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Startup: economia nuova, o vecchia?

download (2)A quanto pare, la nuova economia, quella delle startup, dell’innovazione a tutto campo e a 360 gradi, dei giovani genietti e genialoidi alla Steve Jobs che escono da garage e sottoscala per infilarsi in labs, hubs, in nome del coworking, della sharing economy, del networking e via dicendo con termini sempre più anglofoni e sempre meno italiani, a quanto pare, dicevamo, questa ‘nuova economia’ è sempre più simile a quella ‘vecchia’, a quella tanto demonizzata se non addirittura odiata, messa all’indice, inscritta di fatto, quando non di diritto, nelle liste di proscrizione e di avviamento all’estinzione, senza nemmeno uno straccio di WWF che possa proteggerla.

Così parrebbe, stando almeno ad un articolo di Gianvito Rutigliano comparso recentemente sul sito di StartupItalia!: una voce autorevole, quella del giornalista pugliese esperto in materia di giurisprudenza d’impresa, comparsa sulle pagine web di uno dei maggiori attori del mondo italiano delle startup e dell’innovazione. Insomma, non certo un segnale (d’allarme?) quello lanciato nell’articolo del 25 gennaio scorso.

Qual è questo segnale? Uno studio dell’Università del Salento ha fotografato una realtà alquanto paradossale: le startup che vivono (o sopravvivono?) di fondi pubblici in realtà non fatturano nemmeno un euro. Certo, cominciamo con il prendere atto di una serie di distinguo: lo studio in questione si è concentrato su un’area geografica alquanto ridotta – la Puglia – e solo su quel novero di startup che gli autori della ricerca definiscono come “premiate con denaro pubblico da giurie di esperti”. Trentasei in tutto, quindi veramente poche rispetto al panorama delle startup in Puglia e nel resto d’Italia. Sufficienti, comunque, per portare in superficie quello che non pochi – tra cui il sottoscritto – già pensavano: il mondo delle startup troppo spesso viene usato a scopi politici, diciamo pure come grimaldello per aprire le casseforti dell’Amministrazione pubblica e far uscire denaro indirizzato a gruppi di amici e amici degli amici, investito – o per meglio dire ‘regalato’ – in imprese senza alcun futuro, ma nemmeno presente.

La tesi conclusiva di Gianluca Elia e Mario Marinazzo, i due ricercatori dell’Università del Salento, è infatti che la nuova economia delle startup somiglia molto a quella vecchia “dove è frequente l’attitudine a minimizzare il rischio d’impresa grazie all’ombrello protettivo della politica”, in un panorama generale in cui le “politiche di sviluppo regionale contribuiscono molto poco all’occupazione e alla crescita”.

Una bocciatura in piena regola, insomma, che deve far riflettere chi in questo settore crede e lavora. Non è sicuramente il caso di fare di tutta l’erba un fascio, ma è altrettanto sicuro che il mondo delle startup italiane necessita di interventi urgenti di correzione, prima che sia troppo tardi.

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