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Cultura e coinvolgimento le basi per rilanciare la montagna

Causa_Montana_TN_2.jpgPer rilanciare la causa montana occorre riportare la montagna ai montanari, non riducendola a un luna park. E per fare questo serve più cultura della montagna. Ne è convinto il Presidente generale del Club alpino italiano (CAI), Umberto Martini, che ha espresso questa su convinzione a Trento, in occasione della giornata di studio ‘La causa montana’, promossa dallo stesso CAI e dall’Associazione Ex Parlamentari della Repubblica nell’ambito del Trento Film Festival organizzata per il 50° anniversario della morte di Michele Gortani, Senatore della Repubblica e soprattutto Padre Costituente. È a Gortani che si deve il comma dell’art. 44 della Costituzione, secondo cui ‘La Legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane’.

Il CAI si sta adoperando in questo senso – ha detto ancora Martini -, ma bisogna insistere, in quanto la conoscenza dell’ambiente montano incentiva gli abitanti e gli amanti delle terre alte a difenderlo e prepara il campo a iniziative che non rapinino il territorio, ma ne assicurano il futuro”.

Nella città tridentina è stato ribadito il concetto secondo il quale
chi vive in montagna deve ricevere lo stesso trattamento di coloro che vivono in pianura. Parole pronunciate recentemente anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che in un messaggio mandato ai partecipanti all’appuntamento di Trento ha ribadito la sua attenzione alle terre alte e la sua vicinanza alla causa montana.

I numerosi rappresentanti d
i Istituzioni, Enti locali, Università e associazioni intervenuti, hanno posto l’accento sull’incentivazione e responsabilizzazione degli abitanti delle montagne, per dare loro la possibilità di portare avanti idee e progetti di sviluppo sostenibile.

Tra essi è intervenuto il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con Delega alla Montagna,
Gianclaudio Bressa, che ha sottolineato come non ci possa essere “un’idea di sviluppo uniforme della montagna. Le zone montane del nostro Paese differiscono per presenza di aree protette, attività produttive e turismo. Esistono montagne, non montagna. I processi di sviluppo devono avere origine dal basso,dai singoli Comuni e dalle Unioni Montane, e non imposti dall’alto. Il Governo deve sostenere e accompagnare in questo senso un dialogo con i Comuni e gli enti locali”.

E’ essenziale la mano pubblica per rilanciare la montagna, la cui specificità deve essere valorizzata”, ha confermato il Vicepresidente del CAI, Erminio Quartiani. Quale ruolo per la mano pubblica ha voluto chiarirlo sempre Quartiani, dicendo che “bisogna sostenere chi rischia con attività imprenditoriali in montagna in caso di fallimento del mercato. La montagna deve essere uno dei momenti fondamentali in ogni decisione politica a tutti i livelli”.

Annibale Salsa, antropologo ed ex presidente del CAI, ha ricordato come lo spopolamento delle zone montane sia da imputare “alla vicinanza alle pianure e alla perdita dell’autogoverno. La buona montagna è legata al modello partecipativo, non bisogna inventare niente di nuovo, ma rivisitare il passato nell’ottica del presente. Nei secoli passati la montagna aveva autonomie poi perse nel processo di modernizzazione”.

 


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