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Informazioni e Potere, Privacy e Democrazia

DSCN0023“Chi ha in mano le informazioni ha in mano il potere”. Parole non nuove, le abbiamo già sentite in molte altre occasioni, ma se a pronunciarle è Alec J. Ross, guru dell’innovazione tecnologica e del futuro, autore tra l’altro di un libro intitolato, appunto, Il nostro futuro, e soprattutto consulente del Dipartimento di Stato USA durante la presidenza di Barack Obama, e le colleghiamo alle nuove rivelazioni di Wikileaks su come la CIA spiava – spia? – praticamente tutti su questo pianeta, allora la prospettiva cambia, decisamente, e queste parole assumono un’aura alquanto sinistra.

L’intervento di Ross è avvenuto durante la sessione plenaria del Microsoft Forum 2017, a Milano, mercoledì 8 marzo. Anzi, era il cosiddetto keynote speech, ovvero l’intervento più importante ed interessante, quello che caratterizza l’intero evento, e che arriva subito dopo il discorso introduttivo del ‘padrone di casa’. Ma è proprio collegando i due interventi, quello di Carlo Purassanta, Amministratore Delegato di Microsoft Italia e quello di Alec J. Ross, che i dubbi, le perplessità e diciamo pure le preoccupazioni aumentano.

Se il guru americano ha esordito dicendo, appunto, che “Chi ha in mano le informazioni ha in mano il potere”, pochi minuti prima i mille e forse più di partecipanti al MSForum2017 si erano sentiti sollecitare, dal palco allestito da una delle aziende simbolo della Silicon Valley e dell’innovazione IT portata agli estremi, a “guardare alle aziende” e non più ai Governi come faro del nuovo mondo. Perché le aziende sono i veri difensori della privacy e della sicurezza di tutte le persone del mondo. Un titolo che loro stesse si sono attribuite e che, sinceramente, si stenta a condividere. Quando Purassanta rivendica che “Microsoft ha difeso cinque volte la privacy dei suoi clienti davanti alle richieste del Governo americano”, per quanto possa essere vero – ed in effetti lo è, anche se in maniera controversa e forse discutibile, basta pensare alle discussioni anche nelle aule dei tribunali a stelle e strisce per il rifiuto di Microsoft e altre aziende di consegnare i codici di apertura dei dati degli iphone di terroristi – la mente non può non andare anche ai tanti casi in cui i software dell’azienda di Cupertino sono stati accusati di ‘leggere’ e soprattutto trasferire i dati personali dei loro clienti attraverso i sistemi operativi caricati su praticamente tutti i pc del mondo. Se oggi i documenti resi noti da Wikileaks dicono che il governo americano è in grado di spiare tutti noi attraverso buchi nella sicurezza degli smartphone e perfino dei televisori, allora potremmo anche ritenere vere e fondate le stesse voci a proposito di buchi simili nei vari sistemi Windows. O no?!? E i numerosi ‘incidenti’ in cui le aziende della Silicon Valley e dell’IT in genere incorrono ogni tanto nei loro database, con bande di hacker che scorrazzano impunite tra i dati personali e le password dei clienti? L’ultimo caso, clamoroso, è quello di Yahoo: un caso che ha portato anche a frizioni forti e profonde tra i vertici dell’azienda e quelli di Verizon, che la stavano comperando e non avevano gradito che la notizia di un milioncino di posizioni personali di altrettanti clienti fosse stata occultata per mesi e mesi. Sarebbero queste le aziende a cui i vertici di Microsoft affermano dovremmo guardare come fari nella costruzione di un nuovo mondo?

Già, perché il punto è questo: siamo arrivati ad uno stadio determinando nell’evoluzione dell’Essere Umano.

“L’uomo di oggi è al centro di un sistema di relazioni e connessioni, in cui macchine e device elettronici vari, dagli smartphone ai televisori ai cosiddetti wearables, superano numericamente gli esseri umani: cinquanta miliardi contro soli 7 miliardi. L’essere umano deve trovare un nuovo ruolo ed un nuovo posto in questo sistema”, ha detto sempre Carlo Purassanta, nel suo intervento. Stiamo vivendo la quarta rivoluzione industriale, in altre parole: la prima è stata quella di Galileo, che ha tolto l’Uomo dal centro dell’Universo, a cui sono seguiti, in una specie di crescendo rossiniano, Darwin – che ci ha rivelato che non siamo poi tanto diversi dagli animali – e Freud, che ci ha tolto anche il pregio della razionalità. Adesso, siamo al punto in cui le macchine prenderanno il sopravvento, come pronosticato da Alan Turing già a metà del Novecento. Macchine e device che, come abbiamo visto anche negli ultimissimi giorni, raccolgono sì informazioni commerciali utili per il marketing, per venderci meglio prodotti e servizi, per offrirci un mondo migliore e più comodo (almeno così ci raccontano) ma sono anche in grado di ‘leggere’ la nostra vita in ogni momento, anche i più intimi, “anche quando siete a letto con il vostro compagno, la vostra compagna”, come ha candidamente ammesso Ross. Perché in un mondo dove l’Informazione è tutto, dove con l’Intelligenza Artificiale è possibile scandagliare miliardi di dati al secondo e collegarli con una velocità clamorosa, chi ha in mano le informazioni ha veramente in mano il Potere, quello con la P maiuscola.

Stando così le cose viene naturale domandarsi dove va a finire la nostra privacy, e quale significato bisogna dare a parole come democrazia e diritti, e tutti quei termini e processi che fanno di un gruppo di persone un Popolo, un Paese, uno Stato. L’impressione, ascoltando le dichiarazioni di dell’AD di Microsoft Italia, è che si tratti di cose superate, perché “le aziende sono la risposta”. Il che, non apre la porta all’ottimismo per il Futuro.

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