Reporting the World Over

News and Comments about Life

Cechia, il Regno dell’acqua

vltava_-794x800.jpgUn Paese completamente circondato da altre terre, senza sbocco sul mare – lontano centinaia di chilometri in qualunque direzione si guardi – ma ricco di fiumi, canali, laghi e sorgenti, tanto che sull’acqua ha costruito molto del suo immaginario collettivo, molta della sua cultura.

È la Repubblica Ceca, o Cechia. Terra dal clima continentale – anzi, si potrebbe dire che è l’esempio del clima continentale, visto che Boemia, Moravia e Slesia, le tre regioni che compongono il Paese, si trovano nel cuore del Continente Europeo -, tanto ricca di acque dolci e di attrattive a questa connesse, da non far rimpiangere nemmeno per un attimo quella salata. Non è un caso se in occasione di Expo 2015, a Milano, la Repubblica Ceca ha declinato il suo padiglione sul tema dell’acqua.

In occasione della grande Fiera Internazionale dello scorso anno, il richiamo dei progettisti era ai 3 grandi fiumi del Paese: l’Elba, la Morava e l’Oder, che sfociano in altrettanti mari (rispettivamente il Mare del Nord, il Mar Nero ed il Mar Baltico), ma anche alle acque termali di cui il suolo ceco è straordinariamente ricco. Così come all’importanza dell’acqua pura nella preparazione della birra ceca, nota in tutto il mondo per bontà e qualità. Insomma, quella ceca è una terra dove l’acqua regna!

Senza l’acqua dei fiumi – oltre ai tre grandi corsi d’acqua nominati ce ne sono decine di più piccoli, come è ovvio – non avremmo i paesaggi fatti di campagne bellissime solcate da serpenti argentati, ma nemmeno gli scorci di città rese immortali proprio da teorie quasi infinite di ponti-monumento. A partire da Praga, con il suo Ponte Carlo e le altre ‘lingue’ di pietra, ferro o cemento che scavalcano il fiume-mito della Repubblica Ceca: la Moldava. E’ il fiume della capitale, è vero, ma è anche il fiume nazionale del popolo ceco e musa ispiratrice del compositore Bedřich Smetana. Proprio al grande fiume-mito dei cechi Smetana dedicò il suo poema sinfonico Vitava (il nome del fiume nella lingua del Paese), seconda opera del ciclo di sei Mà Vlast (La mia Patria). Per quanto la sua sinfonia sia commovente, il fiume dal vivo lo è ancora di più: a partire dai boschi della Selva Boema – dove la Moldava ‘costruisce’ un vero e proprio inno all’acqua con torbiere, laghi e cascate – per tutto il suo corso, delimitato da rive verdissime punteggiate di castelli, monasteri e città antiche. Lungo il fiume anche monumenti dell’uomo che ha domato acque impetuose: la diga di Lipno con il suo lago artificiale e il Canale di Schwarzenberg, capolavoro d’ingegneria che collega Moldava e Danubio. La Moldava più bella è però certamente quella vissuta a pelo d’acqua. Una visita a Praga non può prescindere da una crociera sul fiume, magari fino a Melnik (dove Moldava ed Elba convergono) o alla diga di Slapy. L’intero corso del fiume comunque, da Lipno in poi, è navigabile, tutto l’anno. Decisamente affascinanti e riposanti anche i passaggi lungo gli altri fiumi del Paese: l’Elba –geograficamente il più importante – la Morava, l’Ohre, l’Oder, il Neisse e persino un piccolo tratto di Danubio.

Sebbene i laghi naturali in Repubblica Ceca non siano molti, né di grande vastità (il Lago Nero e il Lago del Diavolo, nella Selva boema, valgono però la camminata), non mancano specchi d’acqua accoglienti e dalla grande vocazione turistica, grazie all’intervento dell’uomo che ha costellato il territorio con invasi, dighe e bacini idrici. Il lago Orlik, quelli di Lipno e Slapy, i laghetti di Trebon – che fanno parte di una vasta area protetta della Boemia meridionale, ricca di acquitrini, stagni, sorgive e canali – sono i più gettonati da un turismo appassionato di natura, relax e sport acquatici.

Fiumi e laghi hanno da sempre ispirato progetti e opere per il loro controllo e per sottometterle alle necessità umane. Lungo, dentro e sopra i fiumi cechi l’uomo ha lasciato la sua firma. Come il Canale di Bat’a, in Moravia meridionale, opera idrica imponente, lungo 53 chilometri, realizzato tra il 1934 e il 1938 per il trasporto del carbone grazie al genio – e alla testardaggine – di Tomas Bat’a, che lo fece realizzare. Il suo percorso è caratterizzato da 13 chiuse e un cinquantina di ponti, in alcuni casi vere opere d’arte, ed è oggi un itinerario molto battuto dal turismo fluviale, percorribile da maggio a ottobre con canoe, houseboat e barche a motore senza bisogno di patente nautica. Tra i ponti, sicuramente da ammirare quello coperto di Cernvir che scavalca la Svratka. Importante monumento di architettura popolare, risale al 1718. Realizzato in legno d’acero, è lungo 32 metri e largo 2,6. Con la sua struttura romantica, sullo stile dei ponti di Madison County, e il caratteristico tetto di scandole è monumento-simbolo di questo tipo di strutture, un tempo tipiche della Moravia.

Dove c’è acqua, c’è mulino. Quello di Pisecna custodisce pezzi unici come la turbina di Francis (1926) e la miscelatrice di farina con coclea verticale. Quello di Hoslovice, il più antico di Boemia, risalirebbe addirittura al Medioevo. Anche Praga sfoggia ancora alcuni dei suoi mulini ad acqua: quello della Certovka, ovvero del Canale del Diavolo, e quello trecentesco di Sova. Elegantissimo, il mulino ad acqua di Slup è un edificio rinascimentale che impreziosisce le campagne della Moravia del Sud, con ben quattro ruote ad acqua. Non solo mulini ma ogni genere di edificio e installazione tecnica alimentate dall’energia idrica si incontrano infine passeggiando lungo la cosiddetta Valle del mulino ad acqua, nel museo all’aperto di Roznov pod Radhostem, nella regione valacca intorno a Zlin.

L’acqua ha sostenuto e sospinto anche la industrializzazione del Paese. Nel 1887 Pisek fu la prima città della Boemia a essere illuminata da lampioni alimentati da una dinamo a vapore, prodotta da una centrale elettrica sorta al posto del mulino Podskalky. Inizialmente fu anch’essa alimentata da una ruota ad acqua ma poi nel 1901 si dotò di ben due turbine Francis. Dal 1997 è museo, ma i lampioni sono ancora funzionanti. Da non perdere nemmeno la centrale elettrica a condotte forzate di Dlouhe Strane, nel paradiso montano di Jeseniky, in Moravia. Si tratta di un’opera tecnologica davvero unica e vanta la turbina più grande d’Europa. Il grande invaso è collegato alla centrale sotterranea da due chiuse.

vltava_-794x800.jpg

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: