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L’ottavo Colle di Roma

DSCN3011Città dei sette colli. Così è nota Roma, da secoli, anzi da millenni, visto che la sua fondazione risale alla metà dell’ottavo secolo prima di Cristo. Sette colli: Aventino, Capitolino, Celio, Esquilino, Palatino, Quirinale, Viminale, come recita l’elenco redatto a suo tempo da Cicerone e Plutarco, e a cui per oltre duemila anni la tradizione ha fatto riferimento. Sette colli. O forse no? Forse sono otto?

C’è un piccolo, anzi piccolissimo, paese, un villaggio, che potrebbe a buon titolo essere definito l’ottavo colle di Roma. È Biolo (Galleria di immagini), sulle montagne del versante retico della Valtellina, a due passi dai Grigioni e dalla Svizzera. Settecento chilometri, e forse anche più, a nord della città Caput Mundi, da Romolo e Remo, dalla Lupa capitolina. Eppure, nonostante la distanza geografica che le separa, hanno molto in comune, le due città, quella enorme e tentacolare, amata e ammirata in tutto il mondo, vero e proprio museo all’aperto che richiama milioni di visitatori ogni anno, e quel villaggio fatto di poche case, con solo una sessantina di residenti, posto su uno sperone roccioso di una valle laterale di una valle laterale della Valtellina. Non è un refuso, né un gioco di parole: Biolo è veramente fuori dalle rotte di traffico. Perché se “tutte le strade portano a Roma”, come recita da millenni il detto popolare, per arrivare a Biolo c’è una sola strada, per giunta una deviazione dalla via per la Val Masino che a sua volta è una deviazione dalla strada di fondovalle che attraversa tutta la Valtellina. E la storia di questo piccolo gruppo di case di sasso comincia solo nel Medioevo, quasi duemila anni dopo la fondazione di Roma. Insomma, per dimensioni, storia, importanza, Biolo e Roma non potrebbero essere più diversi e lontani. Eppure, qualcosa li unisce, di un legame nascosto agli occhi dei più ma che non può essere negato e che, soprattutto, merita di essere raccontato.

DSCN2998Passeggiando per le strette vie di Biolo durante la stagione estiva può capitare di sentire chiaramente una parlata spiccatamente romanesca, che si combina con quella valtellinese dei (pochissimi) locali: non è raro udire le persone usare, indifferentemente, termini valtellinesi e romaneschi nel loro parlare. Una curiosità che capita di incontrare solo a Biolo: nessun altro paese o villaggio della Valtellina o delle sue valli laterali può vantare una tale caratteristica. I perché di questo curioso incrocio affondano le radici agli anni della peste di manzoniana memoria.

Siamo nei primi decenni del diciassettesimo secolo. Tempi duri, con l’Europa scossa dalle diverse guerre per la successione ai troni reali e imperiali e per la supremazia continentale. Austria, Spagna, Francia, Principi tedeschi, tutti quanti si battono e combattono, l’uno contro l’altro, con alleanze quanto mai fluide. E la Valtellina è al centro di questi “giochi di guerra”, ai quali si aggiunge un ulteriore giocatore, le Tre Leghe, o Grigioni, oggi cantone elvetico, a quei tempi potenza militare locale. E “padrona” di Valtellina e Valchiavenna. Tra eserciti regolari e milizie mercenarie che si scontrano e compiono razzie, uccidendo e distruggendo, ed epidemie di peste (“storica” quelle del 1630-31, in seguito alla ormai famigerata calata dei Lanzichenecchi, che portarono il letale batterio ovunque, narrata dal Manzoni ne I Promessi Sposi), furono numerosi i paesani di Biolo che partirono per Roma, dove impiantarono attività commerciali spesso coronate da successo. Una storia merita di essere raccontata è quella della famiglia dei Ciampini. Da Biolo a Roma per dedicarsi al commercio di farine e generi alimentari, arrivarono ad acquistare una bella tenuta agricola nell’Agro Pontino, denominata “Vigna delli Ciampini”. Qualche secolo dopo proprio sul terreno di questi fondi venne costruito quell’aeroporto che conserva, nel nome, il ricordo di questi intraprendenti emigranti: l’aeroporto di Ciampino. Ed a Biolo molti dei discendenti di questi emigranti di quattro secoli fa tornano, nel periodo estivo, conferendo al paese una vita che si rinnova nella vivace coloritura linguistica di una parlata unica, che mescola espressioni dialettali ad espressioni romanesche. Biolo, l’ottavo Colle di Roma.

 

Visita la Galleria di immagini di Biolo

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