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Il Presepe vivente di Sora: Spiritualità e Storia

I presepi viventi costituiscono, ormai, una componente fissa delle nostre feste natalizie. Dai piccoli borghi alle grandi città, sono molti gli appuntamenti del genere che costellano le giornate dalla Vigilia all’Epifania. Presepi e Natività rappresentati nei modi più disparati, spesso con la partecipazione diretta di intere comunità. Qualcuno più teatrale, altri invece ancora conservano il senso ed il gusto della familiarità, della genuinità, quel sentirsi essere parte di una Famiglia che è poi il messaggio principale che il Natale vuole farci arrivare al cuore. Uno dei più belli e sentiti è sicuramente il Presepe vivente allestito nel piccolo borgo montano di Sora, in Valcavargna.

f2435180Sora è una piccola frazione semi abbandonata di S.Bartolomeo Val Cavargna, il centro principale di questa valle alpina tra il Lario ed il Ceresio, posta lungo il crinale di confine con la Confederazione Elvetica. Sorge su uno sperone che domina la vallata. Una posizione invidiabile, oggi, per la vista e lo spettacolo che concede agli occhi, ma che nei decenni passati ha costituito motivo per l’abbandono da parte dei suoi abitanti: troppo distante la strada principale che collega la Val Cavargna al resto del mondo, troppo ripida da percorrere, durante i rigidi inverni dominati da una neve che da queste parti è sempre caduta copiosa e abbondante – prima di questi anni di cambiamenti climatici –, la via che da Sora saliva a S.Bartolomeo. Il ghiaccio, poi, rendeva i tornanti della via, esposti a nord, più simili ad un trampolino per una gara di salto con gli sci che ad una carrozzabile. A poco a poco, il piccolo borgo si è spopolato. Un percorso comune a moltissime altre piccole comunità del nostro arco alpino. Anche per Sora il destino sembrava quello dell’oblio. Fino a una ventina di anni fa, quando lo sforzo congiunto di Comune e altre istituzioni locali, pro loco e associazioni culturali, commercianti e artigiani, famiglie e cittadini comuni, ha ridato vita al piccolo nucleo che si affaccia sul balcone della Val Cavargna, trasformandolo nel set di uno tra i presepi viventi più belli che il calendario natalizio proponga.

Grazie al lavoro, alla dedizione, alla passione dell’intera comunità di S.Bartolomeo, l’isolamento e la distanza si sono trasformate in veri e propri punti di forza: una volta piccolo borgo montano abbandonato, Sora oggi è un importante punto di richiamo per la comunità locale, che sulle sue case, sulle sue vie, i cascinali, le stalle, i piccoli orti e spazi che si aprono tra un’abitazione e l’altra, fa leva per mantenere i legami storici e culturali con il passato, da una parte, ma anche per rilanciare il suo futuro affermandosi come meta turistica di un certo livello. Perché quello di Sora è un Presepe vivente allestito non in uno spazio realizzato apposta, ma in un borgo vero e proprio, negli stessi posti e spazi dove le persone hanno vissuto e lavorato per anni, decenni, probabilmente secoli.

img_20161213_120017Nei giorni del Presepe vivente – quest’anno, la rappresentazione della Natività è in programma per il giorni 24, 26 e 27 dicembre – le vie di Sora si riempiono di suoni, colori, odori. Animali. E naturalmente, gente. Attori e comparse, tutti del posto, e visitatori. Tantissimi visitatori, attratti da quella grande e pervasiva aura di familiarità, di genuinità, da quel forte senso di appartenenza, che caratterizzano la manifestazione fin dai suoi albori, ma anche dalla Fede e dalla Spiritualità che traspaiono forti e chiari, ovunque e da chiunque.

I motivi della Natività, l’aspetto religioso è naturalmente presente in tutto il borgo ed in tutti dettagli del presepe vivente. Allo stesso tempo, però, è possibile anche vivere e rivivere la vita quotidiana di un tempo nemmeno troppo lontano. Così vicino, anzi, che non pochi tra gli attori e le comparse che danno vita alla manifestazione in realtà interpretano se stessi, la loro vita negli anni della gioventù o dell’infanzia, quella della loro famiglia, genitori e nonni. C’è la scuola, con i suoi banchi, la lavagna, i libri, i pastelli ed i gessetti colorati; il bar ed i negozi, di alimentari e di articoli di vario genere; le case dove le famiglie vivevano, con i vari spazi, dal tinello alla cucina, dalle camere da letto alla dispensa; e poi le stalle, per le poche bestie, pecore e mucche, asini e capre, conigli, galline e animali da corte in genere, che servivano per il lavoro e per il sostentamento quotidiano; gli spazi degli artigiani e quelli per la produzione di carbone vegetale o per l’essiccamento delle castagne, il lavatoio. E siccome questa era, e tutt’ora è, terra di confine e centro dell’epopea del contrabbando, è possibile incontrare il carabiniere o il finanziere insieme al contrabbandiere. E le storie. Tante storie, che i più anziani della comunità raccontano, con piacere, a chiunque si sieda con loro a fare quattro chiacchiere. Come una volta.

Galleria fotografica del Presepe vivente di Sora

Video: Il Presepe vivente di Sora

Video: Val Cavargna, voci dalla storia

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