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“Per troppa vita che ho nel sangue”

IMG_3288Creatura di fiaba, per le mute stanze, dove si struggono le lampade dimenticate”. È un verso tratto dalla poesia “Sgorgo” di Antonia Pozzi, la poetessa milanese trapiantata in Valsassina, morta prematuramente, molto prematuramente, a soli ventisei anni. Poche parole, che raccontano e svelano praticamente tutto, di questa ragazza decisamente troppo sensibile, introversa, pensosa, per i tempi della sua giovinezza.

Una creatura di fiaba, Antonia, che negli immensi silenzi della Valsassina, delle sue valli e delle sue montagne, delle Grigne e del Resegone, il Pianeral, i piani di Bobbio e di Artavaggio, i rifugi e le baite che ne costellavano punte, pianori, cime, quegli stessi silenzi che poi si portava a casa, a Pasturo, si struggeva, lei così sensibile, creatura indifesa di fronte alle violenze e alle durezze degli anni del primo dopoguerra, e come una lampada a candela dimenticata accesa, si consumava fino a spegnersi. Fino a quel tremendo giorno di inizio dicembre, quando lo stoppino della candela nella lampada consumò anche l’ultima goccia di cera.

E dimenticata, Antonia Pozzi, lo è stata fino a poco fa, fino a questa estate del 2016, quando – finalmente! – la sua casa di Pasturo si è aperta, per mostrare alcuni dei segni della sua storia, dei suoi racconti, del suo senso artistico. Il piccolo centro valsassinese aveva già dedicato, alla poetessa morta troppo giovane, una serie di pannelli che, posti lungo la via del paese e nelle località circostanti, ne raccontavano la vita e il rapporto con Pasturo ed il suo territorio, attraverso le sue poesie. Ma per il visitatore attento era poco, troppo poco: era come sentire il profumo di un piatto prelibato, e poi vederselo portare via da sotto il naso. Mancava la possibilità di accedere a quelle “”mute stanze”, di vedere e toccare i suoi scritti, i suoi oggetti, gli sci e la picozza con cui viveva la Valsassina d’inverno e gli scarponi con cui invece percorreva i prati erbosi ed i sentieri sassosi durante il resto dell’anno.

In questa estate del 2016, il regalo, per gli appassionati di poesia e di arte, per tutti coloro che Antonia la conoscevano già, e per quanti non conoscendola ne sono stati attratti, è arrivato dai giovani di Living Land, che hanno dato vita ad un progetto per la riapertura della casa della famiglia Pozzi, delle stanze in cui Antonia trascorreva il suo tempo scrivendo e sognando, sognando e scrivendo, del giardino in cui passeggiava. “Per troppa vita che ho nel sangue”, è il titolo dell’iniziativa, che ha dato modo di avvicinarsi, di toccare con mano, di respirare, di sentirsi dentro e immersi nella vita, nelle passioni e nei tormenti di Antonia Pozzi. Insieme alle testimonianze sulla storia della sua famiglia – a partire dai nonni paterni – i suoi oggetti personali, i suoi scritti – Antonia scriveva quasi esclusivamente a mano, le due macchine da scrivere presenti nel piccolo locale che fa reliquiario famigliare appartenevano al padre – i suoi disegni. Le sue fotografie. (qui, una galleria fotografica della mostra)

IMG_3280La giovane Antonia era, infatti, appassionata di questa nuova forma di espressione artistica. E con le sue foto, raccontava il suo amore per la montagna, i suoi ambienti, le sue genti. La mostra messa in piedi da Living Land è stata l’occasione anche per accostare le fotografie di Antonia con i dipinti di un altro grande, grandissimo cantore delle montagne e della vita delle sue genti: Giovanni Segantini. Dai quadri del grande pittore, Antonia ha ricevuto l’ispirazione per rifarli in versione fotografia: ecco, quindi, che una serie di pannelli ci propongono le due versione, quella pittorica e quella fotografica, in un insieme di grande effetto. Sicuramente ci sarà da investire, su questa modalità di mostrare il lavoro di due artisti così vicini per l’amore verso le nostre montagne, e da sviluppare, allegando al racconto per immagini un racconto per parole e versi, che porti in superficie quanto le immagini non lasciano trasparire.

Per intanto, la lampada non è più dimenticata, le stanze non sono più mute, la creatura di fiaba è nuovamente tra noi.

Per una galleria fotografica della mostra su Antonia Pozzi, seguite questo link

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