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Un viaggio nella storia della pipa

img_6091La pipa come opera d’arte, come realizzazione della creatività e dell’ingegno umano, del nostro senso estetico e anche della storia e dei suoi protagonisti.

Il fumo fa male, dicono. E bisognerebbe non cominciare a fumare, o almeno smettere, se vogliamo vivere di più e meglio. Sempre che, poi, non si avveri la profezia di Woody Allen, in un suo film: “Ho smesso di fumare. Vivrò una settimana in più e in quella settimana pioverà a dirotto”.

A parte le battute, il fumo e la pipa, nel corso dei secoli, hanno stimolato la fantasia degli uomini, la loro creatività alla ricerca dello strumento ‘perfetto’, per così dire, per godersi il tipo di tabacco preferito, e le nuvolette che lo accompagnano. E, naturalmente, il rito della preparazione, della pipa e del tabacco, della sua accensione. Con il tempo, sono state realizzate pipe per i viaggi, per le cerimonie, a celebrazione di ricorrenze o di persone, pipe strane e meno strane, fatte in svariati materiali – schiuma di mare, gesso, ceramica, radica e altri legni, spugna e altro ancora. Fantasia al potere -, lunghe, strette, magre, grasse, lisce, decorate, colorate o non colorate. Perfino doppie o nascoste per non rendere visibile la fiammella (utile in caso di guerra, per non entrare nel mirino di un cecchino!). Insomma, salute o non salute, e a dispetto delle parole e degli ammonimenti di medici vari, il fumo e la pipa hanno una lunga e interessante storia alle spale. E uno dei luoghi migliori, per percorrerla e conoscerla, anzi forse il luogo migliore almeno in Italia, è in un piccolo paese lombardo, perso nella brughiera varesina, tra le marcite che contraddistinguono il territorio lombardo tra i laghi di Varese ed il Ticino. È il Museo della pipa, aperto nel 1979 per volere del ragionier Enea Buzzi, fondatore della Pipe Brebbia srl e noto collezionista di pipe, ed è situato a Brebbia, poco fuori paese.

img_6019In realtà, Enea Buzzi cominciò la raccolta delle pipe già nel dopoguerra, per studiare la concorrenza, i loro prodotti, i loro metodi di produzione. A questa prima fase ne seguì un’altra in cui gli ingressi di esemplari si succedettero in modo abbastanza disordinato, senza un vero e proprio filo logico che indicasse un piano, una volontà, un progetto di effettivo collezionismo. Una raccolta disordinata e quasi ossessiva delle più disparate pipe per forme, anno di fabbricazione e provenienza, sulla spinta dell’entusiasmo e dell’interesse personale più che per una vera e propria scelta scientifica. Via via che il tempo passava, però, l’entusiasmo lasciò il campo alla logica, alla preparazione, alla volontà di presentare una collezione ordinata, in cui ogni esemplare ricoprisse un suo ruolo e avesse un suo posto per il racconto della pipa nella storia e nella cultura.

Una fase difficile, questa: la raccolta aveva già raggiunto dimensioni considerevoli, arrivando a circa seimila esemplari di pipe antiche e moderne, ma anche pubblicazioni, libri e riviste. In questo modo, il Museo della pipa di Brebbia è diventato quel luogo unico per lo studio della storia della pipa, le tradizioni, il design, gli aneddoti, che oggi possiamo visitare. Ricordiamo che la visita è possibile solo su richiesta e appuntamento. Sul sito della Brebbia pipe è possibile trovare i contatti.

L’esposizione comincia con le pipe calumet degli indiani d’America, che furono i precursori dei fumatori di pipa e tabacco, per passare ad un’ampia raccolta di pipe si schiuma di mare (principalmente di produzione austriaca), di gesso e terracotta, per la maggior parte italiane, francesi ed olandesi.

Alle tradizionali pipe in porcellana austro-ungariche si aggiungono le prime realizzazioni in radica da Francia ed Inghilterra, sino al primo, timido e poi sempre più travolgente successo delle pipe in radica di produzione italiana.

Non mancano tanti esemplari strani, del tutto originali, come le pipe a sigaro studiate per i motociclisti (avevano un fornello in ferro con un pigiatabacco a molla), le radiator, pipe con un fornello aerato per poter tenere agevolmente in mano la propria pipa durante il fumo nei climi caldi e torridi, e ancora pipe con bocchini telescopici per tenerle più distanti dal viso e gustare una fumata più fresca. L’inventiva e la capacità tecnologica dei creatori di pipe è arrivata anche a produrre pipe con due fornelli, per poter fumare due diverse miscele di tabacco nello stesso momento, di fatto creando la propria miscela personalizzata, e pipe ad acqua. Brevetti di ogni genere, insomma, per rendere più semplice (o forse complicare?) il fumare la pipa.

img_6052Completa la serie delle curiosità un formidabile assortimento di pipe scolpite. Alcune sono delle vere e proprie sculture e riproducono il volto di personaggi famosi, da Winston Churchill a Stalin a Oliver Hardy e molti altri ancora.

Del museo fanno parte anche diverse intere collezioni provenienti dall’Italia ma anche da altri paesi, che Enea Buzzi ha acquisito nel tempo. Come la collezione del noto giornalista sportivo italiano Gianni Brera, messe all’asta dall’associazione culturale del suo paese natale (Bosisio Parini) e acquisite dalla Provincia di Varese, che le ha poi affidate al museo della pipa per la valorizzazione e custodia.

Ci sono poi i 195 pezzi della collezione Suchardt: 42 pipe in schiuma di mare, 86 in porcellana finissima, 29 in radica e 38 in materiali vari. Una collezione unica del suo genere, che spazia dal diciannovesimo agli inizi del ventesimo secolo.

Galleria fotografica completa

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