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Fare rete per salvare l’Appennino

                Slow Food lancia la prima Assemblea di Sindaci e Amministratori dei paesi della dorsale appennica

assembleacopertinagruppofb_n-725x276Costruire una rete di amministratori che vivano un rapporto diretto con le proprie comunità e che, grazie a questo rapporto stretto, abbiano a cuore la salvaguardia e il buon governo dei territori che rappresentano.

È con questo obiettivo in mente che Slow Food ha promosso la prima Assemblea dei Sindaci e degli Amministratori dell’Appennino. In programma dal 21 al 23 ottobre l’iniziativa, promossa e organizzata in collaborazione con il Comune di Castel del Giudice, nel Molise, che sarà sede di questo primo incontro, si colloca nel più ampio progetto degli Stati Generali delle Comunità dell’Appennino, rivolto a dare centralità alle comunità di montagna attraverso la valorizzazione delle economie locali e a partire da quelle agricole.

Ricordiamo che l’Appennino è stato vittima di numerosi disastri naturali, a cominciare dai terremoti – ma non solo – che hanno devastato numerose zone tra Marche, Umbria, Abruzzo, Molise e anche Lazio. Oltre alle vittime umane, ai danni al territorio, ai centri urbani grandi e piccoli (soprattutto piccoli), alle infrastrutture di trasporto e produzione, bisogna considerare anche i danni al futuro: se la ricostruzione latita e ritarda, se le famiglie vengono – volenti o nolenti – convinte a spostarsi altrove, è il futuro dell’intero Appennino a essere messo in pericolo. Senza abitanti, non c’è vita, non c’è manutenzione: solo degrado e declino. Per questo, questa prima Assemblea sarà dedicata al pericolo sismico, alle azioni di prevenzione, emergenza e ricostruzione: non poteva che essere così dopo il dramma del sisma che ha colpito l’Italia centrale.

L’intenzione di Slow Food è, naturalmente, di andare oltre la discussione sull’emergenza, definendo il ruolo della produzione agricola locale, nella convinzione che il futuro degli Appennini debba passare dall’agricoltura perché il benessere delle aree montane è permesso anche dalla solidità del settore primario: quando l’agricoltura funziona, il settore secondario si attiva e innesca bisogni per il terziario, e l’ambiente ed il territorio sono meno vulnerabile. Risultato finale, la vita è migliore.

Perché tutto questo meccanismo si attivi e funzioni è fondamentale mettere in primo piano chi nei territori appenninici, vive e lavora.

“Gli Stati Generali delle Comunità dell’Appennino ci hanno insegnato la necessità di valorizzare politiche e proposte che arrivano da chi in queste zone vive e lavora. Facilitare lo scambio delle idee e delle buone pratiche è il nostro intento”, dice infatti Sonia Chellini, vice presidente di Slow Food Italia e coordinatrice del progetto, nello spiegare i motivi e gli obiettivi dell’iniziativa.

Ecco quindi che durante i tre giorni di lavoro gli amministratori locali, sotto la guida di docenti, tecnici ed esperti, saranno chiamati a elaborare strategie, azioni e proposte che servano da guida a politiche che finalmente favoriscano il reddito da lavoro nel rispetto di ambiente, vocazioni e culture locali.

Sede di questa prima sessione di lavori è Castel del Giudice, già ospite degli scorsi Stati generali delle Comunità dell’Appennino, borgo simbolo di come la collaborazione tra istituzioni e privato possa produrre reddito e giovare a tutta la comunità.

“Siamo molto fieri di ospitare la prima Assemblea dei sindaci e degli amministratori, è un passo necessario nella attuazione di questo progetto. Dopo l’incontro delle Comunità appenniniche a Castel del Giudice lo scorso anno siamo riusciti a metterci in contatto con altre amministrazioni, altre realtà che vivono l’Appennino. Fare rete è un aspetto importante: si condividono esperienze e soprattutto si trovano soluzioni comuni. Anche noi come Slow Food siamo convinti che questa sia la strada giusta per far vivere le nostre montagne” sottolinea Lino Gentile, sindaco del paesino molisano.

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