, in estate, quando il numero dei visitatori è molto elevato: la folla impedisce di ‘sentire’ l’atmosfera magica di questi boschi, l’aurea storica che si emana dalle pitture murali, dagli affreschi, da ogni dettaglio dell’architettura e dell’arte di cui il sito si pregia e fregia.

In autunno, quando le prime brume che portano verso l’inverno nascondono parzialmente il monastero alla vista – e viceversa, ovviamente – è bello salire le poche scale che dal cortile portano in cima alla torre, e ammirare il territorio circostante senza che l’occhio venga corrotto dai capannoni artigianali che compaiono appena al di là della piana, oltre il tracciato della strada che corre lungo il terreno del monastero.

IMG_4869Nel locale più in alto della torre, si possono ammirare gli affreschi che il FAI ha recuperato: di particolare interesse le figure di monache, senza volto, quasi a voler indicare che prendere i voti significava anche perdere l’identità personale. I numerosi disegni salvati dall’incuria e dai danni del tempo rivelano usi, costumi, abiti, di quei secoli. Uno spettacolo meraviglioso, che merita di essere visto da soli, senza vocìo di folla.

Poi c’è la rete di sentieri che attrraversa i boschi. Di particolare interesse quello che porta al tratto di mura di protezione che gli archeologi hanno riportato alla vita. Un lungo serpentone di sassi che diparte dal monastero e sale il pendio della collina. I progetti del FAI prevedono di lavorare anche sul tratto iniziale, quello più vicino al monastero, per completare il collegamento tra la torre romana e le mura. E riportare in vita un altro pezzo di questo magico luogo, dove religione, commercio e armi si intrecciano.

Guarda la galleria di immagini del Monastero di Torba, sito FAI

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