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Reporter Day, rinasce il giornalismo

reporter dayÈ il “nuovo” giornalismo che cresce, e fa un altro passo avanti. Un giornalismo che, per costruire il proprio futuro, guarda al passato. A quando, nelle redazioni dei giornali di tutto il mondo e nei commenti tra i loro lettori, si diceva che “il vero giornalista si riconosce dalla suole consumate”. Non si sa bene chi sia stato il primo a dire questa frase, ma in queste poche parole si concentrano il fascino e la magia di una professione che tutti, o quasi, hanno sognato di fare, da bambini. Una professione che, negli ultimi anni, complici la tecnologia e le necessità del business (nel senso più deleterio della parola) ha subito grandi trasformazioni. In negativo. Ma siccome la speranza è l’ultima a morire, ecco che una nuova fiamma arriva a rinvigorire un fuoco che sembrava destinato a spegnersi.

L’ha accesa Il Giornale tre anni fa, con il progetto Occhi della Guerra. Un progetto che era una follia. Dicevano tutti così, ad Andrea Pontini, Amministratore delegato de Il Giornale, e a Laura Lesevre, che di Occhi della Guerra è il project manager. “È una follia, non si può fare, sarà un insuccesso: questo era il parere di tutti, quando abbiamo preso il via, tre anni fa”, ricorda infatti Andrea Pontini, nella sua introduzione alla premiazione finale di Reporter Day, il giorno del reporter, la manifestazione con cui Il Giornale ha voluto dare un’ulteriore spinta a questo progetto.

IMG_20170623_153315Ma cos’è, Occhi della Guerra, e cos’è Reporter Day? Il primo, è il “vecchio” giornalismo che diventa nuovo. È il giornalismo di chi consuma le suole della scarpe e si “sporca le mani”, andando in giro a parlare con le persone, a scoprire la realtà, e lo fa andando anche dove nessuno vuole andare, dove tutti ti dicono che non devi andare. Campi di battaglia, come l’Irak o la Libia, ma anche città e quartieri prede della criminalità organizzata, come Medellin. Territori e comunità lontane e isolate, a volte anche di propria volontà, come per ripararsi da un mondo che non le ama, più spesso perché le vuole distruggere. Come nel caso delle comunità cristiane in Medio Oriente. Luoghi come i campi dei profughi, organizzati o anche spontanei, quei campi dove centinaia di migliaia di persone aspettano il momento giusto per entrare in Europa. Insomma, tutti luoghi, situazioni, esperienze che non figurano nei cataloghi dei tour operator, a che costituiscono parte integrante della nostra realtà.

Un ritorno al passato, dicevamo. Con un ingrediente nuovo: il pubblico dei lettori. Si è tanto parlato, in questi anni, di “siamo tutti giornalisti”, “i giornali li fanno i lettori”. Molte testate, in Italia e all’estero, hanno speso migliaia di parole per descrivere la bellezza di un giornalismo fatto prendendo le notizie dai lettori, solo un modo per giustificare la chiusura delle redazioni locali, dapprima, la morte dei corrispondenti, in seguito. Le notizie, ormai, vengono prese da una fonte sola, le agenzie di stampa, le varie Reuters, FrancePress, Ansa e via dicendo. Note che arrivano in redazione e vengono poi trasformate in articoli. Vale per i giornali, vale per le televisioni. Il suicidio del giornalismo, potremmo dire. Ecco, con Occhi della Guerra, Il Giornale ha voluto voltare pagina, chiudere un capitolo e aprirne un altro. Rimandare i giornalisti a cercare le notizie e a parlare con la gente, a sporcarsi le mani e i vestiti, ma non su ordine del Direttore. No, a comandare, oggi, sono i lettori.

Occhi della Guerra è stato, infatti, il primo esempio di un giornalismo basato sul crowdfunding. Il numero delle inchieste realizzate ha raggiunto ormai la fatidica e famosa “Quota 90”, e andrà oltre, e tutte hanno un carattere in comune: la partecipazione attiva dei lettori nel promuovere le inchieste sui temi di loro interesse. Una “follia”: invece il pubblico ha risposto, tanto che ormai quella di Occhi della Guerra è una comunità, o community come si usa dire oggi. È un gruppo di lettori che interagisce con i giornalisti, con i reporter, dà loro suggerimenti, pone domande. E con l’ultimo (in ordine di tempo) passo avanti del progetto da parte de Il Giornale, diventano loro stessi reporter.

Il Reporter Day lanciato da Il Giornale e Occhi della Guerra è proprio questo: pescare, nel gruppo di lettori e di membri della comunità, quelli con le migliori idee, i migliori talenti, almeno in potenza, e trasformarli nei reporter del futuro. Un appello lanciato due mesi fa, e diventato un successo clamoroso. Le candidature presentate sono state ben 670. Centocinquanta quelle selezionate per il round finale, tredici di loro hanno ricevuto la menzione – che vuol dire “parliamone” – due, infine, hanno toccato il cielo con un dito. Pardon, il traguardo. Sono state infatti selezionate per essere realizzate. Subito.

Non è importante, qui, sapere quali siano e i temi che toccano. Importante, è capire che Il Giornale Occhi della Guerra hanno dato un ulteriore scossone ad un mondo che sembrava in via di estinzione. I giornali ci sono ancora. Il giornalismo è vivo. I giornalisti anche. Basta trovare nuove vie, nuove forme di colloquio ed unione tra giornali, giornalisti e lettori. Occhi della Guerra è tutto questo.

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