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Formaggio senza latte, tutto ancora fermo

formaggio senza latte.jpgFormaggio senza latte, ancora nulla di fatto. La lettera che le autorità italiane hanno spedito a Brussels alla fine dell’estate, con la spiegazione dei motivi su cui si basa la legislazione del nostro Paese che vieta alle aziende lattiero casearie con sede nel Belpaese di produrre latte e latticini a partire dal latte condensato e in polvere, è ancora sotto esame da parte dell’Unione Europea. E l’UE sembra voler andare verso un binario doppio.

Lo ha riconosciuto il commissario europeo all’Agricoltura, Phil Hogan, nei giorni scorsi, confermando anche che “Le autorità italiane hanno inviato una lettera formale il 29 settembre e la stiamo ancora esaminando, per vedere se ci sono modalità in cui possiamo essere utili”.

Com’è noto, la lettera del Governo italiano era stata accompagnata da una clamorosa levata di scudi da parte di tutto il mondo del Made in Italy. Slow Food, in particolare, aveva lanciato una petizione online che ha raccolto ben centocinquantamila firme di cittadini che non vogliono avere a che fare con quello che è stato definito ‘formaggio senza latte’. Da qui lo slogan della campagna contro la normativa UE, ‘il latte si fa con il formaggio’ e l’hashtag usato per diffonderla sul web #noallattesenzaformaggio.

Ora, il dibattito politico sembra essere ancora ai box, e non riuscire a prendere definitivamente il via. Stando a quanto diffuso via Ansa, infatti, il commissario europeo all’Agricoltura, Phil Hogan, ha detto di non avere avuto di recente “contatti informali” con il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina: gli ultimi risalgono a Expo. “Non abbiamo parlato recentemente, ma se il ministro lo ritiene, potrà farlo lunedì prossimo”, in occasione del Consiglio agricoltura, ha assicurato Hogan.

La posizione UE, infatti, è che la normativa comunitaria non interessa le denominazione d’origine e le indicazioni geografiche protette (Dop, Igp) del nostro Paese, già tutelate dal loro disciplinare di produzione. Le eccellenze casearie del Made in Italy, quindi, sarebbero salve, stando alle dichiarazioni del Commissario Hogan. Diverso il discorso per i prodotti ‘standard’ come li ha definiti lo stesso commissario, la cui composizione è libera, a patto che le norme di commercializzazione e quelle sanitarie vengano rispettate.

Ci troveremmo quindi di fronte ad una sorta di binario doppio, nella produzione e commercializzazione dei prodotti lattiero-caseari. Quanto poi le due produzioni – quella delle eccellenze e dei prodotti protetti da Dop o Igp, e quella dei prodotti liberi, ovvero industriali – possano essere distinte e riconosciute dal consumatore, è tutto da comprendere. Hogan, in passato, ha accennato alla possibilità, per risolvere il problema, di introdurre “un’etichettatura appropriata dei prodotti”. Una soluzione che lascia spazio a molti dubbi, in particolare per quanto riguarda le differenti capacità di accesso al mercato, notevolmente maggiori per i prodotti industriali, che possono vantare rapporti più stretti – spesso sono la stessa cosa – con le grandi catene di vendita.

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