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Gli occhi della guerra sulle sofferenze dei Cristiani nel mondo

occhidellaguerraFare giornalismo senza censure né filtri. Perché vittima della crisi mondiale degli ultimi anni è, infatti, anche il giornalismo di qualità. Quello, per intenderci, che non fa l’occhiolino a padroni e padrini, che non deve chiedere il permesso prima di pubblicare una notizia, un’inchiesta. Che va dove gli altri non vanno, scrive notizie che altri non scrivono, racconta storie che altri non raccontano. È Gli Occhi della Guerra, un particolare progetto de Il Giornale, che comprende alcuni dei maggiori e migliori giornalisti e reporter italiani. Gente esperta, ma anche gente giovane.

Nato nel 2013, ha già messo a segno parecchi reportage, frutto del lavoro di questi reporter e giornalisti in paesi lontani ma anche vicini. Paesi e zone vittime di conflitti, quando non di vere e proprie guerre, a volte – se non spesso – dimenticati e quasi mai oggetto di notizie sui mezzi di informazione italiani. Paesi come Afghanistan, Libia, Siria, Somalia, Turchia, Bosnia, Azerbaijan, Repubblica Centrafricana, Libano. Regioni come il Kurdistan, la Cecenia. E poi paesi vicini, a cui nessuno penserebbe come soggetti di reportage di questo genere: la Germania, l’Irlanda del Nord, il Belgio, l’Ungheria: tutti paesi dell’Unione Europea, eppure al loro interno nascondono storie e vicende di violenza, conflitto, persecuzioni, discriminazioni. E i reporter ed i giornalisti de Gli Occhi della Guerra sono andati a pescarle.

Ne parliamo con Laura Lesévre, che di Occhi della guerra è il project manager. Per prima cosa, le chiediamo di spiegarci cosa è Gli occhi della guerra.

occhi“Userei un’immagine che ho molto a cuore, che ho già usato in altre occasioni. Gli Occhi della Guerra è una storia di incontri, prima di tutto con i lettori de Il Giornale, cosi appassionati ed empatici con quanto raccontiamo, ma anche una storia di incontri con realtà diverse, di cui pochi parlano, come le sofferenze che i Cristiani stanno vivendo in tutto il mondo. Grazie all’amicizia con associazioni come Aiuta la Chiesa che Soffre (ACS), con la quale è nata una vera e propria amicizia, che si è concretizzata l’anno scorso a Natale, in particolare con il sostegno che Il Giornale ha dato alla campagna per aiutare i cristiani in Siria. Grazie alla generosità dei lettori, a dicembre dell’anno scorso, abbiamo aiutato ACS a raccogliere 40mila euro. E grazie ad ACS abbiamo avuto l’onore di avere nostri ospiti personalità come Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi, in Pakistan, dove si vive una vera e propria discriminazione, o Mons. Antoine Audo, vescovo di Aleppo, altra città martoriata in Siria, e Mons. Jacques Benhan Hindo, vescovo di Hassaké, diocesi nella quale ricade anche Raqqa, la capitale del sedicente stato islamico. Quella con ACS è allo stesso tempo un’amicizia e una comunanza di intenti, la stessa che abbiamo riscontrato anche con la Regione Lombardia. In particolare, con l’assessore alle culture, identità e autonomie Cristina Cappellini, che ci ha permesso di realizzare una bellissima conferenza, lo scorso 29 ottobre, per parlare dei cristiani perseguitati. Un tema a cui viene dedicato troppo poco spazio all’interno dei media”.

Quella di Gli Occhi della Guerra è anche una storia di compartecipazione tra una testata giornalistica ed i suoi lettori.

“Chiediamo ai lettori un sostegno economico per realizzare reportage in giro per il mondo. Una delle più grandi campagne che abbiamo portato avanti è proprio quella sui Cristiani perseguitati. Ne abbiamo già realizzate due, di queste campagne. La prima nel 2014, quando si cominciava a parlare di ISIS: grazie ai nostri lettori, in quella occasione abbiamo raccolto 35mila euro. Adesso abbiamo aperto una campagna a settembre e abbiamo già raccolto 25mila euro, arrivando quindi al 125% del budget richiesto”.

Cosa avete fatto, con le donazioni raccolte?

“Con quei soldi abbiamo già iniziato a fare dei reportage, da posti dove non si va. La Farnesina direbbe: ‘Siete matti, là non ci dovete andare’. Siamo stati in Nigeria, e in quel paese i nostri reporter sono stati praticamente sequestrati per più di 24 ore dall’esercito regolare, cioè da quelli che dovrebbero essere i buoni, quindi figuratevi i cattivi, Boko Haram. In questo momento siamo in Bangladesh, dove i cristiani non vivono una situazione migliore ed è in atto una discriminazione esattamente come in Pakistan. Mi hanno scritto un messaggino i nostri due reporter, sono sani e salvi, sono a Dacca, mi hanno detto che va tutto bene. Il problema è che c’è traffico, un traffico della miseria per cui tutti i tempi sono rallentati, pero tutto ok”.

Africa, Medio Oriente, Asia: le persecuzioni contro i Cristiani, però, avvengono anche in luoghi molto più vicini, dal punto di vista geografico.

“Siamo stati anche in posti non sospettabili. Si pensa sempre alle persecuzioni dei cristiani in posti lontani da casa nostra, ma non è cosi. Siamo stati con Giovanni Masini, un giovanissimo reporter ma in gambissima, a Cipro. Pensate che nella parte turca dell’isola c’è un cimitero, anzi più cimiteri, che sono stati profanati più di quaranta anni fa, ai tempi dell’invasione turca dell’isola. Pensate che non è dato il diritto, ai cristiani di ricostruire le tombe. Nella parte turca, quindi, ci sono cimiteri profanati e chiese sconsacrate dove non si può fare niente. Tema piuttosto interessante, se si pensa che Cipro è a due passi da casa”.

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