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Quarto Potere 2017

Quarto_potereFino a che punto un quotidiano, un giornale, un organo di stampa, un mezzo di comunicazione, su carta stampata, online, digitale, televisivo, radiofonico, vecchio o nuovo o anche nuovissimo media, può spingersi nel tentativo di influenzare una campagna elettorale?

E’, questo, un tema abbastanza vecchio, quello del rapporto tra il Potere e la Stampa, o meglio, per adattarlo ai tempi correnti, i mezzi di comunicazione. Identificati con la definizione di Quarto Potere, perché si sono aggiunti ai tradizionali poteri di Legislativo, Esecutivo e  Giudiziario, ovvero Parlamento, Governo e Magistratura. tema che torna di tanto in tanto, in particolare in occasione di appuntamenti elettorali, quando il momento porta un po’ tutti a schierarsi. se a prendere posizione, però, è un mezzo di comunicazione, la questione diventa alquanto delicata.

Il riferimento è alla serie di articoli che il quotidiano La Provincia di Como sta dedicando, in questi giorni di fine maggio, a un piccolo gruppo di candidati alle prossime elezioni comunali dell’11 e 26 giugno. “Incandidabili”, li ha definiti nel titolone della prima pagina di lunedì 29 maggio, dopo che, il giorno prima, un fondo del Direttore del quotidiano aveva attaccato pesantemente affermando come non potessero essere candidati. Incandidabili perché colpevoli di aver fatto parte di Giunte precedenti, e di aver preso decisioni, di essersi assunti l’onere di decidere. Di averci messo il nome e la faccia, insomma. Nel bene e anche nel male. E per questo, per il quotidiano comasco sarebbero, appunto “incandidabili”. ancora peggio è poi andata nella serata sempre del 29 maggio, quando era previsto un dibattito pubblico tra i sette candidati alla posizione di Sindaco della città organizzato proprio dal quotidiano. in questa occasione, il candidato Sindaco di Forza Italia ha pubblicamente sconfessato il suo capolista, tra i sei nella lista di proscrizione preparata dal giornale, preannunciandone l’esclusione dalla sua Giunta in caso di vittoria.

Un comportamento, quello del candidato Sindaco del centrodestra comasco, che tocca il tema delicato dell’indipendenza dei politici da certi gruppi di pressione e di potere. Sindaci, assessori e consiglieri, ancora piu’ dei politici a livello nazionale, dovrebbero e devono rispondere unicamente ai loro concittadini, agli elettori, che con il loro voto danno indicazioni su chi vogliono al comando e chi no, quali decisioni prendere e quali no. Nel caso comasco, invece, il candidato del centrodestra ha chinato il capo nei confronti di non meglio precisati gruppi di potere. perché è chiaro che La Provincia di Como non ha scritto quello che ha scritto, non ha dato il fuoco alle polveri di una campagna “contro” piuttosto che “per” tanto per piacere: di certo, alle spalle del suo Direttore, c’è qualcuno che cosi’ ha voluto e vuole. Però noi cittadini siamo lasciati nel vuoto della conoscenza, qualcun altro si è arrogato il diritto di scegliere e decidere per noi, e senza passare per la forca caudina dell’urna elettorale. Quarto Potere allo stato puro.

C’è poi il fattore personale, quello che riguarda i sei candidati (tanti sono quelli che figurano nella lista di proscrizione) come persone piu’ che come esponenti politici. A parte il fatto che il termine utilizzato, nel contesto in cui è stato utilizzato, assume un significato ed un peso che va ben oltre la sua semplice definizione come da vocabolario. “Incandidabile”, nel contesto delle elezioni, è solo colui sul quale pesa una pronuncia della Magistratura che lo definisce come tale e ne inibisce la candidatura. A qualunque livello, locale o nazionale o europeo. Se si parla di elezioni, questo termine non può essere usato secondo piacere, ma solo con riferimento alla sentenza di un tribunale. Che non c’è. Nessuna delle persone che il Direttore de La Provincia di Como ha indicato come “incandidabili” è stato raggiunto da un provvedimento del genere. Nessuno. Etichettarli come tali, dunque, è una palese forzatura, è un voler fare leva su un termine forte – perché è inutile negarlo, è forte, corrisponde alla scomunica di una volta – senza che ci siano gli estremi ufficiali per poterlo fare. È un gettare fango su persone approfittando di una posizione di potere: come è pensabile che le sei persone etichettate come “incandidabili” possano difendersi, se giudice, pubblico ministero e aula di tribunale sono la stessa cosa?

Per potersi difendere, per difendere se stessi, la propria rispettabilità, le proprie persone, dovrebbero avere accesso ad uno strumento che garantisca la stessa platea a cui ha avuto accesso l’accusatore. In pratica, dovrebbero poter fare leva sulle pagine de La Provincia per presentare le proprie posizioni. Titolone ed articolo di fondo, e doppia pagine di servizio di accusa? Bene, il giorno dopo, titolone, articolo di fondo e doppia pagina dedicata alle tesi della difesa. Impensabile.

Attaccare in questo modo delle persone, anche se dei politici, colpevoli solo di aver preso decisioni – e cosa ci si aspetta da loro? – non è esattamente un atto eroico. Caso mai, esattamente il contrario. E non è quello che ci si aspetta da un quotidiano, da un giornale, da un mezzo di comunicazione, qualunque sia il suo tipo, la sua piattaforma. Ci si aspetta che informi, che apra e accenda dibattiti, che riporti le voci e le parole di tutti. Non che commini sentenze senza aver dato la possibilità agli accusati di difendersi ad armi pari. Accusatore, giudice, boia, tutto in uno. Ma è buon giornalismo questo?

 

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