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Castello Ducale di Aglié: grandeur sabauda a “chilometro zero”

DSCN4952 rSali gli ampi gradini che dal cortile esterno, quello che guarda verso il vecchio Borgo, porta al portone di ingresso della residenza, varchi la soglia e ti ritrovi ammirato, estasiato, anche basito da tale dimensione, nel grande, enorme Salone della Caccia, tanto grande che ci potrebbe benissimo stare una piscina, o un campo da pallacanestro o pallavolo, con tribune a lato. Ti senti piccolo, davanti a tanta grandezza. Ancora più piccolo, perché davanti ai tuoi occhi si mostrano i grandi ritratti di Carlo Felice e di sua moglie, Maria Cristina.

Ti trovi, infatti, nel Castello Ducale di Aglié (Galleria fotografica del Castello Ducale di Aglié), nel Canavese, non lontano da Torino e da Ivrea. È una delle residenze sabaude che costellano il territorio dell’ex Regno di Sardegna, e che si offre oggi al visitatore in tutto il suo splendore. Recentemente restaurato, in modo conservativo, offre al visitatore un grande squarcio sulla vita, la storia, le vicissitudini di Casa Savoia, e non solo. Visitarlo, peraltro, non è del tutto semplice. Complesso è il meccanismo dei biglietti: Piano di rappresentanza, Appartamenti reali, Cucine, Giardino, Parco, tutti acquistabili separatamente – per quale motivo, poi, visto che durante il giro al Piano di rappresentanza e agli Appartamenti reali non ci siamo accorti di passaggi da un tour all’altro. Forse perché non sempre tutti disponibili: nell’occasione in cui con mia moglie mi sono recato ad Aglié, era possibile visitare il Parco ma non il Giardino, e la biglietteria avvertiva che nelle prossime settimane sarebbe stato possibile visitare le cucine ma non il piano di rappresentanza. Insomma, il consiglio, prima di andare sul posto, è di verificare cosa sia possibile vedere. Anche se, in effetti, vale comunque la pena.

Dal grande Salone della Caccia, dove insieme ai grandi ritratti dei due sovrani che hanno dato al Castello la sua forma definitiva campeggiano anche grandi stucchi e rappresentazioni di scene di caccia (da qui il nome al salone) ci si inoltra nelle varie sale. Quelle pubbliche, destinate ad accogliere i visitatori regali e nobiliari dell’epoca, e quelle private, dove Carlo Felice e Maria Cristina vivevano. Passando per la piccola biblioteca che raccoglie una parte dei volumi, per la Sala cosiddetta Cinese perché raccoglie cimeli di varie dimensioni provenienti dalla Cina e di cui, a metà Ottocento, c’era un grande commercio in Europa.

È un palazzo “a chilometro zero”, si potrebbe dire. Perché i Savoia avevano quello che si definisce un “braccino corto”, erano cioè tirchi, taccagni, poco inclini a spendere e spandere. D’altronde, i Savoia se paragonati alle altre case regnanti del Vecchio Continente non erano certo dei ricconi: non potevano in alcun modo competere con i patrimoni dei Borbone, degli Asburgo di Spagna o di Austria, dei Windsor o degli Hohenzollern, che per storia, dimensioni dei possedimenti, potere politico ed economico superavano di gran lunga la dinastia sabauda. E per questo, avevano chiesto agli artisti e agli architetti incaricati di realizzare la residenza ducale, di fare il massimo con il minimo (dei soldi). Stucchi, decorazioni, arredi, a parte quelli della Sala Cinese, sono stati tutti realizzati in loco da artigiani locali con materiale locale: ecco, dunque, la definizione di “palazzo a chilometro zero”.

La mancanza di soldi ha portato gli artigiani canavesani a realizzare veri e propri capolavori, come le soglie e le pareti dei due grandi corridoi che collegano le diverse parti del palazzo: sono in legno, ma sembrano in marmo!

La lunga “passeggiata” attraverso le sale pubbliche costituiva anche una sorta di “penitenza” a cui veniva costretto e sottoposto chi chiedeva udienza al cospetto del sovrano, di Carlo Felice. Solo dopo aver passato sala dopo sala, corridoio dopo corridoio, si poteva arrivare alla Sala da gioco, ultima prima dell’ingresso nella zona privata della residenza. Nella Sala da gioco si possono ancora ammirare i tavoli a cui sedevano i commensali e i residenti del Castello ducale, con i giochi a cui si dedicavano, ed il pianoforte che allietava le loro ore.

Finalmente, le sale del Re. Splendide, magnifiche. Anche qui, peraltro, tutto realizzato con il minimo costo, facendo leva sulla bravura degli artigiani nell’utilizzare materiali “poveri” per costruire veri e propri gioielli. Come la carta da parati delle camere reali, per esempio. O certi trompe-l’oeil che decorano pareti e passaggi.

Significativo il passaggio da una delle camere reali a un locale invece destinato alla servitù: sono entrambe dotate dello stesso modello di stufa per il riscaldamento, Castellamonte – ovviamente, realizzazione locale – ma se nella prima questa è decorata con ceramiche, nella seconda è grezza, senza alcuna decorazione. Non che sia brutta. Tutt’altro, ma lascia comprendere l’atteggiamento diverso secondo il lignaggio ed il ruolo.

La visita dura un’ora e mezza circa. È permesso anche fotografare – sbizzarritevi nel riprendere sale, oggetti e dettagli -, con il solo ovvio consiglio di non usare il flash.

Galleria fotografica del Castello Ducale di Aglié

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