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Sacralità naturale

Ci sono luoghi, al mondo, che sono permeati di un’aurea di sacralità propria, quasi naturale, intrinseca, che supera i confini dello spazio e del tempo, e si trasferisce intatta lungo il filare delle civiltà. La piccola chiesa di S.Pietro a Brebbia è uno di questi luoghi.

Posta lungo la sponda lombarda e varesotta del Lago Maggiore, Brebbia vanta una storia che risale a diversi secoli prima dell’era cristiana. E la sua chiesa principale, dedicata all’apostolo che fu il primo Pontefice, è l’esempio materiale di quanto la spiritualità di un luogo non abbia nulla a che vedere con il tempo.

S.Pietro sorge, infatti, in un punto che ha ospitato, di volta in volta, altre chiese cristiane – quella che ammiriamo oggi è almeno la terza che sorge su questo piccolo spazio di poche centinaia di metri quadri – un tempio pagano dedicato alla dea Minerva, e prima ancora, prima dell’arrivo dei Romani nella regione dei laghi lombardi, un luogo sacro dei Celti. È palese che ci troviamo di fronte ad un luogo, un sito, un punto, che per secoli, anzi millenni, ha goduto di uno status del tutto particolare per le popolazioni che si sono via via succedute nell’area.

IMG_5975I primi a celebrare i loro riti dove oggi sorge S.Pietro furono i celti, come detto. Di loro, peraltro, non è rimasto nulla a testimonianza. Di contro, i resti dell’epoca romani sono numerosi. A partire da pezzi di fondamenta e di muratura ancora oggi visibili. Se si prende la breve scala – pochi gradini – che scende e passa sotto l’angolo della chiesa, passando dal lato sud a quello est, si potrà notare, sulla sinistra, un muro di epoca romana. La sua manufattura è un tipico esempio della capacità e della sapienza romana nel campo delle costruzioni: gli abitanti della Città dei Sette colli erano grandi ingegneri e costruttori, e a dirlo non sono solo le arene, i ponti, gli acquedotti, le grandi opere, insomma, ma anche reperti più piccoli di vita quotidiana o quasi. Come questo muro che serviva da fondamenta o forse da perimetro del tempio di Minerva. Un sasso con inciso il nome della dea è stato usato nella costruzione della chiesa cristiana: lo si può ammirare lungo la parete nord, a circa metà della sua lunghezza, un metro e mezzo circa dal suolo. La pietra con l’iscrizione Minerva è ovviamente – così si usava, per indicare che il nuovo aveva preso il posto del vecchio – rovesciata a novanta gradi rispetto all’originale, e il tempo passato è tanto, per cui la scritta è poco visibile, ma la ’emme’ di Minerva non lascia dubbi.

Brebbia era importante, allora. Sede militare per il controllo delle vie di comunicazione e dei traffici che scorrevano lungo il Verbano, ma anche di allevamenti di cavalli e della produzione di finimenti per la cavalleria imperiale. Attività vitali, per le gloriose legioni che dominavano l’Europa. Attività su cui Brebbia costruì una notevole floridità economica in quei secoli. Era anche sede di Foro: non certo all’altezza dei Fori imperiali di Roma, non dobbiamo pensare a quelli, ma sicuramente indice che la località fungeva anche da centro amministrativo e giudiziario per la regione verbana, almeno per la sua sponda orientale.

Come centro cristiano, San Pietro deve la sua origine a San Giulio. Pare che il santo evangelizzatore di entrambe le sponde del lago e delle sue valli, prima di trasferirsi sul lago d’Orta ed evangelizzare anche quella zona si sia fermato a Brebbia. Santa Maria – così si chiamava la prima chiesa – sarebbe stata la numero novecentonovantanove aperta e battezzata dal santo. La millesima, quella dell’Isola di S.Giulio. Il legame con San Giulio è evidenziato anche da uno degli affreschi posti lungo il lato sud della chiesa odierna, in cui viene ricordato un miracolo compiuto dal santo, che secondo la leggenda sarebbe intervenuto per riattaccare miracolosamente un pollice ad un carpentiere che se l’era staccato con un colpo malestro di accetta.

IMG_5946La sequenza di affreschi che adorna la parte sud è bella a togliere il fiato. Risalgono al 1200-1300, e furono commissionati dalla famiglia Besozzi – a cui si eve anche alcuni dei dipinti dell’abside, precedenti come datazione. Raffigurano una via Crucis, nonché alcuni santi importanti per la Chiesa in genere o per la comunità locale in particolare. Da segnalare la presenza, in alto a sinistra, di un cavallo: l’arte di lavorare finimenti per gli equini continuava ancora nel 1400, quando si deve la realizzazione di quel riquadro.

IMG_5950L’ultima variazione di rilievo alla chiesa venne introdotta nel diciassettesimo secolo, quando la zona dell’altare venne rialzata. Contemporaneamente, vennero costruite delle colonne – che prima non esistevano – a segnare il confine tra il nuovo altare e l’abside. Nella zona a sinistra dell’altare è visibile la Porta dei morti. In origine, nel primo cristianesimo e ancora nel Medioevo e oltre, le porte di una Chiesa era riservate ai vivi. I morti venivano portati dentro e fuori attraverso porte a loro dedicate, poste ad altezza tale da permettere di trasportare le bare a spalla senza doversi abbassare a prenderle. Questa di S.Pietro è ancora visibile, anche se chiusa. Oggi funge da armadio per i messali. Sull’altro lato, a destra, sono visibili una serie di affreschi. I due più a destra sono parzialmente nascosti da una porta che un parroco della chiesa, nell’Ottocent, volle costruire per agevolargli il passo verso la canonica.

Sul lato nord è visibile un crocifisso, che ha una storia particolare. Il Cristo venne ritrovato nel corso di una piena del Verbano, che aveva distrutto tutti gli abitati lungo le sponde. Grande fu la sorpresa, da parte dei superstiti, di trovare un Cristo che galleggiava tra le case ormai distrutte dalla piena. Venne preso come un segnale positivo in un momento così tragico, e il Cristo venne portato nella chiesa e messo su una croce costruita appositamente. Oggi lo si può ammirare, protetto da una teca in vetro e sormontato da un curioso ibrido tra pecora, mucca e maiale: un agnello, indubbiamente, ma la scarsa perizia dell’artista ne ha fatto un essere del tutto anomalo.

L’ultimo punto di interesse, è il portale sud, originariamente quello principale di ingresso. È adornato con materiale di risulta, preso da costruzioni precedenti. Addirittura, con un tombino stradale di epoca romana! Così come di seconda mano è un manufatto in sasso, di forma quadrata, oggi, dentro la chiesa, ma ritrovato durante i lavori di scavo all’esterno, sulla piazza. Era rovesciato, e sembrava una comunissima lastra per la pavimentazione: una volta estratto dal terreno, si è rivelato essere, con ogni probabilità, un abbeveratoio per gli animali. Ed oggi è in chiesa, all’ingresso sud, appoggiato ad una colonna!

Guarda qui la galleria fotografica completa

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