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Leggere il futuro sulla Rete

odycceusLe parole di oggi, anche quelle che manifestano odio, potrebbero anche indicare, tracciare una mappa dei conflitti imminenti, e magari dare modo di prevenire i possibili scenari di conflitto di domani.

Ipotesi fantascientifica? Non proprio. Si tratta di una ricerca che coinvolge ben otto università, dotate di un ingente finanziamento europeo. L’obiettivo è, appunto, trovare il modo di leggere e identificare come nascono, si generano, si sviluppano ed esplodono i conflitti sociali e culturali, basandosi sull’analisi dei linguaggi e delle conversazioni sul web e nei social media. Un approccio che ha già avuto riscontri recentissimi, quando un sistema di Intelligenza Artificiale ha previsto la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali USA dieci giorni prima della data di votazione, sconfessando tutti i sondaggi e tutti i guru delle pubbliche relazioni.

ODyCCEuS, questo è il nome del progetto. Un acronimo che sta per Opinion Dynamics and Cultural onflict in European Spaces. A sua disposizione un finanziamento a 5,8 milioni di euro all’interno del programma Horizon 2020. Tra le misure previste dal progetto, la creazione di una piattaforma digitale aperta – Penelope – per permettere di integrare strumenti per la raccolta e l’analisi dei dati, analisi e geovisualizzazioni, anche da parte di altri atenei che oggi non rientrano nel gruppo di lavoro.

Anche i cittadini, le associazioni ed i media avranno la possibilità di condividere e visualizzare dati e strumenti per mappare e monitorare i luoghi ed i termini delle crescenti crisi e conflitti sociali in tempo reale.

L’idea che l’emergere dei conflitti lasci tracce nel web e nei social media non è affatto peregrina. Da anni strumenti di analisi delle conversazioni sono utilizzati dai servizi segreti e di intelligence di diversi paesi del mondo – gli USA prima di tutto, ma non solo – alla ricerca di parole chiave come “bomba”, “attentato”, “Isis”, eccetera, tutte parole singole o frasi anche smozzicate che potrebbero significare qualcosa nella lotta al terrorismo. Anche la lotta alla criminalità organizzata viene spesso attuata in questo modo, attraverso la sorveglianza delle parole che circolano sulla rete per sorvegliare i movimenti dei boss del narcotraffico, e soprattutto delle loro merci.

Non per caso, il progetto ODyCCEuS è nato a Brussels nei giorni immediatamente successivi alle misure di emergenza – tra cui il coprifuoco – imposte alla capitale belga sull’onda degli attentati a parigi, alla strage del Bataclan, alla grande caccia all’uomo che ha coinvolto le due capitali – Parigi e Brussels – ed i rispettivi territori, alla ricerca dei terroristi fuggiti.

È da quel dramma che è nata l’idea di un progetto che studiasse il web per arrivare ad una identificazione in anticipo dei grandi conflitti attraverso l’analisi delle conversazioni, del linguaggio, delle parole, alla ricerca di termini e locuzioni che possano indicare il sorgere di pericolosi conflitti sociali e culturali, prima che abbiano il tempo di trasformarsi in conflitti politici, economici, militari.

Certo, non un’impresa facile. Al contrario. Si tratta di dare in pasto, a software sofisticatissimi, diversi milioni di dati: messaggi su social networks, tweet, blog e articoli su forum, su piattaforme le più disparate in quanto a tecnologie, hardware, parametri e database. E le lingue? Tutte quelle dell’Unione Europea!

“Addestrare” i software ad analizzare quantità così grandi di dati non è semplice: per farlo, occorre partire dal passato, dalle cose sicure. Da ciò che si sa. Come è stato fatto con gli archivi storici della Biblioteque de France: attraverso l’analisi dei suoi contenuti è stato possibile ricostruire l’andamento dell’antisemitismo in Francia a partire dagli anni dell’affare Dreyfus fino ai nostri giorni.

Allenare i software all’analisi dei fatti del passato aiuta ad ottenere un miglior risultato anche per quanto riguarda i fatti del presente. E del futuro. Più parole, conversazioni, messaggi entrano nel database e vengono riconosciute dai sistemi, maggiore è l’affidabilità dei risultati che si ottengono. A quel punto, il lavoro spetta alla politica: i governi sapranno fare buon uso delle informazioni che la tecnologia metterà a loro disposizione? Probabilmente, nessun sistema di Intelligenza Artificiale è in grado di rispondere a questa domanda.

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